Asset allocation, tre mercati su quattro restano “risk-on”: ma dai Treasury arriva un segnale d’allarme

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Il portafoglio può restare orientato agli asset di rischio, ma la combinazione tra commodity forti, inflazione persistente e Treasury deboli impone prudenza sulla duration e attenzione ai primi segnali di cedimento dell’MSCI World

Asset allocation, tre mercati su quattro restano “risk-on”: ma dai Treasury arriva un segnale d’allarme

Analisi dei 4 mercati: l’asset allocation resta pro-risk, ma dai bond arriva un segnale da non sottovalutare

Il quadro dei quattro grandi mercati restituisce un'immagine piuttosto netta: azionario sviluppato, mercati emergenti e materie prime mantengono strutture rialziste, mentre il comparto obbligazionario americano continua a rappresentare l'elemento debole dell'asset allocation.

È una configurazione che continua a favorire gli asset reali e di rischio rispetto alla duration, ma con un'importante avvertenza: il deterioramento dei Treasury sta facendo salire i rendimenti proprio mentre le valutazioni azionarie sono elevate.

Il messaggio arrivato venerdì da Kevin Warsh ha accentuato questa divergenza: dopo Jackson Hole il rendimento del Treasury biennale è salito fino al 4,36% e il mercato ha aumentato sensibilmente la probabilità di un nuovo rialzo Fed a settembre.

Asset allocation, tre mercati su quattro restano “risk-on”: ma dai Treasury arriva un segnale d’allarme

1. Treasury USA: è il mercato più debole dei quattro

Il primo grafico, relativo al Treasury Note decennale, è probabilmente quello che merita maggiore attenzione.

Dopo avere sviluppato per quasi due anni una grande struttura triangolare, i prezzi hanno violato al ribasso la trendline ascendente che collegava i minimi dell'autunno 2023 e dell'inizio del 2025.

Il successivo tentativo di recupero si è arrestato in prossimità della trendline e delle medie mobili, trasformandosi di fatto in un return move.

Le quotazioni sono adesso scese verso 108, sui minimi dell'ultimo periodo.

Il significato è chiaramente negativo: prezzo del Treasury in discesa significa rendimento in salita.

La struttura rimarrebbe quindi debole finché i prezzi non riusciranno a recuperare almeno 110-111 e, soprattutto, la fascia 112-113, dove transitano importanti resistenze dinamiche.

Una nuova discesa sotto 108 potrebbe invece riportare il contratto verso 107 e successivamente nell'area 105-106, corrispondente ai minimi del 2023.

Non è soltanto una questione tecnica. Il mercato obbligazionario continua a fare i conti con inflazione, deficit e quantità di debito da assorbire.

Il Tesoro americano ha persino aumentato le operazioni di buyback sulla parte lunga della curva nel tentativo di migliorare il funzionamento del mercato.

Asset allocation: NEGATIVA sui governativi USA a lunga duration.

Preferenza, in questa configurazione, per scadenze più brevi rispetto ai Treasury decennali e trentennali.

2. Materie prime: il breakout strutturale rimane intatto

È quasi speculare il comportamento del Bloomberg Commodity Index 3 Month Forward.

Qui abbiamo avuto un segnale tecnico molto importante: il superamento della grande resistenza in area 800-810, corrispondente ai massimi del 2022.

Dopo il breakout, l'indice ha accelerato fino quasi a 1.000 punti.

La successiva correzione verso 880-900 non ha compromesso la struttura e il mercato è tornato rapidamente verso i massimi, attestandosi intorno a 985 punti.

La sequenza rimane quindi quella tipica di un trend rialzista:

breakout → accelerazione → correzione → nuovo attacco ai massimi.

Anche le medie mobili confermano il quadro: la media veloce è orientata positivamente e si trova molto sopra quella di lungo periodo, a sua volta crescente.

Un superamento definitivo di 990-1.000 punti fornirebbe un ulteriore segnale di forza.

Ma il livello veramente importante rimane molto più in basso: 800-820 rappresenta ormai il grande supporto strutturale di lungo periodo.

È interessante anche dal punto di vista macro. Il rialzo delle commodity significa che il mercato continua a incorporare pressioni inflazionistiche provenienti dall'economia reale, esattamente mentre la Fed sta cercando di riportare l'inflazione verso il 2%.

Asset allocation: POSITIVA sulle materie prime.

Non necessariamente significa sovrappesare indiscriminatamente energia, metalli e agricoli: significa che la componente commodity continua ad avere una funzione importante di diversificazione e protezione dall'inflazione.

3. MSCI World: il trend rialzista non è ancora in discussione

Il terzo grafico è probabilmente il più rassicurante.

L'MSCI World, quindi l'azionario dei mercati sviluppati esclusi gli emergenti, continua a muoversi all'interno di un trend primario fortemente rialzista.

