Il Fmi promuove l'Italia ma l'occupazione resta un problema

Il Fmi ha migliorato le stime per la crescita globale promuovendo anche l'Italia. Nel suo ultimo World Economic Outlook il Fondo monetario internazionale ha migliorato le stime per l'economia mondiale: dopo il -3,3% del 2020 le attese sono per una espansione del 6% nel 2021 e del 4,4% nel 2022. Il miglioramento delle stime riguarda anche gli Usa, dove sono salite al +6,4%, l'area euro, al +4,4%, e l'Italia, al +4,2%. Secondo la capo economista Gita Gopinath "Anche se con una elevata incertezza riguardo alla dinamica della pandemia, un'uscita da questa crisi sanitaria e economica diventa sempre più visibile", insomma, iniziano a vedersi più luci che ombre sul quadro prospettico generale. 

L'incremento delle stime a livello globale per il 2021 e il 2022 è dello 0,5%. La revisione riguardante gli Usa, grazie al pacchetto di aiuti voluto da Biden, è di un robusto +1,3% rispetto alle attese precedenti per l'anno in corso e dell'1% per il 2022. Più limitato il ripensamento riguardante l'area euro, attesa ora in crescita del 4,4% nel 2021 (+0,2% dalla previsione precedente) e del 3,8% nel 2022 (+0,2%). 

La revisione delle stime non deve fare pensare che il Covid non lascerà strascichi, per il Fmi una fetta aggiuntiva di 95 milioni di persone è entrata a livello mondiale in povertà nel 2020 rispetto alle previsioni fatte prima del Covid. Le differenze tra ricchi e poveri si accentueranno anche nei riguardi dei vaccini, dal momento che "i Paesi ad alto reddito, dove vive il 16% della popolazione mondiale, hanno prenotato il 50% delle dosi".

Gli Usa non ce la faranno a battere la Cina nemmeno quest'anno, nonostante tutti gli sforzi messi in campo: Pechino dovrebbe arrivare ad una crescita del Pil nel 2021 dell'8,4% (una revisione al rialzo dello 0,3%) e del 5,6% nel 2022 (valutazione invariata). La Cina ha archiviato il 2020 con una crescita del 2,3%. La Cina è il solo Paese tornato ai livelli previsti prima della pandemia già a partire dal quarto trimestre del 2020.

Tra gli altri Paesi emergenti, l'India dovrebbe crescere del 12,5% nel 2021 e del 6,9% nel 2022 (+1 e +0,1% rispetto alle stime di gennaio), la Russia del 3,8% nel 2021 e nel 2022 (+0,8 e -0,1 rispetto a gennaio), il Brasile del 3,7% e del 2,6% (+0,1 e +0,0 dalle stime di gennaio), il Sudafrica del 3,1% e del 2% (+0,3 e +0,6 rispetto ai numeri di gennaio).

Buona parte dell'ottimismo del Fmi è legata alla diffusione dei vaccini "Grazie all'ingegno della comunità scientifica, abbiamo una molteplicità di vaccini che possono ridurre gravità e frequenza delle infezioni" ha affermato Gopinath. 

Gopinath avverte però anche che potrebbero esserci "danni persistenti dalla crisi" e quindi sulle stime presentate incombe un livello di incertezza "elevato". Progressi sul fronte delle vaccinazioni farebbero migliorare le prospettive, al contrario la comparsa di nuove varianti che sfuggono ai vaccini potrebbero determinare pesanti revisioni in negativo.

In particolare nei confronti dell'Italia, dopo il crollo del 2020, il Fmi è pronto a dimostrarsi ottimista, prospettando una crescita del 4,2% dell'economia nel 2021 e del 3,6% nel 2022. Queste previsioni, le prime da parte del Fondo successive all'insediamento del governo Draghi, sono superiori, per il 2021, dell'1,2% rispetto a quelle di gennaio. E' stato rivisto anche il dato relativo al 2020, corretto ad un -8,9% dal precedente -9,2%. Dopo il balzo iniziale l'economia italiana rischia però, già nel 2026, di tornare sui precedenti, deludenti, ritmi di crescita, inferiori all'1%. 

Nel 2021 il rapporto debito/Pil italiano dovrebbe essere del 157,1% nel 2021, per scendere poi al 155,5% nel 2022 e arrivare al 151% nel 2026. Il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe scendere nel 2021 all'8,8% dal 9,5% del 2020, ridursi ulteriormente nel 2022 al 5,5% e attestarsi all'1,8% nel 2026. 

A gennaio il Fondo aveva previsto un rapporto deficit/Pil al 10,9% nel 2020 e al 7,5% nel 2021, mentre il debito/Pil era atteso rispettivamente al 157,5% e al 159,7%. 

Il vero punto dolente per l'Italia sarà il mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione, al 9,1% nel 2020, salirà al 10,3% nel 2021 e all'11,6% nel 2022.

E' quindi chiaro che l'aumento della ricchezza nazionale non sarà sufficiente per creare nuovo lavoro. Anzi, nel 2022, se l'11,6% sarà confermato, il livello di disoccupazione italiano potrebbe essere il triplo di quello previsto in Germania, del 3,7%. Peggio dell'Italia potrebbe fare solo la Spagna, per la quale tuttavia la tendenza è in direzione opposta rispetto alla nostra: dal 16,8% del 2021 la disoccupazione spagnola dovrebbe ridursi al 15,8% nel 2022. Fuori concorso gli Usa, che dovrebbero passare da un tasso di disoccupazione dell'8,1% del 2020 al 5,8% nel 2021 e al 4,2% nel 2022. 

In Italia per il momento il Covid ha fatto perdere quasi un milione di posti di lavoro: a febbraio 2021, rispetto a febbraio 2020, il calo è stato di 945mila unità. In dettaglio sono rimasti a casa 590mila lavoratori dipendenti e 355mila autonomi, 533 mila uomini e 412 mila donne. Molti di questi sono andati ad ingrossare le fila degli inattivi, quelli che non compaiono più nel numero dei disoccupati perchè talmente scoraggiati che hanno rinunciato a cercare un lavoro. Poco conta quindi che nei primi due mesi dell'anno l'occupazione sia scesa solo dello 0,1%, al 56,5%, quello che preoccupa è il futuro, che sembra a tinte fosche.