Sell-off in Asia-Pacific. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,89%
pubblicato:L'ennesima escalation del conflitto in Medio Oriente causa un sell-off in Asia-Pacific. Il Nikkei 225 perde l'1,89% mentre l'unica piazza in positivo è quella di Sydney
Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,17% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista si trasforma in un sell-off.
Nonostante le rassicurazioni della Casa Bianca, che continua a sostenere che un accordo con Teheran sia vicino, gli investitori guardano con apprensione all'ennesima escalation in Medio Oriente.
Non sono solo ormai Israele e Iran a violare la tregua, visto che anche gli Usa sono tornati a colpire obiettivi militari. Per circa quattro ore gli Usa hanno attaccato basi navali a Sirik e Jask, difese aeree a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm, nel Sud dell'Iran.
La replica di Teheran, che accusa Washington di avere colpito anche obiettivi civili, è stato il lancio di almeno quattro missili balistici e numerosi droni contro basi Usa in Bahrein, Kuwait e Giordania.
I corsi del greggio sono tornati a crescere di circa l'1% sui mercati asiatici dopo il netto declino registrato martedì. I future sul Wti in consegna a luglio avevano infatti chiuso in declino del 3,39% martedì al New York Mercantile Exchange a 88,20 dollari il barile.
Secondo le stime dell'American Petroleum Institute (Api), le scorte di petrolio sono crollate in Usa nella settimana chiusa il 5 giugno di 9,12 milioni di barili, contro il precedente declino di 6,75 milioni e la flessione limitata a 3,40 milioni del consensus di Reuters.
Il clima estremamente negativo per la regione si concretizza intanto in una netta contrazione di oltre il 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, mentre il Kospi di Seoul scivola di più del 6% dopo il tracollo dell'8,18% registrato nella precedente sessione.
Sono ancora i colossi dei chip di memoria Sk Hynix e Samsung Electronics (con cali intorno al 9% e al 7% rispettivamente) ad appesantire l'indice sudcoreano. Estrema volatilità legata ai timori per la sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in declino di circa lo 0,10% a fronte di uno yen poco mosso sul biglietto verde.
A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,89% (fa meglio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dell'1,25%), rimanendo comunque in crescita di oltre il 24% da inizio 2026.
Sul fronte macroeconomico, in maggio i prezzi alla produzione sono rimbalzati in Giappone del 6,3% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 5,3% della lettura finale di aprile (e al 2,8% di marzo) e sopra al progresso del 5,6% del consensus.
Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di statistica di Pechino, il mese scorso i prezzi alla produzione sono cresciuti in Cina del 3,9% annuo, in accelerazione rispetto al 2,8% di aprile. Il dato è appena superiore alla crescita del 3,8% del consensus di Reuters ma si attesta sui massimi dal 4,2% del luglio 2022.
Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,50% e l'1% rispettivamente, contro un calo di quasi il 2% per lo Shenzhen Composite.
Male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa lo 0,70% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una perdita di oltre l'1%). A Sydney è stato invece dello 0,57% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura.