Borse, solo correzione o ribasso duraturo?

Borse, correzione o ribasso duraturo?

Il rallentamento del rialzo dei mercati azionari è un fatto evidente, più marcato per quello che riguarda gli indici Usa, alle battute iniziali per gli indici europei, ma ormai una realtà con la quale è necessario confrontarsi. La motivazione della difficoltà per le borse a mantenere lo stesso passo di crescita dimostrato fino alla parte iniziale del 2021 è nota, legata in primo luogo al timore di una ripresa dell'inflazione e di un conseguente cambiamento di orientamento per quello che riguarda la politica monetaria da parte delle banche centrali. La Federal Reserve si è adoperata con tutti i canali a disposizione per tranquillizzare i mercati, continuando a sostenere la propria volontà di non intervenire sul costo del denaro nell'anno in corso e probabilmente nemmeno nella prima parte del prossimo, ma gli investitori sono agitati, in particolare a causa del continuo rialzo dei prezzi delle materie prime, che ha già iniziato a filtrare nell'andamento dei prezzi alla produzione. 

Tra gli altri Raphael Bostic, president della Federal Reserve (Fed) di Atlanta, si è detto a suo agio con una politica estremamente accomodante anche se l'inflazione aumenta, sottolineando di ritenere che l'incremento dei prezzi sia salutare per l'economia, in particolare in un momento in cui la disoccupazione rimane un problema. "Mancano ancora otto milioni di posti di lavoro rispetto a dove eravamo prima della pandemia. Fino a quando non faremo progressi sostanziali per colmare questo divario, penso che dovremo avere le nostre politiche in una posizione molto accomodante", ha dichiarato durante un'intervista nel programma Squawk Box della Cnbc.

Anche Christopher Waller, dallo scorso dicembre membro del Board of Governors della Federal Reserve (Fed), si è detto sorpreso dalla debolezza dei dati del mercato del lavoro e dall'elevata inflazione di aprile ma, come gran parte dei rappresentanti dell'istituto centrale di Washington, ha ribadito la necessità di proseguire con le politiche di allentamento monetario. "Ho due messaggi. Il primo è che, nonostante dati sull'occupazione inaspettatamente deboli, l'economia Usa prosegue nella solida ripresa dalla grave recessione causata dal Covid-19. Il secondo è che, nonostante l'inflazione sorprendentemente alta, i fattori che esercitano pressioni al rialzo sui prezzi sono temporanei e una politica monetaria accomodante continua ad avere un ruolo cruciale", ha dichiarato nel corso di un evento virtuale organizzato da The Global Interdependence Center.

Richard Clarida, il vicepresidente della banca, ha dichiarato "Non è il momento" di alterare la politica espansiva "perché c’è ancora un grosso buco nel mercato del lavoro". Inoltre "la crescita del Pil a fine anno sarà più vicino al 7% che al 6%". 

Ad aprile tuttavia l'indice che misura l'andamento dei prezzi alla produzione negli Usa, il "PPI" (Producer Price Index) è cresciuto superando le stime, dello 0,6% mensile a fronte di attese di un +0,3%. Il dato "core", quello calcolato al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energia, è cresciuto dello 0,7% mentre il consenso era fermo al +0,4%.

L'aumento dei prezzi alla produzione ha già iniziato a filtrare in quelli al consumo: gli ultimi dati relativi agli Usa hanno mostrato un incremento del 4,2% su base annua (il maggiore dal 2008) e del 3% per l'indice core (il maggiore dal 1996). Su base mensile ad aprile l'aumento è stato dello 0,9% contro attese di un +0,3%, la variazione mensile più alta dal settembre 1981.

E il fenomeno non è solo statunitense: in Germania a marzo l'indice mensile aveva messo a segno un rialzo dello 0,9%, più del precedente 0,7% e delle previsioni di un +0,6%. Su base annuale i prezzi alla produzione sono cresciuti del 3,7% superando il +1,9% e con stime di un +3,3%.

Unica voce fuori dal coro quella di Robert Kaplan, della Fed di Dallas, "Penso che avrebbe senso per lo meno iniziare a discutere di come potremmo aggiustare questi acquisti (di bond) e sarebbe meglio iniziare a discutere il prima possibile". Kaplan ha precisato di avere maggiore fiducia rispetto a tre mesi fa sul fatto che l'economia stia resistendo alla crisi provocata dal Covid e sia sulla strada buona per arrivare gli obiettivi della banca centrale. Kaplan ha anche detto recentemente che la Banca centrale potrebbe aumentare i tassi di interesse prima della fine del 2022 dato l'andamento del mercato del lavoro e quello dell'inflazione. 

