Carige, nel 2020 perdita netta di € 185,3 milioni

23/02/2021 17:01:56

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige riunitosi in data odierna ha approvato i risultati consolidati preliminari al 31 dicembre 2020, che si riferiscono all'esercizio di 11 mesi della gestione ordinaria iniziata il 1° febbraio 2020 dopo la chiusura dell'Amministrazione Straordinaria, durata 13 mesi.

Nel severo contesto economico determinato dalla pandemia, e riverberatosi anche sui conti economici di tutto il Sistema bancario, il Gruppo ha chiuso i risultati preliminari con una perdita netta di € 185,3 milioni (€ 161,1 milioni ante imposte), superiore, quindi, rispetto alle previsioni del Piano Strategico elaborate nel luglio 2019 dai Commissari Straordinari, che per l'intero 2020 delineavano una perdita di € 78,0 milioni.

Nell'ultimo trimestre del 2020 si sono consolidate le evidenze di accelerazione dei ricavi con il margine di interesse e le commissioni che confermano il trend di crescita rilevato nel terzo trimestre (rispettivamente +28,1% e +11,5% rispetto al secondo trimestre).

Il margine di intermediazione (pari a € 378,0 milioni), grazie anche agli utili da negoziazione e da cessione di asset, risulta in linea con le previsioni di Piano Strategico 2019-23 (Target di Piano Strategico per il 2020 rideterminati con riferimento ad undici mesi per renderli comparabili con i risultati degli undici mesi 2020) elaborato antepandemia (€ 371,2 milioni la previsione dell'intero 2020 ricondotta a undici mesi) e in crescita, nel quarto trimestre, del 31,6% rispetto al terzo trimestre.

La strutturale riduzione conseguita sui costi (CAGR oneri operativi core -7% dal 2017), trova conferma nell'andamento delle spese per il personale e delle altre spese amministrative (complessivamente pari a € 416,7 milioni negli undici mesi), che colgono appieno le previsioni di Piano (€ 417,0 milioni le previsioni di Piano ricondotte ad undici mesi). La necessità di contabilizzare poste non ricorrenti ed elementi straordinari, prevalentemente legati a rischi residui degli esercizi precedenti e all'incorporazione dello scenario pandemico, ha avuto impatti in termini di maggiori rettifiche di valore su crediti per circa € 40,0 milioni (€ 91,8 milioni rispetto a € 52,0 milioni delle previsioni di Piano ricondotte a undici mesi) e di ulteriori accantonamenti prudenziali per complessivi € 47,0 milioni, non prevedibili a Piano.

In generale nell'ultimo trimestre dell'esercizio si è consolidato lo sviluppo dei volumi dopo l'inversione di tendenza delle attività di raccolta e di impiego rilevata nel terzo trimestre, che si è riflessa in crescite superiori alla media di mercato della raccolta indiretta (+2,8% [Variazioni per Carige riferite al periodo 01/02/2020 – 31/12/2020] rispetto al +1,6% medio del mercato [media peer (Intesa, Unicredit, Banco BPM, MPS, BPER, Credem, BP Sondrio, Creval). Elaborazione basata su comunicati stampa e presentazioni pubblicate con riferimento al 31 dicembre 2020]), dei crediti netti verso clientela al netto dei PCT (+2,2% rispetto a -0,5% del mercato ) e nel conseguente incremento (determinato per Carige tramite annualizzazione degli undici mesi relativi all'esercizio 2020 e dei tredici mesi relativi all'Amministrazione Straordinaria) del margine di interesse (+14,9% rispetto al -3,4% del mercato [Media peer (Intesa, Unicredit, Banco BPM, MPS, Credem, BP Sondrio, Creval). Elaborazione basata su comunicati stampa e presentazioni pubblicate con riferimento al 31 dicembre 2020]) e delle commissioni nette (+0,4% rispetto al -3,4% del mercato), in costanza di oneri operativi11 in diminuzione (-3,9% rispetto al -2,4% del mercato).

