Credito: Unimpresa, per aziende tassi tra 5% e 10% a inizio 2026, mutui al 4%%%
pubblicato:Il costo del credito in Italia resta elevato su tutte le principali tipologie di finanziamento. Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 i livelli più alti si sono registrati sul credito al consumo: il credito revolving raggiunge il 16,07%, gli scoperti senza affidamento superano il 15,6% e i prestiti contro cessione del quinto arrivano fino al 13,85%. Restano sopra il 10% anche il credito personale (11,32%), quello finalizzato (10,88%) e i finanziamenti tramite carte di credito (11,57%). Lo rileva il Centro studi di Unimpresa, secondo cui anche sul fronte delle imprese i tassi si mantengono su livelli significativi. I finanziamenti per anticipi su crediti e operazioni commerciali si collocano tra l'8,06% per gli importi più bassi e il 4,97% oltre i 200mila euro, mentre il factoring oscilla tra il 6,41% e il 4,66%. Livelli che restano elevati se confrontati con un costo del denaro nell'area euro attorno al 2% e che evidenziano una trasmissione ancora incompleta della politica monetaria all'economia reale. Nel leasing, i tassi variano tra il 5,43% e il 6,16% per quello immobiliare e salgono fino al 9,92% per quello strumentale di importo più contenuto, confermando un costo del credito ancora significativo anche per gli investimenti produttivi. Per i mutui con garanzia ipotecaria i tassi al 4% (4,05% fisso e 4,08% variabile), i più bassi dell'intero sistema. Il quadro complessivo evidenzia quindi un mercato del credito ancora caratterizzato da costi elevati non solo per le famiglie, ma anche per le imprese, con un differenziale significativo rispetto al costo della raccolta che rischia di frenare investimenti e crescita. «I dati sui tassi applicati alle imprese impongono una riflessione approfondita. Anche nelle forme di finanziamento più strutturate, i livelli restano compresi tra il 5% e l'8%, con punte superiori per le operazioni di minore importo. Si tratta di valori ancora elevati se confrontati con un costo del denaro che, nell'area euro, si colloca intorno al 2%. Questo divario segnala una trasmissione della politica monetaria che continua a essere lenta e parziale. Le imprese, soprattutto le piccole e medie, non stanno beneficiando appieno della fase di riduzione dei tassi e si trovano ancora a sostenere oneri finanziari rilevanti, che incidono direttamente sulla capacità di investimento e sulla competitività. È necessario intervenire per rendere più efficiente il meccanismo di trasmissione del credito, riducendo lo spread tra costo della raccolta e tassi applicati. In una fase in cui il sistema produttivo è chiamato a sostenere la crescita e a fronteggiare nuove incertezze internazionali, mantenere condizioni finanziarie troppo onerose rischia di frenare la ripresa», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
Il Centro studi di Unimpresa ha analizzato i tassi di interesse effettivi globali medi relativa al periodo 1° ottobre – 31 dicembre 2025, che vengono applicati, alla clientela, dal 1° aprile al 30 giugno 2026: una fotografia completa e articolata del costo del credito in Italia lungo tutte le principali tipologie di finanziamento, evidenziando una forte differenziazione tra strumenti, importi e livelli di rischio. Partendo dalle operazioni più diffuse di gestione della liquidità, le aperture di credito in conto corrente mostrano un tasso medio del 10,53% per importi fino a 5.000 euro, che scende all'8,86% per importi superiori, con tassi soglia rispettivamente pari al 17,16% e al 15,07%. Ancora più onerosi risultano gli scoperti senza affidamento, che si attestano al 15,76% fino a 1.500 euro e al 15,65% oltre tale soglia, con limiti di usura che sfiorano o superano il 23,5%. Nel segmento dei finanziamenti alle imprese legati al ciclo commerciale, i tassi risultano progressivamente più contenuti al crescere degli importi: per anticipi su crediti, sconto di portafoglio e operazioni analoghe si passa dall'8,06% fino a 50.000 euro al 6,50% tra 50.000 e 200.000 euro, fino al 4,97% oltre i 200.000 euro, con soglie di usura che scendono dal 14,07% al 10,21%. Un andamento simile si riscontra nel factoring, dove i tassi medi sono pari al 6,41% per importi fino a 50.000 euro e al 4,66% oltre tale soglia.
Per quanto riguarda il credito alle famiglie, il credito personale presenta un tasso medio con una soglia di usura del 18,15%, mentre il credito finalizzato si colloca al 10,88% con limite al 17,60%. Ancora più elevati risultano i tassi per strumenti di credito rotativo e flessibile: il credito revolving raggiunge il 16,07%, con una soglia del 24,07%, mentre i finanziamenti tramite carte di credito si attestano all'11,57% con limite al 18,46%. Gli altri finanziamenti generici si collocano su un tasso medio del 14,23% e una soglia del 21,78%. Nel comparto dei finanziamenti garantiti, il leasing immobiliare presenta tassi medi del 6,16% a tasso fisso e del 5,43% a tasso variabile, con soglie rispettivamente all'11,70% e al 10,78%. Il leasing su autoveicoli e aeronavale registra valori più elevati, pari al 9,24% fino a 25.000 euro e all'8,26% oltre tale importo. Il leasing strumentale, invece, si colloca al 9,92% per importi più contenuti e al 7,21% per quelli superiori. Particolarmente rilevanti, per diffusione e impatto economico, sono i mutui con garanzia ipotecaria, che rappresentano la forma di credito meno onerosa: i tassi medi si attestano al 4,05% per il tasso fisso e al 4,08% per il variabile, con soglie di usura appena superiori al 9%. Si tratta dei livelli più bassi dell'intero sistema, coerenti con la presenza di garanzie reali e con una minore rischiosità. Infine, i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio o della pensione mostrano un tasso medio del 13,85% per importi fino a 15.000 euro e del 9,44% per importi superiori, con soglie che arrivano rispettivamente al 21,31% e al 15,80%.