Alcuni economisti poi gettano benzina sul fuoco. 

L'ex Segretario del Tesoro Lawrence Summers, parlando ad un convegno organizzato dalla Fed di Atlanta, ad esempio ha criticato la Federal Reserve imputando alla banca centrale di sottovalutare i rischi legati al risveglio dell'economia e di creare una “dangerous complacency” nei mercati finanziari. Fed e Governo stanno sottostimando i rischi che il regime di bassi tassi di interesse pongono per l'economia “underestimated the risks, very substantially, both to financial stability as well as to conventional inflation of protracted extremely low interest rates”. Secondo Summers esiste il rischio che la Fed possa essere costretta ad una impennata dei tassi di interesse che metterà in crisi i mercati finanziari e anche l'economia. 

L'andamento del prezzo dell'oro, bene rifugio contro l'inflazione per eccellenza, sembra confermare l'atteggiamento prudente dei mercati. Le quotazioni hanno superato il 17 maggio la resistenza offerta a 1860 dollari circa dal lato alto del canale ribassista disegnato dal top di agosto 2020. Questo canale (una coppia di linee parallele che contiene l'andamento delle quotazioni per un certo periodo) ha tutte le caratteristiche di un "flag", ovvero di una figura di continuazione della tendenza rialzista precedente, quella iniziata ad agosto del 2018. Se la rottura di area 1860 troverà conferma nelle prossime oscillazioni dei prezzi sarà lecito considerare ripreso l'uptrend di lungo periodo con obiettivi anche superiori ai massimi dello scorso anno a 2075 dollari. 

Anche il grafico del Nasdaq Composite, l'indice della borsa Usa che abitualmente fa da "lepre" per gli altri, ha un andamento sospetto: il massimo di fine aprile a 14212 punti è allineato con quello del 16 febbraio a 14175 punti, fino a che la resistenza di area 14200 non sarà saldamente alle spalle sarà lecito coltivare il dubbio che quella in formazione sia una figura a "doppio massimo", tipico pattern di inversione del trend. Il completamento della figura avverrebbe con la violazione di quota 12397, in quel caso diverrebbe molto probabile il proseguimento del ribasso almeno fino a 11214, base del gap rialzista del 4 novembre. Solo una rottura decisa di area 14200 sgombrerebbe il campo da dubbi prospettando una accelerazione rialzista verso area 16500. 

E di rischio di "doppio massimo" si può parlare anche nel caso dell'indice Eurostoxx 50: senza la rottura di area 4040 i prezzi rischiano di scendere almeno fino in area 3600 (supporto successivo a 3500), interrompendo l'uptrend attivo dai minimi di fine ottobre 2020.

E cosa dire del Ftse Mib?

L'indice si trova in corrispondenza di un'area di resistenza critica anche di medio periodo: il rialzo in atto dai minimi di marzo 2020 al picco di luglio 2020 è stato di 6980 punti, quello dal minimo di ottobre 2020 al massimo di aprile 2021 è stato di 7303 punti. Proiettando l'ampiezza del primo rialzo dall'origine del secondo si ottiene un obiettivo a 24620 circa, un valore molto vicino alle chiusure recenti. Se l'indice troverà la forza per lasciarsi alle spalle quest'area vischiosa di resistenza si potrà iniziare a preventivare non solo il raggiungimento dei massimi di febbraio 2020 a 25483 punti ma anche il loro superamento, con successivo raggiungimento del target successivo a quello dei 24620 punti: dopo il primo obiettivo, dato dalla proiezione del 100% della ampiezza del movimento iniziale dal minimo del successivo, diventa possibile il raggiungimento del secondo, dato dalla proiezione del 168% (numero di Fibonacci), posto in questo caso a 29000 punti circa. Al tempo stesso se i prezzi non riusciranno a superare con decisione i livelli massimi già raggiunti nelle ultime giornate aumenterà notevolmente in dubbio di essere nell'area terminale del rialzo, che si dimostrerebbe una struttura correttiva del ribasso subito nella prima parte del 2020 alla quale potrebbe fare seguito una discesa estesa: l'uptrend si è lasciato alla spalle molti gap non ricoperti dai minimi di ottobre, il più vicino a 22152, il più lontano a 18400, che potrebbero venire ora ricoperti nel caso il rialzo perdesse forza. 

Riusciranno i mercati azionari a scrollarsi di dosso questo timore di doversi confrontare con un "tapering" da parte della banche centrali? Per adesso la partita è molto incerta, non resta altro da fare che continuare a seguire i grafici per vedere come si comporteranno in prossimità dei livelli indicati.