Walmart aumenta il salario al 40% dei dipendenti

La più grande società del mondo per fatturato ha registrato un nuovo record, ma le stime del colosso dei supermercati USA non piacciono e il titolo perde il 6,5% Dietro i dati di ieri c’è però tutto un pezzo d’America che dovremmo guardare da vicino. C’è soprattutto una gara con Amazon che non è ancora finita

Ogni settimana passano sotto un’insegna Walmart quasi 230 milioni di persone. Sono 10.800 i supermercati e negozi della più grande società del mondo in termini di giro d’affari (già, più di Amazon). Il colosso di Bentonville (Arkansas) ha chiuso l’esercizio al 31 gennaio 2021 con ricavi da 559 miliardi di dollari, in crescita del 6,7% (+8,6% in termini comparabili). Sono circa 460 miliardi di euro, più di un quarto del Pil italiano nel 2020. Il CFO Brett Biggs ha parlato di “fase incredibile” con record di vendite e cash flow operativo, un’accelerazione del multicanale, ossia delle vendite online, che poi sono cresciute del 69% 

A dirla tutta l’utile dell’esercizio è calato del 9,2% a 13,5 mld e il quarto trimestre ha registrato un rosso da 2 miliardi circa. Per quest’anno inoltre Walmart prevede cali delle vendite e degli utili, anche se la campagna di vendita degli asset in giro per il mondo influenza le stime e senza di esse in America andrà un po’ meglio, con crescite marginali. Alla fine della terribile seduta di ieri il mercato ha bocciato le notizie - soprattutto le stime per quest’anno - e ha spinto il titolo a un calo del 6,5% che ha pesato anche sugli indici generali.

La società vale così in Borsa poco meno di 389 miliardi di dollari, tanti, ma molto meno di Amazon (circa 1,67 trilioni). 

Come hanno titolato i giornali sul caso? Crollo in Borsa? Bilancio deludente? Niente affatto. La notizia era un’altra: Walmart aumenterà la paga a 425 mila dipendenti.

Walmart: luci e ombre dei nuovi aumenti di salario

Aumentare lo stipendio di 425 mila dipendenti è come alzare la paga di tutti gli abitanti di Bologna, compresi pensionati e bambini, anzi di più. Se poi si considera che degli aumenti erano già stati garantiti a 165 mila dipendenti di Walmart lo scorso autunno, si approccia una città come Genova (sempre tutta intera). In pratica è una manovra macroeconomica: con 1,5 milioni di lavoratori circa, Walmart è il maggiore datore di lavoro (privato) degli Stati Uniti. I numeri vanno però pesati.

Walmart ha dichiarato che lo stipendio salirà a una media oltre i 15 dollari l’ora, ben più dei 7,25 dollari di stipendio minimo garantito dalla legge USA. Per chi entra nel gruppo, la prima paga resterà però a 11 dollari. Il gruppo d’altronde si era già portato a una media oltre i 14 dollari l’ora un anno fa. Non va infine trascurata la battaglia con Amazon. L’e-retailer di Jeff Bezos ha fatto chiudere una bella fetta dei punti vendita americani (ma non gli alimentari come Walmart), ma ha portato a 15 dollari l’ora lo stipendio minimo di ingresso già nel 2018 e l’anno scorso ha assunto 500 mila persone portando a 1,3 milioni la forza lavoro globale. I dipendenti “worldwide” di Walmart sono già ben 2,2 milioni, ma il gruppo sta vendendo le attività estere a un ritmo sostenuto: lo scorso novembre ha ceduto l’Argentina, questo mese tocca al Regno Unito e questo trimestre si chiuderà anche in Giappone. 

Ai dipendenti di Walmart che otterranno gli aumenti sarà inoltre tolto il bonus trimestrale: a quanto pare il gigante dei supermercati ha notato che i lavoratori preferiscono una certezza mensile a un bonus variabile periodico. 

Insomma fra cedole, aumenti e investimenti tecnologici che sicuramente accontenteranno azionisti e dipendenti quest’anno, gli investimenti di Walmart saliranno a 14 miliardi di dollari, una cifra da bilancio pubblico che permetterà un’altra accelerazione dell’online. 

Walmart: la paga negli Stati Uniti è una questione politica

L’aumento delle paghe non è solo un tentativo di inseguire Amazon o di rilanciare i consumi, che alla fin fine sono il carburante del conto economico del gruppo. È una questione politica. L’amministratore delegato di Walmart Doug McMillon è andato direttamente a Washington a chiedere un altro giro di assegni alla Casa Bianca. Senza girarci attorno: c’è bisogno. 

McMillon ha affermato che la gente si sta orientando su acquisti basilari, private label, confezioni più piccole, cose come queste: “C’è un po’ di spostamento del mix degli acquisti ora e pensiamo che ciò rifletta il fatto che i consumatori là fuori abbiano bisogno di un po’ di aiuto”. 

Il salario minimo è poi in questi giorni al centro del dibattito politico Usa. Il Wall Street Journal afferma che però l’incremento della paga minima USA a 15 dollari potrebbe costare 1,3 milioni di posti di lavoro negli States. Lo stima l’Ufficio per il budget del Congresso. Proprio ieri intanto le nuove richieste di sussidi per disoccupazione hanno registrato un balzo di 861 mila unità in una settimana, oltre le attese. C’è stato di peggio, ma va comunque ancora molto male. La CNN si chiede come sia possibile un balzo del Corporate America mentre milioni di lavoratori rimangono a casa. Sarebbero quasi 10 milioni i disoccupati USA portati dalla pandemia. Un aumento delle paghe migliorerebbe senz’altro i consumi e le condizioni di vita di milioni di americani, ma la questione è un po’ più complicata. 

Innanzitutto c’è il parallelo piano di un altro giro di assegni da 1.400 dollari a persona. Il piano solidamente avviato da Biden prevede 2.800 dollari per le coppie sposate e 1.400 dollari in più per figli o adulti non autosufficienti a carico. Lo stimolo fiscale da 1,9 trilioni di dollari (che prevede anche aiuti a stati e amministrazioni locali pure sul fronte delle vaccinazioni) sembra però aver trovato un inatteso attrito proprio sul salario minimo. Il sempre bene informato Politico ha riportato con chiarezza dei dubbi insorti nella stessa Casa Bianca: Biden frena, parla di gradualità e in definitiva seda l’entusiasmo iniziale perché - a quanto pare - anche il Partito Democratico rischia di spaccarsi sull’argomento (sarà il nome…). 

Comunque sia il Washington Post taglia la questione con l’accetta: il West Virginia democratico non vuole i 15 dollari di salario minimo, i progressisti della Camera e il presidente della Commissione al budget del Senato Bernie Sanders sì. 

E tutti sanno che fine ha fatto l’asino di Buridano.

(G.D.)