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Istat: cresce la spesa in R&S, incrementi della spesa e degli addetti più sostenuti nelle Università

di FTA Online News pubblicato:
10 min
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La ricerca e sviluppo in Italia - Anni 2024-2025.

Cresce la spesa in R&S, incrementi della spesa
e degli addetti più sostenuti nelle Università

Nel 2024, 5,6% della spesa in R&S in più a prezzi correnti rispetto all’anno precedente.

La crescita interessa tutti i settori istituzionali, con un incremento più marcato nelle Università (+13,4%). La spesa in R&S nelle istituzioni pubbliche aumenta del 4,7%, mentre nelle imprese cresce del 2,4%.

L’incremento della spesa delle imprese è sostenuto solo dalle grandi (+6,4%) mentre continua a ridursi la spesa delle piccole (-13,7%), e di quelle di media dimensione (-5,2%).

L’aumento della spesa in R&S è diffuso a livello territoriale, con punte massime nel Sud (+8,9%), seguito dal Nord-est (+6,6%). I dati preliminari segnalano per il 2025 una riduzione della spesa in R&S delle imprese (-2,6% rispetto al 2024). Al contrario, per le istituzioni pubbliche (+6,2%) e per le istituzioni private non profit (+6,4%) le stime evidenziano un aumento.

Le imprese restano il principale motore ma cresce il ruolo delle Università

Nel 2024 la spesa del settore privato (imprese e non profit) si conferma la principale componente della spesa in R&S intra-muros (58,4%). Le imprese hanno investito circa 18 miliardi di euro con un peso pari al 56,6% della spesa totale, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-1,8 punti percentuali). Le Università, con il 26,9% della spesa complessiva rappresentano l’attore più importante della R&S dopo le imprese e partecipano alla spesa totale del 2024 con una quota in aumento (+1,9 punti percentuali rispetto al 2023). Il contributo del settore pubblico e del non profit resta stabile rispetto al 2023, rispettivamente con il 14,7% e l’1,8% della spesa totale.

Con riferimento alle fonti di finanziamento, le imprese finanziano la maggior parte della spesa in R&S
(circa 15 miliardi pari al 48,3% dei finanziamenti complessivi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche (38,6%; circa 12 miliardi) e i finanziatori stranieri (10,7%; circa 3,3 miliardi). Rispetto al 2023, i finanziamenti delle imprese restano pressoché invariati, mentre aumentano del 10,6% i finanziamenti delle istituzioni pubbliche e del 15,2% quelli esteri.

L’autofinanziamento si conferma la fonte principale della spesa per R&S nelle istituzioni pubbliche, che finanziano l’87,8% della spesa del proprio settore, e nelle imprese nazionali che si autofinanziano per l’81,5% (Figura 1). Per converso, la spesa in R&S delle Università è finanziata per l’81,1% dal settore pubblico che sostiene anche il 46,6% di quella del settore non profit.

Nelle imprese, rispetto al 2023, si riduce l’autofinanziamento (-2,5 punti percentuali), mentre aumentano i finanziamenti esteri (+1,6 punti percentuali) e pubblici (+0,8 punti percentuali). L’autofinanziamento rappresenta per le imprese la principale modalità di finanziamento a prescindere dalla fascia dimensionale. Le altre due principali modalità di finanziamento presentano un diverso rilievo nelle piccole e nelle grandi imprese: i finanziamenti pubblici sono relativamente maggiori nelle piccole imprese (8,5% contro il 5,2% delle grandi), mentre il contributo fornito dai soggetti stranieri risulta più importante nelle grandi imprese (14,5% contro il 10,2% delle piccole).

La spesa in R&S si concentra sempre più nelle grandi imprese e nelle multinazionali

L’aumento della spesa in R&S nelle imprese nel 2024 mostra una crescente polarizzazione a favore delle grandi imprese (+6,4%), di solito le più solide e strutturate, mentre le PMI hanno registrato un forte rallentamento (-13,7% le piccole con meno di 50 addetti, -5,2% le imprese di media dimensione)[i].

