Smart working Covid: è arrivato il diritto alla disconnessione!

A partire dal mese di aprile fino alla fine dello stato di emergenza, il Governo ha decretato il diritto alla disconnessione, per tutelare maggiormente la salute dei lavoratori in smart working.


Le commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera hanno approvato il 16 aprile 2021, un nuovo emendamento al decreto Covid del 13 marzo 2021, riguardo alle misure per fronteggiare la pandemia da Covid-19 e lo svolgimento dello smart working.

La norma aggiuntiva riconosce ai lavoratori in smart working, il diritto alla disconnessione dalle piattaforme digitali utilizzate a fini lavorativi, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti con il datore di lavoro.

Smart working Covid: in cosa consiste il diritto alla disconnessione

Il 21 gennaio 2021, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione, per tutti gli Stati membri, con la quale intende preservare il diritto fondamentale di tutti i lavoratori a disconnettersi dai dispositivi telematici utilizzati per il lavoro da remoto. Secondo i dati raccolti dall’UE, infatti:

  • il 27% di coloro che lavorano in smart working utilizzano il tempo libero per lavorare;
  • il 37% dei lavoratori in smart working, a causa del Covid, sta perdendo la distinzione tra vita privata e professionale;

Il Governo si è adeguato alla normativa europea modificando, lo scorso 16 aprile, il decreto relativo al lavoro agile. L’articolo 15 del provvedimento, stabilisce che il diritto alla disconnessione non può avere ripercussioni:

  • sul rapporto di lavoro;
  • sui trattamenti retributivi;
  • sul conteggio delle ferie, delle ore di malattia o dei permessi lavorativi garantiti per legge.

Attualmente, tuttavia, mancano le sanzioni per le aziende che non rispettano tale disposizione governativa.

Smart working Covid: chi può richiedere il diritto alla disconnessione

Con la pandemia il lavoro digitalizzato si è diffuso capillarmente, con la promessa di migliorare la qualità della vita dei lavoratori rendendo lo svolgimento delle attività lavorative più flessibile.

Nella realtà dei fatti, così non è: i lavoratori sono molto spesso iperconnessi e sempre reperibili da parte delle aziende o dei datori di lavoro.

Secondo il rapporto FLAEI-CISL (Federazione Lavoratori Aziende Elettriche Italiane) al 55% dei lavoratori italiani dipendenti è richiesta la reperibilità tramite e-mail o cellulare, anche in ferie. Il 49%  di essi si sente costretto a rispondere ed il 51 % sceglie volontariamente di lavorare oltre l’orario stabilito da contratto.

Molto spesso, le ore lavorative extra, svolte in modalità agile, non sono considerate come straordinarie e non sono retribuite andando contro la normativa UE e italiana sull’orario di lavoro (art. 7 D.lgs. 66/2003) che prevede un massimo di 13 ore di lavoro giornaliero e 48 ore lavorative settimanali. Il riposo minino giornaliero deve essere di 11 ore consecutive.

Per questo, tutti i lavoratori privati e pubblici, hanno diritto alla disconnessione anche se per i dipendenti della pubblica amministrazione resta valida la disciplina dei contratti collettivi nazionali.

Smart working Covid: quando può essere richiesto il diritto alla disconnessione

La norma aggiuntiva, approvata dalla Camera, ha introdotto il diritto alla disconnessione quando lo smart working non è compatibile con gli orari e le mansioni lavorative normalmente svolte, evitando che il lavoratore sia sempre reperibile.

Con la proroga dello stato di emergenza nazionale fino al 31 luglio, la normativa riguardo al lavoro agile potrebbe essere ulteriormente confermata, compreso il diritto alla disconnessione. Secondo le anticipazioni riguardo al Dl Sostegni bis, lo smart working potrebbe essere mantenuto fino al 30 settembre.

(Veronica Rossetti)