In particolare, l'operatività della Banca ha conseguito risultati di eccellenza nell'ambito dei finanziamenti assistiti dalle garanzie statali, con volumi concessi per € 2,4 miliardi (pari a quasi 3 volte la quota di mercato sugli impieghi e al 32% del totale dei finanziamenti erogati in Liguria), e nel collocamento dei prodotti di Risparmio Gestito (+8,4% vs +1,8% del sistema, pari a quasi 5 volte la performance dei competitors).

Banca Carige ha affrontato la crisi pandemica mantenendo un profilo di rischio estremamente contenuto anche in virtù delle cessioni di credito deteriorato realizzate nel corso degli 11 mesi, con un coverage medio di portafoglio che si attesta al 52,3% (53,8% inclusi i write-off), e con un NPE ratio (incidenza dei crediti deteriorati sul portafoglio crediti) lordo e netto in ulteriore riduzione, rispettivamente pari al 5,1% e al 2,5%; il presidio sul rischio di credito è destinato a migliorare ulteriormente grazie alla già prevista operazione di cessione di parte del portafoglio leasing, di prossima finalizzazione.

A questo si aggiungono i benefici derivanti dai nuovi finanziamenti garantiti dallo Stato concessi a sostegno del tessuto economico produttivo dei territori di riferimento, che hanno permesso di mettere in sicurezza una quota rilevante del portafoglio crediti: l'80,3% del portafoglio in bonis è assistito da garanzia reale e/o garanzia statale e, della restante parte, l'88% circa si trova in classe di rating medio-alta.

La conclusione dell'azione di derisking e l'erogazione dei finanziamenti garantiti dallo Stato si riflettono anche sul livello di RWA – Risk Weighted Assets (determinato secondo l'approccio standard), che scende a € 9,4 miliardi e sugli indicatori di solidità patrimoniale, che si attestano su livelli superiori a quelli regolamentari comprensivi di guidance: il CET1 ratio phased-in sale al 12,8%1 ([il CET1 Ratio IFRS 9 fully phased è pari al 10,2%, mentre il Total Capital Ratio IFRS 9 fully phased è pari al 12,4%] 12,0% al 31 gennaio 2020) e il Total Capital ratio phased-in al 15,1% (13,9% al 31 gennaio 2020).

Francesco Guido, Amministratore Delegato di Banca Carige, commenta i risultati del suo primo anno di mandato: "Le gravi condizioni di contesto del 2020 non hanno impedito a Carige di chiudere l'anno con performance commerciali e con crescite di ricavi sempre superiori alle medie di sistema e, in numerosi ambiti, di primato assoluto. Carige conferma la propria identità di banca con basso profilo di rischio, lanciata verso il recupero progressivo della piena redditività. Il mio pensiero va a tutto il Personale della Banca che si è contraddistinto in questa eccezionale prova di resilienza e di impegno".

Come conseguenza dell'andamento dell'esercizio appena chiuso, alla luce delle ripercussioni economiche della pandemia, la Banca ritiene di poter raggiungere nel 2021 - con differimento temporale di un anno - il risultato netto atteso per il 2020 (-€ 80 milioni circa) ed è quindi prevedibile il conseguimento del target di break-even ante imposte nel 2022 e di utile netto a partire dal 2023.