Le grandi imprese si confermano quindi il soggetto più importante nelle attività di R&S, con 13,3 miliardi di spesa (pari al 76,0% della spesa totale sostenuta dalle imprese), mentre le PMI faticano a sostenere attività strutturate di R&S. Tale squilibrio strutturale, dovuto anche alla presenza elevata di PMI nel sistema produttivo italiano, contribuisce a spiegare perché il nostro Paese non riesca a raggiungere i livelli di intensità in R&S dei principali Paesi europei.

I settori che investono di più in R&S nel 2024 si confermano la produzione di mezzi di trasporto (autoveicoli e altri) e la fabbricazione di macchinari e apparecchiature: questi settori insieme sono responsabili del 35,9% della spesa complessiva (Figura 2). Seguono l’elettronica, l’informatica, il comparto della ricerca e la farmaceutica, tutte con quote superiori al 5%.

Rispetto al 2023, l’aumento della spesa è concentrato in pochi settori: altri mezzi di trasporto (+22,0%), farmaceutica (+18,9%), prodotti in metallo (+19,5%) e informatica (+6,5%). Alcuni importanti settori sono invece risultati in difficoltà. In particolare, telecomunicazioni e settore automobilistico hanno registrato una significativa contrazione della spesa (rispettivamente -13,9% e -9,3%). Sono stati inoltre interessati da un calo marcato della spesa anche i macchinari (-6,0%), il comparto della Ricerca (-6,3%), l’elettronica (-4,2%). Riguardo alla governance delle imprese, a trainare la spesa in R&S in Italia sono le multinazionali, da cui dipende l’82,2% dell’intera spesa delle imprese, pari a oltre 14 miliardi di euro. In particolare, le multinazionali a controllo italiano e quelle a controllo estero sono responsabili ciascuna del 41,1% della spesa. Solo un 6,1% della spesa è attribuibile alle imprese indipendenti e l’11,7% spetta a imprese appartenenti a gruppi domestici. Rispetto al 2023, la spesa si riduce in misura marcata nelle imprese indipendenti (- 18,4%), e nei gruppi domestici (- 19,1%), mentre cresce del +13,7% nelle multinazionali a controllo nazionale e del +11,3% nelle multinazionali a controllo estero.

Aumenta la quota di spesa in R&S destinata allo sviluppo sperimentale

Nel 2024 l’aumento più evidente nella spesa in R&S riguarda la componente dello sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi che raggiunge i 10,5 miliardi di euro (+9,8% rispetto al 2023). Si conferma, inoltre, la tendenza alla crescita della spesa nella ricerca di base che, raggiungendo 8 miliardi di euro, aumenta del 5,9%. La ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento con 12,5 miliardi di euro, pur  registrando un incremento più contenuto (+2,1%).

Pertanto, in termini di composizione della spesa, la quota dello sviluppo sperimentale passa dal 32,7% del 2023 al 34,0% del 2024, a fronte di un ridimensionamento delle spese per la ricerca applicata che dal 41,6% scendono al 40,2%.

In particolare, cresce nelle imprese la spesa in attività di R&S più prossime all’industrializzazione (+9,8% la spesa in sviluppo sperimentale). Per converso, si registra una diminuzione importante della spesa destinata alle altre tipologie di ricerca: -5,8% nella ricerca di base e -4,6% nella ricerca applicata. Le istituzioni pubbliche e le istituzioni private non profit investono soprattutto nella ricerca applicata (rispettivamente il 64,9% e il 50,0% del totale), in crescita rispetto al 2023 rispettivamente del 7,2 e dell’11,4%. Nelle Università oltre la metà della spesa in R&S è destinata alla ricerca di base.

Le Scienze ingegneristiche e la ricerca tecnologica si confermano il principale campo scientifico in cui si investe, assorbendo il 55,6% delle spese complessivamente sostenute per la R&S (Figura 3). È seguito dalle Scienze naturali e dalle Scienze mediche e sanitarie in cui si realizzano rispettivamente il 14,4% e il 14,1% del totale.