Dopo la violenta correzione della primavera 2025 e quella dell'inizio del 2026, il mercato ha recuperato rapidamente e ha raggiunto nuovi massimi nell'area 5.000-5.100 punti.

La cosa tecnicamente più importante è che la EMA a 10 settimane continua ad accompagnare molto bene il rialzo.

Finché l'indice rimane sopra questa media, attualmente nell'area 4.850-4.900, non ci sono segnali sufficienti per modificare l'impostazione positiva.

Una violazione della EMA10 settimane rappresenterebbe un primo avvertimento, ma il vero deterioramento strutturale arriverebbe soltanto molto più in basso, con un avvicinamento alla EMA a 100 settimane, attualmente poco sopra 4.100 punti e ancora chiaramente crescente.

Il mercato azionario globale sta quindi dimostrando una notevole capacità di assorbire sia l'aumento dei rendimenti sia le tensioni geopolitiche.

Il rischio principale è proprio quello segnalato dai bond: quanto possono salire i rendimenti reali prima di iniziare a comprimere seriamente i multipli azionari?

Il World Gold Council sottolineava già la scorsa settimana come l'aumento dei rendimenti reali USA stesse entrando in una zona che storicamente ha preceduto fasi più difficili per l'equity.

Per ora, però, il grafico non conferma ancora questo rischio.

Asset allocation: POSITIVA sull'azionario sviluppato, con stop tattico/attenzione crescente in caso di rottura della EMA10 settimanale.

4. Emergenti: struttura sorprendentemente forte

Infine abbiamo probabilmente il grafico più interessante dopo quello delle commodity.

L'MSCI Emerging Markets ha realizzato una fortissima accelerazione tra la seconda metà del 2025 e la primavera del 2026, passando da circa 1.100 a oltre 1.800 punti.

La successiva correzione ha riportato l'indice verso 1.600-1.620, ma senza compromettere la struttura primaria.

Da quell'area è partito un nuovo recupero e l'indice si trova adesso intorno a 1.720 punti.

Anche qui la EMA veloce ha svolto bene la propria funzione: dopo essere stata temporaneamente violata, è stata recuperata e ha ripreso a inclinarsi positivamente.

La prima resistenza significativa si trova nell'area 1.750-1.780.

Il superamento di questa fascia permetterebbe di tornare verso i massimi di 1.800-1.820 e, oltre questi ultimi, riaprirebbe il trend rialzista.

Sul lato opposto, 1.650-1.670 rappresenta la prima fascia da difendere. Più in basso il quadro rimane comunque strutturalmente positivo finché non viene compromessa l'area 1.550-1.600.

È particolarmente interessante perché gli emergenti stanno resistendo nonostante rendimenti americani molto elevati, una combinazione che storicamente tendeva a essere problematica.

Anche il mercato obbligazionario EM si è mostrato sorprendentemente resistente all'aumento dei Treasury USA.

Asset allocation: POSITIVA sugli emergenti, pur mantenendo una maggiore volatilità rispetto all'MSCI World.

Il messaggio complessivo: 3 mercati su 4 rimangono risk-on

Mettendo insieme i quattro grafici emerge una configurazione abbastanza chiara:

Mercato

Trend

Indicazione asset allocation

🇺🇸 Treasury 10Y

Ribassista sui prezzi

🔴 Negativa / duration ridotta

🛢️ Commodity

Rialzista

🟢 Positiva

🌎 MSCI World

Rialzista

🟢 Positiva

🌏 MSCI Emerging Markets

Rialzista

🟢 Positiva

Quindi non abbiamo ancora una configurazione da risk-off globale.

Anzi, tre dei quattro grandi blocchi continuano a suggerire esposizione al rischio.

Ma c'è una divergenza che non ignorerei: bond e commodity stanno contemporaneamente segnalando pressioni inflazionistiche. Le materie prime sono sui massimi mentre i Treasury scendono e i rendimenti salgono.

E questo è molto diverso dal classico scenario Goldilocks nel quale azioni e bond salgono insieme grazie a crescita moderata e inflazione in discesa.

Il mercato sembra piuttosto prezzare una combinazione di crescita nominale ancora robusta + inflazione persistente + tassi elevati.

Per ora questo scenario favorisce azioni e asset reali.

Ma proprio il Treasury potrebbe diventare il canarino nella miniera dell'intera asset allocation: se la discesa dei bond dovesse accelerare e i rendimenti reali continuassero a salire, prima o poi anche MSCI World ed Emerging Markets potrebbero risentirne.

Per questo, nell'asset allocation attuale, manterrei azionario sviluppato + emergenti + commodity, ma con una lettura prudente sulla duration obbligazionaria e con la EMA10 settimanale dell'MSCI World come uno dei principali indicatori anticipatori di un eventuale cambio di regime.

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