Fondazione MAIRE presenta studio "Climate Goals" su transizione energetica

di FTA Online News pubblicato:
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Fondazione MAIRE – ETS presenta i risultati della quarta edizione di "Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide" (Addendum 3) con un approfondimento dedicato alla Polonia, uno dei Paesi europei in cui la transizione energetica viene valutata principalmente in relazione alla sicurezza energetica, alla sostenibilità economica e alla competitività industriale. La ricerca è stata presentata nell'ambito dei lavori del XIII Congresso Polacco della Chimica a Varsavia, il più grande e prestigioso appuntamento annuale per il settore chimico in Polonia e nell'Europa centrale, che riunisce rappresentanti della pubblica amministrazione, leader industriali, comunità scientifica e imprese attive lungo tutta la catena del valore.

La presentazione, a cura di Ilaria Catastini, Direttore Generale di Fondazione MAIRE – ETS, alla presenza del Presidente della Polish Chamber of Chemical Industry, Dr. Tomasz Zielinski, e del Primo Segretario e Responsabile degli Affari Economici dell'Ambasciata d'Italia in Polonia, Dr. German Carboni, ha preceduto il panel "Energy transition in industry: from technologies to implementation", che ha ampliato il dibattito con la partecipazione di importanti operatori del settore, tra cui Marcin Wasilewski, Member of the Management Board for Transformation di ORLEN, Piotr Miecznikowski, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Honeywell, Artur Pierscionek, Heat Sales and Energy Transformation Director di Veolia, ed Emanuele Pozzati, Polymers Engineering & Adwin Solutions Vice President di Nextchem (gruppo MAIRE).

Promossa da Fondazione MAIRE – ETS e realizzata con Ipsos Doxa, con il supporto di MAIRE, la ricerca monitora dal 2023 la consapevolezza pubblica sulla transizione energetica a livello globale, andando oltre la produzione di energia a basse o zero emissioni per includere la trasformazione dei processi industriali, dei prodotti, dei modelli di business, dei sistemi di distribuzione e delle competenze necessarie a rendere possibile questo cambiamento.
L'edizione 2026 ha ampliato il perimetro europeo dell'indagine includendo Germania, Polonia e Paesi Bassi, e portando a 17[1] il numero complessivo dei Paesi analizzati. In Polonia, i risultati delineano un Paese che non respinge la transizione energetica, ma la osserva attraverso una lente fortemente razionale, nella quale gli obiettivi climatici devono essere bilanciati con la stabilità socio-economica, il costo della decarbonizzazione e la necessità di tutelare i settori industriali strategici.

In Polonia, la consapevolezza della transizione energetica resta superficiale: il 58% degli intervistati afferma di averne solo una comprensione vaga, mentre solo il 39% si considera molto informato sul tema. Ciò aiuta a spiegare perché la transizione energetica si collochi all'ultimo posto tra le priorità nei Paesi europei e anche tra tutti i 17 Paesi inclusi nel panel della ricerca: solo il 20% degli intervistati la indica come una priorità assoluta, mentre il 66% la colloca allo stesso livello di altre questioni chiave. I risultati evidenziano un approccio nazionale prudente e pragmatico, plasmato da preoccupazioni relative alla stabilità socio-economica, alla competitività industriale e alla sicurezza energetica.
Questa prospettiva si riflette nella forte attenzione ai trade-off economici e sociali. Se da un lato il 25% degli intervistati è preoccupato per la possibile perdita di posti di lavoro nei settori tradizionali, il 31% riconosce anche il potenziale di creazione di occupazione nelle industrie sostenibili. La responsabilità della transizione è percepita come condivisa in misura quasi uguale tra imprese private, decisori politici e cittadini, mentre le aspettative restano molto concrete: gli intervistati chiedono maggiore innovazione da parte delle imprese, un più forte sostegno istituzionale alle nuove tecnologie e una transizione fondata su evidenze, ben gestita e sostenuta dallo sviluppo delle competenze. In questo contesto, la formazione emerge come fattore abilitante essenziale: solo il 4% ritiene che il Paese sia pienamente preparato alla transizione, l'87% afferma che sia necessario migliorare la formazione e il 79% sottolinea l'importanza di professionisti ibridi, capaci di combinare competenze tecniche e soft skill come il pensiero critico.

MAIRE è un gruppo leader nell'ingegneria che fornisce soluzioni tecnologiche e servizi di esecuzione di progetti nel segmento downstream dei servizi energetici, nonché nei settori della chimica e dei fertilizzanti, con 10.800 dipendenti in 50 Paesi. In Polonia, il Gruppo può contare su una presenza industriale forte e radicata attraverso KTI Poland S.A., società internazionale di EPC costituita nel 2006 su eredità Technip. Con una solida esperienza nella progettazione e realizzazione di impianti per i settori oil & gas, petrolchimico, chimico ed energetico, KTI Poland offre servizi lungo l'intero ciclo di vita del progetto, dagli studi di fattibilità e dal Front-End Engineering Design (FEED) fino all'ingegneria di dettaglio e al construction management. Con sede a P?ock, uno dei principali poli industriali del Paese, e uffici a Varsavia, la società riunisce competenze ingegneristiche multidisciplinari e capacità esecutive a supporto della realizzazione efficiente di iniziative industriali complesse.

Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE – ETS, ha commentato: "La prospettiva polacca conferma che la transizione energetica deve procedere con pragmatismo, responsabilità e una chiara visione industriale. Con la nostra presenza consolidata in Polonia, che consideriamo una piattaforma strategica per un'ulteriore crescita nell'Europa centrale e orientale, MAIRE vede questo mercato come un hub chiave per lo sviluppo di soluzioni industriali innovative. In altre parole, la Polonia rappresenta un pilastro strategico della nostra presenza europea, che si basa su una radicata presenza del Gruppo in sei Paesi del continente: Italia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Regno Unito e Polonia. Ciò richiede capacità esecutive, investimenti in innovazione e lo sviluppo delle competenze adeguate per sostenere una transizione che rappresenti un'opportunità, in cui i benefici possano superare i costi".

[1] La ricerca fornisce evidenze basate sul coinvolgimento di 2.850 individui e integra il contributo di 25 esperti in 17 Paesi distribuiti su uattro continenti: Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per il Medio Oriente; India, Cina, Azerbaigian, Kazakistan e Turchia per l'Asia; Stati Uniti, Cile e Argentina per le Americhe; Algeria per l'Africa; Germania, Italia, Polonia, Paesi Bassi e Regno Unito per l'Europa.

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