Asia-Pacific in recupero. Per il Nikkei 225 rialzo del 2,87%
pubblicato:Dopo un'altra seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, apprezzatosi dello 0,47% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in positivo si è consolidata al rialzo. La guerra in Iran prosegue ma a fronte di un'incertezza rafforzata da un Donald Trump sempre più ondivago gli investitori preferiscono rivolgere lo sguardo altrove, considerando anche che l'ottava vede protagonisti gli istituti centrali. In serata è attesa la decisione della Federal Reserve (Fed) ma il mercato non si aspetta alcun cambiamento. Per il FedWatch Tool di Cme Group sono infatti del 98,9% le probabilità che i tassi d'interesse Usa restino invariati sul 3,50% -3,75% attuale. Giovedì 19 marzo sarà invece il turno nell'ordine di Bank of Japan (BoJ), Bank of England (BoE) e Banca centrale europea (Bce). Per tutte non sono previste modifiche al costo del denaro. Il clima decisamente positivo per la regione si concretizza intanto in un progresso superiore al 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in calo di circa lo 0,10% a fronte di un rialzo di quasi lo 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna il 2,87% (fa poco peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi del 2,49%). Sul fronte macroeconomico, in febbraio le esportazioni dal Giappone sono cresciute del 4,2% annuo, in frenata rispetto al 16,8% di gennaio ma sopra all'1,6% del consensus. Le importazioni sono invece salite del 10,2% annuo contro il precedente calo del 2,6% e sotto al rimbalzo dell'11,5% atteso. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l'omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), è progredito in marzo su 18 punti dai 13 punti di febbraio, confermandosi in positivo per il dodicesimo mese consecutivo e attestandosi sui massimi dai 22 punti registrati nel dicembre 2021.
Tutte in positivo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,32% e lo 0,45% rispettivamente, contro un progresso dello 0,95% per lo Shenzhen Composite. Bene anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in crescita di circa lo 0,70% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che segna comunque un rialzo intorno allo 0,20%). A Sydney è stato dello 0,31% il rialzo dell'S&P/ASX 200, mentre a Seoul il Kospi è tornato a correre (5,04% il rally registrato in chiusura della sessione). In febbraio il tasso di disoccupazione, rettificato su base stagionale, ha segnato in Corea del Sud un ulteriore declino sul 2,9% dal 3,0% di gennaio (3,3% in dicembre), contro il 2,8% del febbraio 2025. La disoccupazione non rettificata è invece calata sul 3,4% dal 4,1% di dicembre e gennaio (2,2% nei due mesi precedenti), contro il 3,2% registrato di un anno prima.
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