Emanuela Orlandi, le due versioni contrastanti di Gabriella Boggiani sull'audio da Boston: la ricostruzione

di Luca Mastinu pubblicato:
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Gabriella Boggiani registrò quel nastro da Boston o da Roma, per poi consegnarlo a presunti rapitori? Lesse un comunicato o fece una telefonata? Le contraddizioni della nuova indagata del caso Emanuela Orlandi, nel dettaglio

Emanuela Orlandi, le due versioni contrastanti di Gabriella Boggiani sull'audio da Boston: la ricostruzione

Il caso Emanuela Orlandi chiede sempre maggiore chiarezza. È del 24 settembre la notizia della terza persona iscritta nel registro degli indagati dal pm Stefano D'Arma: dopo Laura Casagrande (ex amica di Emanuela, indagata per false dichiarazioni) e Marco Fassoni Accetti (ex fotografo e cineasta, sedicente rapitore, indagato per sequestro di persona a scopo di estorsione), in un fascicolo a parte la Procura di Roma ha messo nero su bianco il nome di Gabriella Boggiani. Il suo nome era emerso nel 2023 nel contesto delle indagini sull'omicidio di Katy Skerl: fu lei, nel 1983, a inviare un comunicato all'inviato della CBS a Roma Richard Roth in cui rivendicava il sequestro di Emanuela Orlandi. La stessa aveva ammesso il suo ruolo nella vicenda al pm Erminio Amelio, ma di fronte alla Commissione Parlamentare d'Inchiesta Orlandi-Gregori ha raccontato una versione differente.

La versione fornita al pm Erminio Amelio nel 2023: "Ho letto un comunicato"

Il retroscena: l'omicidio di Katy Skerl e il furto della bara dal cimitero del Verano

Prima di arrivare a ciò che raccontò Gabriella Boggiani nel 2023, facciamo un passo indietro. Nel 2022 la Procura di Roma, su richiesta del pm Erminio Amelio, aprì un fascicolo sulla profanazione della tomba di Katy Skerl. La ragazza, 17 anni, fu uccisa a Grottaferrata il 21 gennaio 1984, strangolata e lasciata con la testa schiacciata sul fango. Il suo assassino non è mai stato scoperto. Nel 2022 la Procura di Roma riaccese i riflettori sulla tragica vicenda a seguito di un post pubblicato da Marco Fassoni Accetti sul suo blog. Il titolo del post, caricato l'8 settembre 2015, era Cenotafio, una eventuale tomba vuota. Riportiamo uno dei passaggi cruciali:

(...) alcune persone organizzarono nel 2005 una fittizia squadra di addetti ai lavori cimiteriali, e simulando un lavoro di riesumazione smurarono il fornetto e lo richiusero dopo aver prelevato la bara. La caricarono su di un carro funebre ed uscirono da uno dei cancelli vigilati, come se si trattasse di un’operazione di traslazione. Lasciarono all’interno della tomba una maniglia che svitarono alla stessa cassa.

Brevemente: qualcuno - secondo Accetti - avrebbe prelevato la bara di Katy Skerl perché poteva contenere un elemento che collegava il suo omicidio alle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, avvenute rispettivamente il 22 giugno e il 7 maggio 1983. Di questa verità, come per tante altre, Accetti non ha mai portato prove, ma quando nel 2022 la Procura dispose la riapertura della tomba, chiesta l'anno prima dalla cugina di Katy, Laura Mattei, si ritrovò in effetti di fronte a un loculo vuoto, ad eccezione di una maniglia d'ottone.

In questo modo Marco Fassoni Accetti si rese il perno dei tre gialli più importanti dei primi anni '80: il caso Orlandi, il caso Gregori e il caso Skerl. A proposito di Orlandi, ricordiamo, nel 2013 Accetti entrò a gamba tesa nella vicenda quando segnalò a Chi l'ha Visto? la presenza di un flauto traverso in un vecchio deposito di materiale cinematografico, ora sotto esame da parte del Ris, per la seconda volta, con il supporto di nuove tecnologie.

Cosa disse Gabriella Boggiani al pm nel 2023

Arriviamo, quindi, a ciò che Gabriella Boggiani riferì al pm Erminio Amelio nel 2023. Il suo nome era stato suggerito da Marco Fassoni Accetti, che nel corso delle indagini del 2013 - quelle relative al flauto, nel cui contesto si autodenunciò come rapitore di Emanuela Orlandi - non l'aveva nominata.

Il resoconto di quel colloquio, nel quale Boggiani era stata ascoltata come persona informata sui fatti, fu pubblicato da varie testate. Repubblica, il 27 luglio 2023, sotto il titolo Caso Orlandi, la voce dell’americana che rivendicò il rapimento ora ha un nome: è una donna romana di 59 anni, scrisse - senza fare il nome di Gabriella Boggiani - che la persona ascoltata aveva ammesso di essere l'autrice di un comunicato audio arrivato da Boston a Roma all'indirizzo del giornalista Richard Roth.

