FTAOnline
Home :: Editoriali :: TIM in rosso dopo il downgrade di Fitch

TIM in rosso dopo il downgrade di Fitch

di Giovanni Digiacomopubblicato:

Rating sempre più da junk bond: si passa da BB a BB- con outlook negativo. Si teme un calo della redditività in un contesto sfidante e con un debito monstre. Ma la rete unica e i fondi PNRR restano una variabile troppo sfidante per fare previsioni

Tabella dei Contenuti

Seduta difficile per TIM che torna a perdere quota dopo il downgrade di Fitch da BB a BB-, ancora più in fondo nella scala dei junk bond.

L’outlook dell’agenzia di rating è negativo e sostanzialmente Fitch sottolinea che il taglio del debito 2022 non è sufficiente e che di conseguenza l’ebitda net leverage andrà oltre la soglia limite del 4,5x nel 2023 e in particolare raggiungerà il ratio 4.7x alla fine dell’anno prossimo, dal 4.3x atteso a fine 2022.

Nel 2024 questo rapporto del debito finanziario sull’ebitda dovrebbe scendere a 4.6x. Secondo gli analisti investimenti significativi del gruppo e un free cash flow fortemente negativo in un periodo di forte competizione sul mercato, inflazione e tassi di interesse in crescita si combineranno in un impatto sulla liquidità e le sue relative metriche.

TIM, è ancora una questione di margini e debito

Pe ragionare in termini assoluti, basta guardare ai dati di TIM di fine settembre: nei 9 mesi il gruppo ha registrato un ebitda di 5,539 miliardi, in calo del 9,4% sul dato di un anno fa. Un calo superiore a quello dei ricavi (-1,6% a 11,529 mld). L’ebitda after lease mostra una flessione ancora maggiore (-13,2%) a 3,785 mld.

A fine settembre l’indebitamento netto rettificato era cresciuto di un sostanziale 15,1% a 25,5 miliardi e quello after lease del 14,1% a 20,1 mld.

Sui dati di fine anno 2022 Fitch stima riserve di cassa per 4,7 miliardi di euro e credit facility attivabili per circa 4 miliardi.

A fine settembre TIM dichiarava liquidità per 5,261 miliardi cui aggiungere 4 miliardi di revolving crediti facility totalmente disponibili. Le scadenze del debito da pagare nel 2023 saranno di 3,4 miliardi di euro mentre nel 2024 saliranno a 4,5 miliardi.

L’ebitda interest covered ratio (ossia quanto dell’ebitda copre gli interessi sul debito) dovrebbe in contemporanea flettere da un 3.2x a fine 2022 sotto il 3.0x nel 2023.

Il management ha annunciato una maggiore azione sulla base dei costi in Italia: un taglio del 20% ai 4,8 miliardi di euro attuali, contro il 15% annunciato in precedenza, e già nei 9 mesi il gruppo ha raggiunto il 90% dei 300 milioni di risparmi posti come obiettivo per l’intero 2022, ma questo non sembra sufficiente ad accrescere l’ebitda 2022 e anzi nel 2023 è atteso un ebitda margin dal 32,4% atteso a fine 2022 al 31,8%

Insomma i costi crescono, la marginalità sale e il debito pesa sempre di più. Per giunta in un contesto di competizione (leggasi Iliad) sia sul fisso che sul mobile, con tassi in crescita e operazioni di peso all’orizzonte.

Nel medio e lungo termine l’agenzia stima che TIM eroda ancora i ricavi domestici, con un calo del 5,7% e del 3% nel 2022 e nel 2023 e quindi una stabilizzazione dei ricavi in seguito.

I capex, al netto della banda costata 2,1 miliardi di euro nel 2022, dovrebbero porsi al 26% dei ricavi quest’anno e il prossimo e dovrebbero esserci deflussi netti da 500 milioni derivanti dalla riduzione delle quote in Inwit e dal parziale acquisto di asset Oi in Brasile.

TIM, tra rete unica e PNRR rimangono però troppe variabili

Troppi fattori fondamentali però sfuggono all’analisi in quanto difficilmente prevedibili o non conteggiabili nell’operatività ordinaria.

Il primo e più lampante è il progetto della rete unica, che potrebbe approdare alla definizione del percorso già in parte concordato con CDP o a un’opa, sempre di CDP, sul gruppo con successiva scissione (il famoso piano Minerva).

La visibilità sugli esiti di questa partita fondamentale per TIM resta molto bassa e sicuramente questo non fa bene a una società che ha già abituato più volte il mercato a cambiamenti repentini del top management e a riassetti più o meno redditizi.

C’è poi la questione PNRR: Fitch calcola fondi in arrivo per TIM da 600 milioni di euro nel 2023 e da 500 milioni nel 2024. Saranno fondamentali nell’attuale contesto, ma le metriche di Fitch su un free cash flow atteso negativo per almeno tre anni non ne tengono conto.

TIM, tutto dipenderà dalle prossime decisioni (che si fanno impellenti)

Di certo il quadro che emerge è sfidante, ma le incognite poderose del futuro asseto proprietario e industriale e del finanziamento della digitalizzazione da parte del PNRR rendono senz’altro ardita ogni previsione per il prossimo futuro.

Tanto più che il nuovo governo ha chiaramente sottolineato di ritenere la digitalizzazione del Bel Paese, quindi la sua infrastruttura TLC, quindi il controllo pubblico della nuova rete unica quale che sia, una priorità senza se e senza ma. Nelle prossime settimane forse i mercati apprenderanno finalmente il come. Intanto a Piazza Affari TIM perde ancora quota.

Programma dei video

« dicembre 2022»
lun
mar
mer
gio
ven
sab
dom

Registrati alla newsletter

Una volta alla settimana ti invieremo gli articoli più interessanti, le notizie più importanti che abbiamo appena pubblicato!


Approva il trattamento dei dati
Cancellazione e politica sulla privacy