Notevoli differenze emergono a livello di settore esecutore. Se le imprese concentrano la maggior parte degli investimenti nelle Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica (l’83,3%) e il non profit investe oltre i due terzi della R&S nelle Scienze mediche e sanitarie.

La R&S di Università e istituzioni pubbliche è più diversificata. In particolare, le prime investono circa il 70% della spesa nelle Scienze naturali, Scienze sociali e Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica, mentre le istituzioni pubbliche puntano prevalentemente sulle Scienze naturali (37,6%), ma una quota importante della spesa totale riguarda anche le Scienze mediche e sanitarie (21,3%) e le Scienze ingegneristiche e ricerca tecnologica (19,7%). Rispetto al 2023, i maggiori aumenti della spesa totale si riscontrano negli Studi e ricerche in ambito umanistico e nelle arti (+13,5%, dovuti soprattutto alle Università), nelle Scienze sociali (l’aumento di +10,5% interessa tutti i settori, anche se l’ incremento più importante è nelle Università) e nelle Scienze mediche e sanitarie (+10,1%, con un aumento importante anche nelle imprese pari al +12,6%).

Accelera la spesa in R&S nel Sud: +8,9% rispetto al 2023

Oltre il 60% della spesa totale in R&S, pari nel 2024 a 18,9 miliardi di euro, è concentrato in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. La Lombardia contribuisce a circa il 20% della spesa totale, mentre le altre tre regioni partecipano con quote superiori al 10%. Altre quattro regioni sostengono una spesa di oltre un miliardo di euro: Veneto (7,3% della spesa totale), Toscana (6,4%), Campania (5,7%) e Sicilia (3,3%).

Rispetto al 2023 si registra una tendenza all’aumento della spesa in R&S in buona parte del territorio nazionale con punte massime nel Sud (+8,9%), seguito dal Nord-est (+6,6%). La crescita della spesa nel Centro (+5,1%) e nel Nord-ovest (+4,8%) è di poco inferiore al dato medio nazionale. Resta sostanzialmente stabile la spesa in R&S nelle Isole (+0,4%).

Le migliori performance a livello regionale sono registrate nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (+21,1%), in Emilia-Romagna (+13,4), Puglia (+12,9%), Campania (+11,2%) e Basilicata (+10,4%) mentre Molise (-5,0%), Calabria (-3,8%), Veneto (-3,7%), Liguria (-2,3%) e Sicilia (-1,5%) registrano un calo della spesa.

Con riferimento alla composizione della spesa per tipologia di soggetto esecutore, si confermano grandi differenze territoriali tra il Nord, caratterizzato dalla prevalenza della spesa delle imprese (più della metà del totale con punte che superano i tre quarti in Piemonte e Emilia-Romagna) e il Mezzogiorno, in cui la spesa in R&S è sostenuta prevalentemente dal settore pubblico e dalle Università, con punte dell’80% in Sardegna, Calabria e Basilicata.

In termini di incidenza della spesa per R&S sul Pil spiccano soprattutto Emilia-Romagna (2,32%) e Piemonte (2,20%), seguite da Friuli-Venezia Giulia (1,65%) e Provincia autonoma di Trento (1,58%) (Figura 4). Particolarmente significativo è il peso delle imprese in Emilia-Romagna (1,75%) e Piemonte (1,67%). La situazione appare invece più debole nel Mezzogiorno, dove la percentuale di spesa totale si mantiene generalmente al di sotto dell’1,0%, anche se si raggiungono livelli leggermente superiori in Campania (1,29%) e Abruzzo (1,09%).