La donna disse di essersi limitata a leggere un comunicato ma di essere totalmente ignara della vicenda Orlandi. Inoltre, disse che in quel tempo viveva in Massachusetts e aveva 19 anni. Il nastro con il comunicato arrivò il 6 dicembre 1983, pochi mesi dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi. In poche parole, al pm Amelio riferì di essere stata tirata in mezzo senza conoscere i retroscena. Brevemente, in quel comunicato la donna, simulando un accento anglosassone, riferì che la liberazione di Emanuela Orlandi poteva avvenire solamente con la rimessa in libertà di Mehmet Ali Agca. Ma c'è di più.

Emanuela Orlandi, le due versioni contrastanti di Gabriella Boggiani sull'audio da Boston: la ricostruzione

Nello stesso giorno, il 27 luglio 2023, il giornalista investigativo Fabrizio Peronaci - che da sempre si occupa del caso Orlandi, specialmente dall'entrata in scena di Marco Accetti - scrisse sul Corriere della Sera che l'allora 19enne registrò quel messaggio a Roma per poi consegnarlo a qualcuno in partenza per gli Stati Uniti. Dunque, non era vero che la donna in quel tempo viveva nel Massachusetts? Quel passaggio di testimone serviva a depistare gli investigatori affinché spostassero la lente sulla pista internazionale?

Fissiamo un concetto: ad Amelio, la donna nominata da Accetti - che oggi possiamo identificare come Gabriella Boggiani - riferì di aver letto un comunicato. Come abbiamo anticipato, tre anni dopo la donna avrebbe cambiato versione.

La nuova versione del 2026: "Accetti mi disse: 'Fai questa telefonata'"

Il ritorno di Gabriella Boggiani nel caso Emanuela Orlandi

Era il 13 novembre 2025 quando Rossella Pera, ricercatrice investigativa, ascoltata dalla Commissione Bicamerale d'Inchiesta fece il nome di Gabriella Boggiani. Possiamo trovare la sua audizione nel resoconto stenografico di quella giornata:

Io ritengo che sarebbe anche il caso di ascoltare Gabriella Boggiani, più che altro per capire la natura dell’intervento di Accetti: se questa è una persona che è stata messa a depistare successivamente, se sono state date una serie di informazioni atte a depistare, se questa persona è intervenuta direttamente. Gabriella Boggiani è la voce da Boston.

Boggiani, quindi, è stata convocata il 24 settembre 2026. La sua audizione, tuttavia, è stata secretata, come riportato sul sito istituzionale del Parlamento. Alcune testate, tuttavia, hanno riportato alcuni stralci.

Cosa ha detto ai parlamentari della Commissione

Incalzata dai commissari, durante l'audizione, Gabriella Boggiani ha detto:

Un giorno Accetti mi disse: "Dai, fai questo scherzo, fai questa telefonata". Io la feci, ma senza pensare a niente di strano. Non sapevo nemmeno chi fosse questa Orlandi, non era ancora successo niente di pubblico. Lui mi disse solo di dire che noi sapevamo dove stava Emanuela, e basta.

Poi ha aggiunto: "Confermo di aver fatto la chiamata, non di aver letto un comunicato". Resta da capire, ora, quale sia la verità su quel materiale appartenente alle quattro lettere da Boston. La sua voce, infatti, era stata recapitata al corrispondente da Roma della CBS all'interno di un nastro avvolto in una lettera scritta a mano.

Le lettere da Boston nel caso Emanuela Orlandi

Richard Roth ricevette le ormai note lettere da Boston da settembre a dicembre 1983. La lettera contenente il nastro con la voce di Gabriella Boggiani era l'ultima della serie, arriva - ripetiamo - il 6 dicembre 1983. Questi comunicati, sostanzialmente, mettevano in relazione l'arresto di Mehmet Ali Agca e le scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

I sedicenti rapitori, anche nelle altre missive, chiedevano che lo Stato Italiano e lo Stato Vaticano collaborassero affinché l'attentatore di Papa Giovanni Paolo II venisse liberato. Solo con il suo ritorno in libertà le due ragazze sarebbero uscite sane e salve dalla vicenda.

Oggi il nome di Gabriella Boggiani è inserito in un fascicolo separato da quello delle indagini a carico di Marco Fassoni Accetti, ma nello stesso faldone ci sono altri nomi legati all'ex fotografo e cineasta.

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Informazioni sull'autore:

Luca Mastinu
Luca Mastinu

Respira, vive e muore di cronaca nera. Nel 2016 scopre il fact-checking e si innamora dell'informazione. Nel 2018 si tuffa nel giornalismo musicale con Optimagazine, dal 2021 si occupa di cronaca su Virgilio Notizie. Dal 2026 collabora con FTA con i quotidiani approfondimenti sulla nera. Podcaster, racconta il true crime con Stoner. Divora libri di inchiesta. Classe 1983, caffeinomane sardo con disturbi d'ansia.