L'omicidio di Fabio Colapietro a Torino e quel filo rosso con Luca Varani, la maledizione della città dei vivi
pubblicato:Da via Igino Giordani a via Tommaso Gulli, a Roma e Torino il Grand Guignol della città dei vivi: la confessione, la fuga, la "chiusa" con droga e alcol, la spirale allucinatoria tra le quattro mura di un comune appartamento

Fabio Colapietro (39 anni) è stato ucciso in via Tommaso Gulli 46, a Torino, e il suo corpo è stato fatto a pezzi, disposti poi in sacchi neri distribuiti nell'appartamento di Nicole Formichetti (47), host per diverse notti di una "chiusa" alla quale hanno partecipato Matheus De Oliveira Morando, 26 anni e reo confesso, e Keith Butig (22 anni). Crack, hashish, addirittura una droga dello stupro, eroina e superalcolici. Il tutto consumato all'interno dell'appartamento in cui Formichetti viveva in affitto. I quattro attori di questa tragedia, compresa la vittima, sono rimasti rinchiusi tra quelle mura al quarto piano per quattro notti, fino a quando è diventato impossibile nascondere e sopportare l'orrore. Chi ha memoria ricorderà che dieci anni fa, nel 2016, a Roma, al decimo piano di via Igino Giordani il massacro di Luca Varani si consumò al culmine di una "chiusa", con Manuel Foffo e Marco Prato da giorni occultati dentro un appartamento fino a quel tragico epilogo. Ma c'è molto di più.
La maledizione della città dei vivi
Il 1° ottobre 2026 La Città dei Vivi, il film di Edoardo Gabbriellini che traspone per il grande schermo il libro omonimo di Nicola Lagioia, uscirà nelle sale. Il libro di Lagioia non è un semplice racconto di cronaca. L'autore, piuttosto, seguendo la lezione di A Sangue Freddo di Truman Capote, inserisce il terribile fatto di cronaca dell'omicidio di Luca Varani in un tessuto sociale, in una città stratificata e prigioniera di un dittongo emotivo imprescindibile: da una parte, l'universo felliniano de La Dolce Vita; dall'altra, l'inferno nascosto della suburra, ma non quella localizzata nei quartieri malfamati. È, piuttosto, l'incarnazione di Thad Beaumont che incontriano ne La Metà Oscura del maestro King. Una suburra emotiva, esplosa tra i tormenti di Manuel Foffo e sotto la superficie del viveur tormentato Marco Prato.
Se la Roma de La Città dei Vivi mostra ciò che Fellini ha edulcorato ne La Dolce Vita, nell'omicidio di Fabio Colapietro a Torino troviamo l'inganno di poter "ammazzare il tempo" di cui parla il commissario Santamaria (Marcello Mastroianni, sempre lui) ne La Donna della Domenica (1975) di Luigi Comencini, dove c'è il delitto di un architetto che oscilla tra borghesia e volgo. Il film è ambientato a Torino, che dopo i fatti di via Tommaso Gulli diventa un'altra città dei vivi.
Da via Igino Giordani a via Tommaso Gulli
La confessione ai genitori, Manuel Foffo: "Abbiamo ucciso una persona"
In entrambi i casi, tutto esplode quando qualcuno vuota il sacco in famiglia. Manuel Foffo, il 5 marzo 2016, sta andando a Bagnoli del Trigno (Isernia) per il funerale dello zio materno Rodolfo, morto a 58 anni per un tumore. Prima sale in auto con Roberto, il fratello, poi continua il viaggio con il padre Valter. Al padre Valter, che lo redarguisce per quelle chiamate senza risposta e che ora lo incalza, dice: "Abbiamo ucciso una persona". In quel momento il corpo di Luca Varani è ancora su quel letto di quell'appartamento al decimo piano di via Igino Giordani, dove Manuel vive. La "chiusa" è finita nel sangue.
Matheus De Oliveira Morando "diceva cose confuse" al telefono con il 112
Fa più o meno la stessa cosa Matheus De Oliveira Morando. Sua madre racconta che intorno alle 23 del 24 settembre, suo figlio l'ha chiamata e parlava in maniera confusa. Dunque la decisione di incontrarsi in piazza Rebaudengo, a circa 22 minuti a piedi da via Gulli 46.
Madre e figlio si incontrano, ma Matheus continua a parlare in maniera confusa. La madre capisce che sia successo qualcosa di grave, dunque lo convince a chiamare il 112. Ma anche con l'operatore, suo figlio non riesce a centrare la conversazione. Dunque sua madre gli prende il telefono e chiede che qualcuno raccolga le parole del 26enne, ancora sotto l'effetto del crack e annebbiato dai fumi dello choc. In via Tommaso Gulli 46 Nicole Formichetti, l'insegnante di Rieti che nella scuola di Ciriè non ha mai preso servizio, è ancora in compagnia di quei sacchi neri dentro i quali, con il cemento a presa rapida, sono stati nascosti i pezzi del cadavere di Fabio Colapietro.