Contrazione degli addetti alla R&S nelle imprese e forte crescita nelle Università

Nel 2024 il personale addetto alla R&S è pari a circa 510mila unità, in diminuzione dell’1,8% rispetto al 2023. Il calo complessivo è interamente dovuto alle imprese (-10,5%) ed è solo in parte compensato dall’importante aumento registrato nelle Università (+12,0%), mentre nelle istituzioni pubbliche e nel non profit, aumenta in misura più contenuta, pari rispettivamente a +4,0% e +2,2%.

In termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp), il personale impiegato nella R&S nel 2024 si compone di 352mila Etp e, rispetto all’anno precedente, aumenta dell’1,2%. Anche in questo caso, l’andamento occupazionale nelle imprese è negativo (-5,9%) ma è compensato da un aumento significativo nelle Università (+13,6%). In aumento anche nel settore pubblico e nel non profit (+5,6% e +7,1%).

I ricercatori, misurati in Etp, sono circa 179mila e rappresentano il 50,9% del totale, in aumento del 5,4% rispetto al 2023 (Figura 5). L’incidenza maggiore si rileva nelle istituzioni non profit (70,7%), in aumento dell’8,8%. I ricercatori sono la componente principale anche nelle Università, dove sono il 68,2% degli addetti alla R&S e sono in netto aumento (+15,3%). Anche nelle istituzioni pubbliche si segnala un incremento dei ricercatori (+7,5%) che rappresentano il 62,3% del personale. Le imprese, invece, continuano ad avere quote nettamente inferiori di ricercatori sugli addetti complessivamente dedicati alla R&S (37,2%) e registrano un calo annuale pari a -4,3%. Poiché la quota di ricercatori sul totale degli addetti alla R&S nelle imprese è in lieve aumento, ne deriva che la perdita occupazionale maggiore si è verificata in altre categorie (tecnici, amministrativi, ecc.).

Le donne impegnate in attività di R&S nel 2024 sono circa 192mila, pari al 37,7% del totale degli addetti, e registrano un tasso di crescita del 4,8% rispetto al 2023; in termini di unità equivalenti a tempo pieno, raggiungono le 131mila unità con un aumento dell’8,0% rispetto all’anno precedente. Il numero di donne impegnate nella R&S cresce soprattutto nelle Università (+13,7% in unità e +15,3% in Etp), mentre nelle imprese si registra un calo delle unità (-5,1%) e un lieve aumento in termini di Etp (+1,9%).

Le ricercatrici sono 94mila in numero e corrispondono a quasi 72mila in Etp, in aumento dell’11,9% rispetto al 2023 in termini di Etp. Le ricercatrici crescono sensibilmente nelle Università (+17,9%) e nel non profit (+12,6%), in misura più contenuta nelle istituzioni pubbliche (+7,1%) e nelle imprese (+6,1%).   Complessivamente, in termini di Etp, l’incidenza delle ricercatrici sul personale femminile impegnato in R&S è superiore a quella dei ricercatori totali (54,6% contro il 50,9%). Su questa quota influisce il dato relativo alle imprese, dove l’incidenza delle ricercatrici (40,8%) è più elevata rispetto a quella dei ricercatori totali (37,2%) (Figura 5).

Nel 2024 sono stabili gli stanziamenti per R&S di Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome

stanziamenti per Ricerca e sviluppo delle Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome (previsioni di spesa assestate) nel 2024 sono pari a circa 13,5 miliardi di euro, e restano sostanzialmente stabili (+0,5%) rispetto all’anno precedente.

Con riferimento alla distribuzione dei finanziamenti per obiettivo socio-economico, quelli destinati alle Università tramite il Fondo di finanziamento ordinario, si confermano la quota più rilevante (40,7% del totale) (Figura 6). Le restanti risorse si concentrano prevalentemente sull’esplorazione e l’utilizzo dello spazio (14,0%), sulla protezione e promozione della salute umana (11,6%) e sulle produzioni e tecnologie industriali (7,9%).

Nel 2025 i dati relativi alle previsioni di spesa iniziali, sono pari a circa 13,1 miliardi di euro e registrano una diminuzione del 3,2% rispetto all’anno precedente.

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