Piazza Affari sempre più divisa: banche tra i peggiori, energia e difensivi guidano la classifica

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

UniCredit, Intesa e Banco BPM appesantiscono il mercato; Eni guida la selezione positiva davanti a Reply, Campari e Inwit

Piazza Affari sempre più divisa: banche tra i peggiori, energia e difensivi guidano la classifica
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La debolezza non è distribuita uniformemente, ma si concentra su alcuni titoli di peso elevato, soprattutto nel comparto finanziario.

I dieci peggiori presentano un rating tecnico medio di −67,5 punti e rappresentano complessivamente il 35,24% del controvalore scambiato sul mercato.

I dieci migliori hanno invece un rating medio di +58,5 punti, ma pesano soltanto per l’11,95% degli scambi.

Questo squilibrio spiega perché il FTSE MIB fatichi a costruire un rimbalzo convincente: i titoli tecnicamente più deboli hanno un peso sul mercato quasi triplo rispetto a quelli che guidano la classifica positiva.

Banche protagoniste della classifica negativa

La presenza di UniCredit, Intesa Sanpaolo, FinecoBank, Azimut e Banco BPM tra i dieci peggiori rappresenta il principale segnale d’allarme.

Aggiungendo Poste Italiane, la debolezza coinvolge una parte rilevante dell’intero comparto finanziario e del risparmio gestito.

UniCredit e Intesa, da sole, generano il 23,44% del controvalore complessivo del mercato; includendo Banco BPM, la percentuale sale al 26,73%.

Il deterioramento tecnico delle banche ha quindi conseguenze molto più importanti rispetto alla debolezza di società di minore capitalizzazione.

Banco BPM è il titolo bancario tecnicamente più debole

Banco BPM presenta un rating di −83, il secondo peggiore dell’intera classifica. Il titolo ha chiuso a 13,105 euro e fornirebbe un primo segnale di ripresa soltanto sopra 13,227 euro, con obiettivo a 13,739 euro.

La vicinanza della soglia di recupero alla quotazione mostra che un rimbalzo è ancora possibile, ma il rating estremamente negativo segnala una pressione ribassista ormai molto sviluppata.

Il dato assume rilevanza anche alla luce delle operazioni straordinarie che coinvolgono Banco BPM. Un prezzo più basso può modificare i rapporti valutativi con Crédit Agricole Italia, incidere sul concambio teorico e aumentare la convenienza relativa dell’operazione per una delle due parti.

UniCredit e Intesa pesano sul FTSE MIB

UniCredit chiude a 74,12 euro, con rating −64. Un primo segnale di ripresa arriverebbe sopra 75,918 euro, mentre il target iniziale si colloca a 78,669 euro.

Intesa Sanpaolo presenta un rating ancora più debole, pari a −65. La soglia da superare è posta a 6,084 euro, con obiettivo a 6,23 euro, rispetto a una chiusura di 5,993 euro.

Entrambi i titoli conservano variazioni positive su base annua, rispettivamente del 16,72% e del 9,28%. La loro presenza tra i peggiori non descrive quindi un crollo strutturale già consolidato, ma un rapido deterioramento del momentum recente.

Fineco e Azimut confermano la pressione sul risparmio gestito

FinecoBank ha un rating di −66 e dovrebbe superare 21,127 euro per fornire un primo segnale di recupero. Azimut, con rating −72, dovrebbe invece risalire sopra 35,504 euro.

Entrambi i titoli sono in calo da inizio anno, rispettivamente del 5,95% e del 2,49%. La loro debolezza può riflettere la volatilità dei mercati, il possibile rallentamento della raccolta e la maggiore prudenza degli investitori.

Prysmian e Poste: correzione anche sui precedenti leader

La presenza di Prysmian tra i peggiori è particolarmente significativa. Il titolo guadagna ancora il 20,75% da inizio anno e il 17,35% su dodici mesi, ma presenta ora un rating di −59.

Una ripresa richiederebbe il superamento di 105,45 euro, con primo obiettivo a 110,248 euro. Il titolo pesa per il 5,21% degli scambi e il suo deterioramento contribuisce sensibilmente alla debolezza generale del listino.

Anche Poste Italiane, pur conservando un rialzo annuo del 18,73% e un progresso dell’11,87% nel 2026, entra nella selezione negativa con rating −56. Il primo segnale di recupero si avrebbe sopra 24,246 euro, con obiettivo a 24,61 euro.

Questi due casi mostrano che la tabella misura soprattutto la condizione tecnica corrente: anche titoli ancora fortemente positivi su base annuale possono entrare tra i peggiori quando perdono rapidamente forza relativa e supporti di breve periodo.