Il risultato stimato per l'esercizio 2021, ipotizzando uno scenario di rimbalzo del PIL Italia del 4,8% (Scenario Prometeia dicembre 2020; che sottende comunque curve dei tassi di mercato su livelli notevolmente inferiori a quanto prevedibile precedentemente alla diffusione dell'emergenza pandemica), potrà generarsi dal rafforzamento della crescita delle masse, confermando la forte spinta registrata sulla raccolta gestita e il conseguente sviluppo dei ricavi, dal venir meno di accantonamenti prudenziali a fronte di rischi pregressi e dalla stabilizzazione del costo del credito, in relazione al basso rischio insito negli attivi della Banca. L'eventuale deterioramento dello scenario macroeconomico, conseguente a provvedimenti sanitari restrittivi, al momento non prevedibile e non quantificabile negli impatti, potrebbe altresì influenzare negativamente l'esercizio in corso e quelli futuri mettendo sotto pressione i ratio patrimoniali, che, anche in relazione alla progressività degli aggiustamenti connessi alla transizione degli impatti della First Time Adoption dell'IFRS9, potrebbero oscillare nell'ambito del range di flessibilità consentito fino al 31 dicembre 2022 dai provvedimenti assunti dalla Vigilanza nella straordinaria situazione dipendente dallo scenario pandemico con l'obiettivo di non fare mancare il supporto delle banche europee all'economia.

Peraltro, tale circostanza diverrebbe significativa unicamente in uno scenario stand-alone protratto nel medio-lungo termine e, comunque, oltre il 31 dicembre 2021, data entro la quale è al momento prevedibile il perfezionamento del percorso di business combination. In considerazione di quanto sopra, ai fini dell'approvazione dei risultati definitivi al 31 dicembre 2020, prevista per il 10 marzo 2021, saranno portati a termine gli approfondimenti tuttora in corso in merito alla valutazione della probabilità di recupero nel tempo delle Attività fiscali differite (DTA - Deferred Tax Assets) per la determinazione del valore iscrivibile a bilancio che, al 31 gennaio 2020, in uno scenario pre-pandemico, ammontavano a € 1.076,0 milioni a livello consolidato; € 360,0 milioni le DTA non iscritte a bilancio.

I risultati sopra descritti, realizzati con organizzazione e infrastrutture preesistenti, confermano una elevata capacità di reazione e adattamento del Gruppo, che potrà trovare piena espressione con la messa a regime della riorganizzazione territoriale e con gli importanti investimenti avviati nel digital banking. Gli stessi, conseguiti nell'attuale configurazione stand-alone del Gruppo, vanno altresì valutati nella prospettiva di una business combination con primario soggetto bancario, che potrà accelerare ulteriormente il processo virtuoso in atto attraverso la realizzazione di notevoli sinergie industriali.

Intermediazione e aggregati patrimoniali
Le attività finanziarie intermediate, nonostante il difficile contesto, crescono dell'1,3% portandosi a € 38,8 miliardi (€ 38,3 miliardi al 31 gennaio 2020), risultando stabili nella componente della raccolta diretta (€ 15,9 miliardi rispetto ai € 16,1 miliardi di fine gennaio 2020 nonostante il rimborso a scadenza, nel mese di luglio 2020, dell'obbligazione garantita dallo Stato per € 1,0 miliardi) e in sostenuta crescita nella raccolta indiretta (€ 22,9 miliardi rispetto ai € 22,2 miliardi di fine gennaio 2020).

La raccolta indiretta chiude gli undici mesi in sostanziale crescita sia nella componente gestita (+3,0% a € 11,5 miliardi) che in quella amministrata (+2,6% a € 11,4 miliardi). Negli undici mesi sostenuta la crescita della raccolta diretta da privati e imprese, che si attesta a € 12,8 miliardi (rispetto agli € 11,8 miliardi di gennaio 2020), grazie al buon andamento dei conti correnti e dei depositi a vista (+€ 1,4 miliardi).