Il ritratto delle vittime, Luca Varani "la marchetta" e Fabio Colapietro "il cavallino"
La "marchetta"
Marco Prato, interrogato dal pm Francesco Scavo, dice che Luca Varani "si prostituiva", dunque era "una marchetta". Parola che lo stesso Prato aveva usato in precedenza, durante uno scambio su WhatsApp con l'amico Damiano Parodi, quando aveva scritto: "Non sono una marchetta con la seconda elementare", riferendosi proprio a Varani, che già conosceva.
Eppure le prove che la vittima si prostituisse non esistono, a parte un riferimento in alcuni messaggi ricevuti dalla fidanzata, Marta Gaia Sebastiani, da una conoscente dopo la tragedia. E ovviamente, nelle parole di Prato e Foffo durante l'interrogatorio davanti al pm Scavo, oltre agli scambi WhatsApp tra vittima e carnefici poche ore prima dei fatti di via Igino Giordani.
Il "cavallino"
Durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto, davanti al gip Antonio Borretta, Matheus De Oliveira Morando definisce Fabio Colapietro "cavallino di uno spacciatore" che aveva contatti con la professoressa, Nicole Formichetti. Quella volontà di Morando di trovare qualcuno con cui fare sesso e consumare crack, condivisa con Keith Butig che avrebbe fatto da ponte per far incontrare il 26enne con l'insegnante, nella prospettiva di rinchiudersi in quell'appartamento di via Gulli e consumare ogni tipo di droga e superalcolico, poi, ha coinvolto Colapietro.
Colapietro, anch'egli inizialmente parte attiva di quella "chiusa", sarebbe uscito due volte per procurare altro crack. E Morando lo accusa: il 39enne avrebbe tentato di derubarlo e per questo sarebbe scoppiata la colluttazione durantre la quale Matheus ha avuto la meglio, soffocando il "cavallino". Da quel momento, quindi, sarebbe iniziata la spirale allucinatoria con le tre pedine rimaste in piedi intente ad oscillare tra il panico, l'eccitazione e l'orrore.
Il caos dopo l'omicidio
Le fughe di Marco Prato dalla stanza dell'omicidio "per difendermi"
La città dei vivi, un Grand Guignol di morte e perdizione, si consuma anche nei ruoli delle persone coinvolte durante la mattanza. Al pm Scavo, Marco Prato racconta che mentre Foffo colpiva Luca, lui si era trovato a "entrare e uscire dalla stanza", un modo per "difendermi da quello che stava succedendo". Racconta anche di essersi almeno due volte rifugiato nel soggiorno mentre Foffo gli chiedeva di aiutarlo a uccidere la vittima.
Il ruolo di Keith Butig: "Ho solo comprato i sacchi"
Anche Keith Butig avrebbe fatto la stessa cosa. Dopo l'omicidio di Fabio Colapietro da parte di Morando, quest'ultimo e Nicole Formichetti sarebbero precipitati in uno stato di panico ed eccitazione, durante il quale scoppiavano liti e si continuavamo ad assumere funghi allucinogeni, nel frattempo messi a bollire in una pentola.
La 22enne, invece, si sarebbe rifugiata in una stanza. Lo riferisce il suo avvocato Francesco Rotella, intervistato da La Stampa, che precisa che la sua assistita non avrebbe nemmeno assistito allo strangolamento di Colapietro da parte di Morando, in quanto "in un'altra stanza sotto effetto di crack". Sarebbe dunque uscita per acquistare i sacchi neri, per poi fuggire da quella casa e darsi alla macchia perché "spaventata dall'accaduto".
La mattanza di Borgo Vittoria: cosa sanno gli inquirenti
Il lavoro degli inquirenti, svolto dalla squadra mobile di Torino e coordinati dal pm Lea Lamonaca, è ancora in corso per un riscontro con le dichiarazioni rese da Matheus De Oliveira Morando. La professoressa Nicole Formichetti, affittuaria dell'appartamento di via Tommaso Gulli 46, per il momento - secondo i legali Alessandro Bellina e Chiara Romano - non è ancora in grado di sostenere un interrogatorio e per questo non ha risposto alle domande del gip durante l'udienza di convalida dell'arresto.
Matheus De Oliveira Morando è accusato di omicidio e soppressione di cadavere; Nicole Formichetti e Keith Butig, invece, sono accusate di favoreggiamento e concorso in soppressione di cadavere. Il gip ha confermato il carcere per tutte e tre le persone indagate. Secondo una prima ricostruzione della Procura, Morando e Butig hanno raggiunto la casa di Formichetti il 20 settembre dopo aver ordinato del crack al parco Sempione. Colapietro ha consegnato la droga ed è rimasto in via Gulli 46 per partecipare al festino.
Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, la colluttazione e l'omicidio. E il delirio: Nicole avrebbe cercato su Internet le modalità per disfarsi di un cadavere, che inizialmente doveva essere gettato nel fiume. Ma in quel clima di tensione, estasi provocata dalle droghe e panico, Morando e Formichetti hanno deciso di fare a pezzi il cadavere con una mannaia e occultarlo tra sacchi e secchi riempiti con cemento a presa rapida. Poi la presa di coscienza: Morando ha chiesto soccorso alla madre, Butig ha girovagato per la città e Formichetti, invece, è rimasta in casa. E lì l'hanno trovata gli agenti accorsi dopo la telefonata di Morando, che da Mirafiori sono arrivati a Borgo Vittoria e hanno fatto la macabra scoperta.