Asia-Pacific in recupero. Nikkei 225 guadagna un netto 2,20%
pubblicato:Dopo una seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi dell'1,04% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata in positivo. Ritorno la fiducia tra gli investitori. Il mega accordo tra Meta Platforms e Advanced Micro Devices (Amd) allontana per ora i timori sulla sostenibilità del boom dell'intelligenza artificiale mentre le parole di Donald Trump, che ha dichiarato di preferire un accordo sul nucleare con l'Iran al lancio di un attacco contro il Paese, raffreddano i corsi del petrolio. Recupera il Bitcoin dopo due sedute di sofferenza tornando sopra quota 65.000 punti. Mentre i listini di Sol Levante e Corea del Sud (come pure quello di Taiwan) segnano nuovi record storici, il clima rialzista per la regione si concretizza in un progresso ampiamente superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in declino di circa lo 0,20% a fronte di un marginale recupero per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna un netto 2,20% (fa peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,71%). Sul fronte macroeconomico, in gennaio il tasso d'inflazione core del Giappone stilato dalla Bank of Japan (BoJ) è calato ulteriormente sull'1,7% annuo dall'1,9% di dicembre (2,2% in ottobre e novembre), contro l'1,8% stimato dagli economisti. Settimana scorsa il ministero nipponico di Affari Interni e Comunicazione aveva reso noto che l'inflazione core del Sol Levante (al netto degli alimenti freschi e benchmark su cui la BoJ ha il target del 2%) era diminuita in gennaio sul 2,0% annuo dal 2,4% di dicembre (3,0% in ottobre e novembre), in linea con il consensus di Reuters.
Tutte in positivo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano lo 0,72% e lo 0,60% rispettivamente, contro un progresso dell'1,21% per lo Shenzhen Composite. Bene anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,40% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un rialzo comunque intorno allo 0,20%). A Seoul è stata dell'1,91% l'ulteriore netta espansione del Kospi, che ha aggiornato per l'ennesima volta i suoi massimi storici superando per la prima volta i 6.000 punti (6.083,86 punti in chiusura), mentre a Sydney è stato dell'1,17% il guadagno dell'S&P/ASX 200 al termine della sessione. In gennaio il tasso d'inflazione è rimasto fermo in Australia sul 3,8% annuo della lettura finale di dicembre, contro il 3,7% stimato dagli economisti. Il dato si conferma per il settimo mese consecutivo sopra al range dell'obiettivo del 2% -3% della Reserve Bank of Australia (Rba). Su base sequenziale l'indice dei prezzi al consumo è invece salito dello 0,4% contro l'1,0% precedente e lo 0,3% del consensus di Reuters.
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