I titoli in circolazione scendono a € 3,1 miliardi rispetto ai € 4,3 di fine gennaio 2020 per via della citata scadenza dell'obbligazione garantita dallo Stato per € 1,0 miliardi. I debiti verso banche si attestano a € 3,8 miliardi, in calo marginale rispetto a gennaio 2020, nonostante il tiraggio dell'ultima tranche del T-LTRO III per € 1,0 miliardi, che ha portato così l'ammontare complessivo del rifinanziamento con BCE (T-LTRO III) a circa € 3,5 miliardi. I crediti verso clientela lordi si attestano a € 12,5 miliardi, in calo dai € 13,3 miliardi di fine gennaio 2020, per effetto sia della prosecuzione del derisking (perfezionamento della ristrutturazione dell'esposizione vantata nei confronti del Gruppo Messina e cessione di un portafoglio di sofferenze nel dicembre 2020), sia per la dinamica dei pronti contro termine (€ 0,4 miliardi rispetto a € 1,4 di fine gennaio 2020); al netto delle rettifiche di valore (pari a € 0,5 miliardi) ammontano a € 12,0 miliardi (rispetto ai € 12,7 miliardi di fine gennaio 2020).

Qualità del credito
I crediti deteriorati lordi per cassa alla clientela valutati al costo ammortizzato ammontano a € 0,6 miliardi (€ 0,3 miliardi al netto delle rettifiche di valore) e risultano in riduzione rispetto a gennaio 2020 (€ 1,1 miliardi lordi e € 0,6 miliardi netti). La prosecuzione del programma di derisking porta l'incidenza del credito deteriorato sul totale del portafoglio crediti a migliorare ulteriormente: NPE ratio lordo al 5,1% (8,5% a gennaio 2020) e NPE ratio netto al 2,5% (4,9% a gennaio 2020). Tali ratio sono destinati a migliorare ulteriormente in conseguenza della cessione ad AMCO di circa € 100 milioni lordi di crediti in leasing, di prossima finalizzazione.

Nel dettaglio: le sofferenze lorde ammontano a € 277,8 milioni, € 83,4 milioni al netto delle rettifiche di valore, con un coverage pari al 70,0% (71,6% inclusi i write-offs); le inadempienze probabili lorde sono pari a € 329,9 milioni, € 197,9 milioni nette, con un coverage in crescita al 40,0% (40,7% inclusi i write-offs), mentre le esposizioni scadute lorde ammontano a € 24,3 milioni con un coverage stabile al 18,0% (18,1% inclusi i write-off); in crescita il coverage del portafoglio in Bonis che si porta all'1,1% rispetto allo 0,7% di fine gennaio 2020.

Il Texas Ratio (rapporto tra impieghi deteriorati netti e patrimonio netto tangibile al netto del risultato di periodo) migliora ulteriormente e si colloca al 19,3% (41,7% al 31 gennaio 2020). Gestione della posizione di liquidità e portafoglio titoli La posizione di liquidità del Gruppo si mantiene solida, con cassa e attività libere prontamente stanziabili che ammontano a € 3,6 miliardi dopo il rimborso anche della seconda obbligazione senior garantita da € 1,0 miliardo. Il Liquidity Coverage Ratio ("LCR") si colloca al 172% (337% a fine gennaio 2020) e il Net Stable Funding Ratio ("NSFR") è pari al 115%, livelli superiori ai requisiti prudenziali stabili dalla Vigilanza.

Il portafoglio titoli (al netto della partecipazione in Banca d'Italia) è pari a € 2,7 miliardi, di cui l'87,0% (€ 2,4 miliardi) è rappresentato da titoli di Stato e la duration è pari a 0,7 anni.