Marr e TISG restano i casi più compromessi

Marr occupa l’ultima posizione con un rating di −86. Il titolo ha perso il 43,35% da inizio anno e il 47,16% negli ultimi dodici mesi. Soltanto il ritorno sopra 5,203 euro offrirebbe un primo segnale di ripresa, con obiettivo a 5,337 euro.

The Italian Sea Group presenta un rating di −66, ma soprattutto registra una flessione del 77,59% nel 2026 e dell’81,62% su base annua. Il segnale di recupero è collocato a 0,998 euro, quasi il 10% sopra la chiusura di 0,91 euro, mentre il target a 1,286 euro risulta ancora molto distante.

La correlazione mensile con il FTSE All Share è pari a 0,97: il titolo continua quindi a muoversi nella stessa direzione del mercato, ma con un’intensità negativa nettamente superiore.

Eni domina la classifica dei migliori

Eni occupa il primo posto con un rating tecnico di +77. L’ultimo segnale di acquisto è attivo da dieci sedute e presenta un risultato del +7,1%.

La società guadagna il 60,75% da inizio anno e quasi il 74% su dodici mesi. Il nuovo livello di acquisto è indicato sopra 26,378 euro, con stop della posizione in essere a 25,503 euro e obiettivo a 27,569 euro.

Eni rappresenta inoltre il 7,76% degli scambi complessivi, oltre la metà del peso totale dei dieci migliori. Senza il suo contributo, la capacità della selezione positiva di sostenere il mercato sarebbe molto più limitata.

La correlazione mensile negativa con il FTSE All Share, pari a −0,12, conferma che il titolo beneficia soprattutto di fattori specifici: andamento del petrolio, margini di raffinazione, revisioni degli utili e remunerazione degli azionisti.

Campari e De’ Longhi sono le operazioni più redditizie

Tra i segnali già attivi, i risultati migliori sono quelli di:

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    De’ Longhi: +8,3% in otto sedute;

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    Campari: +8,2% in sette sedute;

  • •

    Eni: +7,1% in dieci sedute;

  • •

    Amplifon: +2,2% in due sedute.

De’ Longhi mantiene un rating di +55, sostenuto dalle prospettive del comparto professionale e dalla recente acquisizione di una quota aggiuntiva del business. Sopra 44,673 euro verrebbe prodotto un nuovo segnale di acquisto, con obiettivo a 45,85 euro.

Campari presenta un rating di +69 e un rendimento del 18,89% da inizio anno. Il livello da superare per un nuovo ingresso è posto a 6,632 euro, con target a 6,752 euro.

Tra i migliori compaiono anche diversi tentativi di inversione

Non tutti i titoli della classifica positiva hanno una storia recente favorevole.

Inwit, GPI, Ascopiave e Amplifon registrano ancora una variazione negativa da inizio anno. Inwit perde il 6,79%, GPI il 3,88%, Ascopiave l’11,52% e Amplifon il 6,65%.

La loro presenza tra i migliori indica quindi un miglioramento del momentum recente e un possibile tentativo di inversione, non necessariamente un trend rialzista di lungo periodo già consolidato.

Inwit ha appena generato un segnale, con rating +68 e obiettivo a 7,717 euro. Anche Ascopiave e Snam hanno segnali attivati nell’ultima seduta, mentre Nexi e GPI sono presenti da appena tre e due sedute.

Questi titoli richiedono quindi conferme: la permanenza nella tabella nelle prossime settimane sarà più significativa del semplice ingresso odierno.

Una rotazione difensiva, non ancora un mercato sano

La composizione delle due classifiche suggerisce una rotazione verso energia, infrastrutture regolamentate e alcuni titoli difensivi.

Tra i migliori figurano infatti Eni, Inwit, Ascopiave e Snam, mentre tra i peggiori si concentrano banche, risparmio gestito e precedenti leader ciclici.

Il dato più importante resta però quello relativo ai pesi: i dieci peggiori rappresentano oltre un terzo degli scambi, mentre i migliori non arrivano al 12%.

Per ottenere un miglioramento credibile del mercato non basta quindi che Eni, Campari o De’ Longhi proseguano il rialzo.

È necessario che almeno una parte dei grandi finanziari recuperi le rispettive soglie tecniche:

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    Banco BPM sopra 13,227 euro;

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    Intesa Sanpaolo sopra 6,084 euro;

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    UniCredit sopra 75,918 euro;

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    FinecoBank sopra 21,127 euro;

  • •

    Azimut sopra 35,504 euro.

Fino a quando queste condizioni non saranno soddisfatte, il mercato italiano resterà esposto al rischio che la debolezza dei titoli più pesanti prevalga sulla forza di una selezione positiva numericamente interessante, ma molto meno influente sugli indici.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.