Giallo della ricina a Pietracatella, la stretta su Monia e il marito: cosa si sa sugli amici di Gianni Di Vita

di Luca Mastinu pubblicato:
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Una figlia e una parente degli amici di Gianni Di Vita sono state audite per ore in Questura: le indagini sul giallo della ricina non si fermano

Giallo della ricina a Pietracatella, la stretta su Monia e il marito: cosa si sa sugli amici di Gianni Di Vita

Da mesi si parla di imminente svolta nel giallo di Pietracatella, ma il punto sulle indagini rimane nello stretto riserbo. Ciò che fonti giornalistiche riferiscono è che dalla Questura di Campobasso ci si concentra soprattutto su Monia e sul marito, entrambi stretti conoscenti di Gianni Di Vita. La prima, insegnante di matematica, è molto amica del marito e padre delle vittime; il secondo, tecnico di laboratorio all'Istituto Agrario di Riccia, avrebbe incontrato Antonella Di Ielsi il 22 dicembre e con lei avrebbe avuto una corrispondenza via chat nei giorni in cui la donna e la figlia Sara Di Vita (15 anni) accusavano i primi sintomi dell'avvelenamento della ricina. La Procura di Larino indaga su quale sia il loro ruolo nella vicenda, ma soprattutto sugli equilibri extrafamiliari dei protagonisti.

La stretta intorno all'insegnante Monia e il marito

Le ultime notizie arrivano dalla puntata di Ore 11 andata in onda martedì 6 ottobre. L'inviato Matteo Calzaretta ha riferito che venerdì 2 ottobre, presso la Questura di Campobasso, si sono tenute altre audizioni. In particolare, è stata ascoltata una figlia dell'insegnante Monia e del marito, oltre a una sorella di quest'ultimo. Un'altra donna, sempre legata alla coppia da un vincolo parentale, è stata ascoltata.

Con queste convocazioni gli inquirenti della Squadra Mobile cercano di ricostruire il tessuto di conoscenze che gravitavano intorno alla famiglia Di Ielsi-Di Vita. Va detto, inoltre, che nelle ultime settimane è stato rivelato che Antonella Di Ielsi, pochi giorni prima di morire, in uno degli studi da commercialista del marito avrebbe avuto un incontro privato con il marito di Monia, precisamente il 22 dicembre. Una data chiave, questa, perché pochi giorni dopo nella casa di Pietracatella si è consumato il pasto letale che ha strappato alla vita la stessa Antonella e la figlia Sara Di Vita.

Quei contatti di Antonella Di Ielsi dopo aver ingerito la ricina

Mentre nel fascicolo della Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio, non ci sono ancora iscritti, gli inquirenti si muovono nell'universo dell'interconnessione. Se a giugno 2026 era emerso che Antonella Di Ielsi confidò a un'amica la sua volontà di cercare un avvocato divorzista, recentemente dai retroscena della donna sono spuntati due elementi: un incontro e una chat.

L'incontro sarebbe avvenuto il 22 dicembre in uno degli studi da commercialista del marito. In quel giorno, la 50enne avrebbe incontrato il marito di Monia, tecnico di laboratorio dell'Istituto Agrario di Riccia. Per il momento non è trapelato cosa si siano detti in quel giorno, ma nel riserbo degli inquirenti potrebbero esserci rivelazioni su quel colloquio. Ancora, quando la donna e la figlia iniziarono a sentirsi male a ridosso del Natale, lo stesso uomo avrebbe intrattenuto con Antonella una conversazione su WhatsApp.

Il giallo della ricina di Pietracatella

Cosa è noto

Il caso è esploso in due date: il 27 dicembre 2025 e il giorno successivo. Il giorno 27 Sara Di Vita, 15 anni, è morta mentre si trovava sotto osservazione presso l'ospedale Cardarelli di Campobasso. 24 ore dopo, si è spenta anche sua madre Antonella Di Ielsi. I medici del pronto soccorso avevano ipotizzato una tossinfezione ma anche una gastroenterite virale, dal momento che i sintomi presentati da madre e figlia erano abbastanza comuni. A insospettire, tuttavia, erano le condizioni di Sara, che - come ricorda anche la sorella Alice Di Vita - al suo secondo ingresso in ospedale si presentava in stato confusionale e gravemente debilitata.

Dopo il loro decesso, cinque persone del personale sanitario del Cardarelli sono finite sotto indagine. Poi la svolta: le analisi di laboratorio sul sangue di madre figlia avevano dato esito positivo al test della ricina. Antonella e Sara sono state avvelenate. Come spiega un documento della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, "La totalità della pianta con esclusione dell'olio è tossica a causa della presenza di una glicoproteina: la ricina ha la massima concentrazione nei semi. I semi sono ricchi di un olio le cui proprietà purgative sono dovute alla presenza dell'acido ricinoleico. Il ricino è estremamente allergenico ed è anche un forte fattore scatenante per l'asma".

Le ipotesi

La Procura di Larino punta il fascio di luce sulla rete di contatti delle vittime e delle persone superstiti, Gianni Di Vita e la figlia Alice. L'ipotesi è che qualcuno abbia intenzionalmente introdotto la ricina all'interno della casa delle vittime, per questo si cerca, oltre al responsabile del gesto, anche il movente.

Non si escludono tradimenti e gelosie che potrebbero aver scatenato il piano diabolico dei responsabili, ma secondo il direttore del Centro Antiveleni di Pavia, Carlo Locatelli, non si può nemmeno escludere l'ipotesi dell'incidente. "I semi del ricino sembrano fagioli", ha detto all'Ansa, dunque qualcuno potrebbe aver preparato ricette a base di legumi lasciandosi ingannare dalla forma dei semi di ricino.

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Informazioni sull'autore:

Luca Mastinu
Luca Mastinu

Respira, vive e muore di cronaca nera. Nel 2016 scopre il fact-checking e si innamora dell'informazione. Nel 2018 si tuffa nel giornalismo musicale con Optimagazine, dal 2021 si occupa di cronaca su Virgilio Notizie. Dal 2026 collabora con FTA con i quotidiani approfondimenti sulla nera. Podcaster, racconta il true crime con Stoner. Divora libri di inchiesta. Classe 1983, caffeinomane sardo con disturbi d'ansia.