Fondi propri e coefficienti patrimoniali
La scrupolosa attenzione alla gestione dei profili di rischio della Banca vede gli indicatori di solidità patrimoniale in sostanziale miglioramento: CET1 ratio phased-in al 12,8% ([il CET1 Ratio IFRS 9 fully phased è pari al 10,2%, mentre il Total Capital Ratio IFRS 9 fully phased è pari al 12,4%] era pari al 12,0% al 31 gennaio 2020) e Total Capital ratio phased-in al 15,1% ([Determinato come somma del requisito regolamentare minimo di Pillar 1 (4,5%), del 56,25% del requisito aggiuntivo di Pillar 2 – Pillar 2 Requirement (1,55%) e della riserva di conservazione del capitale – Capital Conservation Buffer (2,50%)] era pari al 13,9% al 31 gennaio 2020), con un livello di RWA pari a € 9,4 miliardi (€ 10,8 miliardi a fine gennaio 2020). Tali livelli risultano superiori sia ai requisiti di capitale minimi previsti dall'art. 92 del Regolamento (UE) n. 575/2013 ("CRR"), sia a quelli specifici richiesti da BCE (8,55% per il CET1r, 10,75% per il TSCR - Total SREP Capitale Requirement e 13,25% per l'OCR - Overall Capital Requirement), sia a quelli raccomandati, che includono anche la Pillar 2 Capital Guidance (10,10% per il CET1r e 14,80% per l'OCR).

Il Leverage Ratio phased-in è pari al 5,4% (4,2% fully phased).

Risultati economici preliminari
I risultati economici preliminari si riferiscono ai saldi degli 11 mesi (febbraio-dicembre) ricompresi nell'esercizio 2020 di gestione ordinaria; i dati relativi ai 13 mesi precedenti (dal 1° gennaio 2019 al 31 gennaio 2020) sono invece ricompresi nell'esercizio di Amministrazione Straordinaria, rendicontato nel relativo Bilancio.

Questo rende di fatto non omogeneo qualunque confronto con periodi precedenti. I primi undici mesi della nuova gestione ordinaria chiudono con una perdita netta pari a € 185,3 milioni (€ -63,5 milioni nel quarto trimestre) e una perdita ante imposte pari a € 161,1 milioni. Nel dettaglio, il margine operativo lordo degli undici mesi si conferma negativo per € 30,7 milioni (con il quarto trimestre che chiude in contrazione per -€ 17,6 milioni) e deriva da proventi operativi per € 339,6 milioni e oneri operativi per € 370,3 milioni.

Tra i proventi, il margine di interesse è pari a € 120,1 milioni, a cui contribuiscono € 34,6 milioni del quarto trimestre, fornendo un'ulteriore, positiva, conferma all'inversione di trend verificatosi a partire dal terzo trimestre (+28,1% il quarto trimestre rispetto al secondo trimestre); tale risultato è frutto soprattutto della crescita dei volumi, del miglioramento del costo del funding e del positivo apporto degli interessi connessi ai tiraggi del T-LTRO III.

Le commissioni nette ammontano a € 186,7 milioni negli undici mesi con il quarto trimestre (€ 53,0 milioni) che cresce nonostante il perdurare degli effetti della pandemia; anche per le commissioni nette l'inversione positiva di trend si conferma rispetto al secondo trimestre (+11,5%). Il contributo della gestione finanziaria corrente negli undici mesi è stato pari a € 20,9 milioni (€ 3,4 milioni nel trimestre), fra cui € 10,8 milioni di dividendi quasi interamente riferiti alla partecipazione in Banca d'Italia (oggi al 3,14%) percepiti nel primo trimestre.

La gestione finanziaria ammonta complessivamente a € 35,6 milioni includendo la plusvalenza legata alle cessioni di titoli di Stato detenuti nel portafoglio HTC (Held To Collect), riclassificata nella gestione finanziaria non corrente. Gli oneri operativi si attestano a € 370,3 milioni negli undici mesi; fra questi, le spese per il personale ammontano a € 214,7 milioni, di cui € 60,6 milioni ascrivibili al quarto trimestre, sostanzialmente in linea con la stagionalità rappresentata dall'ultimo trimestre dell'anno.

Le spese amministrative della gestione corrente si attestano a € 122,3 milioni, di cui € 38,8 milioni nel quarto trimestre; negli undici mesi sono stati contabilizzati € 7,9 milioni (stima gestionale al lordo dei benefici derivanti dai risparmi su minori costi energetici, trasferte, ecc.) di spese straordinarie, connesse all'emergenza sanitaria legata alla diffusione della pandemia, parzialmente compensate dai risparmi conseguiti grazie alla rigorosa e continua politica di controllo della spesa.

