Asia-Pacific in negativo e a Tokyo Nikkei 225 perde il 2,47%
pubblicato:Dopo una seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dello 0,66% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista si è consolidata.
Mentre cresce l'ottimismo su una concreta risoluzione del conflitto in Medio Oriente, protagonista in negativo torna a essere il settore dei chip con i colossi sudcoreani Samsung Electronics e Sk Hynix che perdono di nuovo terreno sul listino mentre Kioxia, l'ex divisione di Toshiba che tra i maggiori produttori globali di memorie flash, precipita a Tokyo.
Il prezzo del petrolio è in arretramento di oltre l'1% dopo che Donald Trump ha detto che i negoziati con Teheran stanno andando bene. "Il processo di denuclearizzazione dell'Iran sta procedendo", ha dichiarato. Il clima negativo per la regione si concretizza comunque in una contrazione di oltre il 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in modesto declino a fronte di un recupero di circa lo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde il 2,47% (segno opposto per l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,09%), scivolando sotto i 69.000 punti.
Sul fronte macroeconomico, in giugno la base monetaria del Sol Levante è crollata del 13,7% annuo, in ulteriore peggioramento rispetto al 12,2% di maggio (11,3% in aprile) e contro la flessione del 10,0% del consensus. Si tratta della ventiduesima contrazione consecutiva. La base monetaria del Giappone si è attestata nel mese appena chiuso a quota 559.985 miliardi di yen (3.028 miliardi di euro al cambio attuale), in ribasso dai 571.877 miliardi (3.092 miliardi di euro) di maggio.
Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa l'1,50% e il 2,60% contro un ribasso superiore al 2% anche per lo Shenzhen Composite.
Contrastato l'andamento di Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,70% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un calo intorno allo 0,30%). A Sydney si è limitato allo 0,02% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul è di oltre il 7% il tracollo del Kospi.
In giugno il tasso d'inflazione è salito in Corea del Sud sul 3,2% annuo dal 3,1% di maggio, in linea con il consensus. Il dato si conferma sopra al 2,0% del target d'inflazione della Bank of Korea per il decimo mese. Su base sequenziale l'indice dei prezzi al consumo è invece salito dello 0,1% contro lo 0,5% di aprile e maggio, anche in questo caso in linea con le previsioni.
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