Asia-Pacific in rally. Per il Nikkei 225 rimbalzo del 4,99%

di Raffaele Rovati pubblicato:
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Asia-Pacific in rally con l'annuncio dell'accordo tra Washington e Teheran. Stretto di Hormuz tornerà operativo dal 19 giugno. Per Nikkei 225 rimbalzo del 4,99%

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Dopo una chiusura d'ottava in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,70% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza in positivo si consolida in un rally.

Domenica Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan (Paese che da mesi aveva assunto il ruolo di mediatore tra le parti), ha annunciato che un accordo tra Washington e Teheran per la cessazione di ogni ostilità (compresi gli attacchi di Israele sul Libano) è stato raggiunto.

Donald Trump ha confermato la notizia, anticipando che a partire da venerdì 19 giugno (quando l'accordo dovrebbe essere firmato a Ginevra) lo Stretto di Hormuz tornerà pienamente operativo.

Il primo effetto è stato un crollo intorno al 4% per i corsi del greggio e il clima rialzista per la regione si è concretizzato in un rally intorno al 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in arretramento di circa lo 0,30% a fronte di un rafforzamento intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde.

A Tokyo il Nikkei 225 chiude con un guadagno del 4,99% (fa peggio l’indice più ampio Topix, comunque in rally del 3,03%), attestandosi su 69.317,50 punti. Tra i singoli titoli da segnalare SoftBank Group, che vola del 10,30% (venerdì Arm Holdings, di cui la conglomerata nipponica è il maggiore azionista, aveva guadagnato l'11,27%).

Sul fronte macroeconomico, in Giappone l’indice di attività del settore terziario è salito in aprile del 2,2% annuo, rettificato stagionalmente, in frenata rispetto al 2,6% di marzo (1,9% in febbraio). Su base sequenziale l'indice è invece cresciuto dell'1,3% contro il precedente decllino dello 0,2% (0,7% il ribasso di febbraio).

Tutte ampiamente in positivo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni, Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa l'1,30% e il 2% rispettivamente, contro un rialzo superiore al 3% per lo Shenzhen Composite.

Bene anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,50% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China, con un progresso intorno all'1,50%). A Sydney è stato dell'1,25% l'incremento dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul è stato del 5,20% il rally del Kospi.

In giugno l'export dalla Corea del Sud è rimbalzato del 53,4% annuo, in accelerazione rispetto al 48,0% di aprile (49,2% in marzo) e appena sopra al 53,2% della lettura preliminare diffusa a inizio mese. La crescita, trainata dalla domanda di chip per l'intelligenza artificiale, è la più netta addirittura dal gennaio 1984.