Le rettifiche su immobilizzazioni materiali e immateriali della gestione corrente ammontano a € 33,3 milioni (di cui € 10,9 milioni nel quarto trimestre); a queste si sommano € 19,1 milioni di svalutazioni effettuate su cespiti immobiliari.

Le rettifiche di valore nette su crediti verso banche e clientela degli undici mesi ammontano a € 85,2 milioni (di cui € 26,6 milioni nel quarto trimestre), per effetto di svalutazioni forfettarie incrementali per l'incorporazione degli scenari macroeconomici peggiorativi connessi alla pandemia per circa € 3819 milioni. Il costo del rischio di credito degli undici mesi risulta pari a 80 bps (stima gestionale) annualizzato (46 bps escludendo le maggiori rettifiche legate al contesto pandemico).

Il margine operativo netto degli undici mesi risulta negativo per € 115,3 milioni (-€ 44,2 nel quarto trimestre). Gli altri oneri/proventi della gestione non corrente sono sostanzialmente legati all'utile da cessione di crediti performing valutati al costo ammortizzato, realizzata lo scorso dicembre. Gli oneri di Piano Strategico sono relativi alle operazioni connesse al raggruppamento delle azioni e al programma di chiusura delle filiali, condotti nel 2020.

Gli accantonamenti a fondo rischi, pari a € 29,9 milioni negli undici mesi (€ 18,3 milioni nel quarto trimestre), sono riconducibili a potenziali indennizzi che il Gruppo potrebbe essere chiamato a sostenere a beneficio dei clienti, per il mancato raggiungimento di target commerciali contrattualizzati e per accantonamenti connessi alle precedenti cessioni di crediti deteriorati.

I tributi e oneri di sistema (SRF e DGS) degli undici mesi, unitamente ai canoni DTA, ammontano a complessivi € 38,9 milioni (di cui € 26,1 milioni di contributo al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi), portando ad un risultato lordo ante imposte negativo per € 161,1 milioni.

Le imposte sono negative per € 25,3 milioni come conseguenza del fatto che la Banca, in continuità con i trimestri precedenti, ha deciso di non iscrivere a Bilancio nuove imposte differite attive (DTA) basate sulla redditività futura; l'impatto negativo di tale politica sul risultato degli undici mesi è stato pari a circa € 65,0 milioni. Il complesso delle DTA iscritte a Bilancio sarà oggetto di una nuova valutazione della probabilità di recupero ai fini della determinazione dei risultati definitivi al 31 dicembre 2020.

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Con riferimento alla richiesta di diffusione di informazioni ai sensi dell'art. 114, comma 5, del TUF, contenuta nella Comunicazione pervenuta da Consob in data 15 marzo 2017, si comunica che il Piano Strategico 2019-2023 approvato dai commissari straordinari il 26 luglio 2019 risulta confermato nelle proprie linee strategiche e industriali. I significativi scostamenti rispetto alle previsioni per il periodo di riferimento sono determinati principalmente dal forte deterioramento dello scenario macroeconomico e dalle variazioni normative intervenute a seguito della pandemia, dallo slittamento temporale di alcune operazioni previste nel Piano per il 2019, finalizzatesi nel 2020 o in corso di finalizzazione, nonché dalla necessità di contabilizzare poste non ricorrenti legate a rischi residui dei precedenti esercizi. ***** Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari a norma delle disposizioni dell'art. 154-bis comma 2 del D. Lgs. 58/1998 (Testo Unico della Finanza) Il Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari della Banca Carige S.p.A., Dott. Mauro Mangani, dichiara, ai sensi del comma 2 dell'art 154 bis del Testo Unico della Finanza, che l'informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.

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