Ftse Mib, rimbalzo fragile in un contesto macro che torna a pesare
pubblicato:Snodi tecnici decisivi tra 45250 e 43600 per il Ftse Mib: senza segnali dalle banche centrali il recupero resta a rischio

Ftse Mib: rimbalzo tecnico ma struttura ancora fragile
Il quadro tecnico del Ftse Mib in questo momento non è particolarmente convincente e, anzi, presenta diversi elementi di fragilità che meritano attenzione.
Il tentativo di recupero visto nelle ultime sedute appare più come un rimbalzo tecnico che come una vera ripartenza strutturale.
Dal punto di vista grafico, i prezzi hanno provato a riportarsi sopra l’area 45250/45260, dove si concentrano due riferimenti tecnici molto rilevanti: la media mobile esponenziale a 50 giorni, violata al ribasso il 3 marzo, e la trend line rialzista costruita dai minimi di ottobre 2025, rotta il 5 marzo.
Il fatto che il mercato si sia fermato proprio in prossimità di questa fascia suggerisce che il movimento recente abbia il classico sapore di un return move, cioè un ritorno a testare dal basso un ex supporto diventato ora resistenza.
In questi casi, il comportamento successivo diventa decisivo. Se il mercato non riesce a superare con decisione questa zona, il rischio è che il rimbalzo si esaurisca rapidamente e lasci spazio a una nuova fase di debolezza.
Il livello chiave da monitorare al ribasso è area 43600, dove passa la base del canale crescente costruito dai minimi dello scorso giugno e dove transita anche la media mobile esponenziale a 200 giorni (intorno a 43290).
Una discesa sotto questi livelli invierebbe un segnale decisamente negativo, con il rischio di un’accelerazione correttiva più ampia.
Al contrario, solo un ritorno stabile sopra area 45500 permetterebbe di alleggerire la pressione ribassista e riaprire scenari più costruttivi, con potenziali estensioni verso 46800, in corrispondenza del lato alto del gap lasciato aperto il 2 marzo.
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Energia e geopolitica: il vero driver dei mercati
Il vero fattore che sta influenzando i mercati in questa fase è il ritorno della tensione sul fronte energetico.
Gli attacchi alle infrastrutture iraniane e le minacce verso i siti energetici del Golfo hanno riacceso i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto globale di petrolio.
Questo si riflette immediatamente sui prezzi:
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Brent sopra i 109 dollari, in forte rialzo
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Gas europeo (TTF) in area 56 €/MWh, sui massimi recenti
Questo movimento ha un impatto diretto sui mercati azionari europei, perché riporta al centro il tema dell’inflazione energetica, che sembrava sotto controllo solo poche settimane fa.
Il problema non è solo il livello dei prezzi, ma la loro imprevedibilità: il mercato teme shock improvvisi che potrebbero destabilizzare crescita e politica monetaria.
Obbligazionario sotto pressione: il segnale dei tassi
Il rialzo dell’energia si riflette immediatamente anche sul mercato obbligazionario, che rappresenta il termometro più sensibile delle aspettative macro.
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Il rendimento del Bund decennale risale al 2,94%
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Il Btp si porta al 3,73%
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Lo spread resta contenuto ma stabile intorno a 78–80 punti base
Questo significa che il mercato sta iniziando a rivalutare il rischio inflazione e, di conseguenza, a rivedere le aspettative sui tassi.
Dopo settimane in cui si parlava di possibile allentamento monetario, ora lo scenario torna più incerto: i rendimenti salgono perché gli investitori richiedono un premio maggiore per il rischio.
Banche centrali: pausa sì, ma con tono più prudente
In questo contesto, sia la Banca Centrale Europea che la Swiss National Bank sono attese mantenere i tassi invariati nelle prossime riunioni.
Ma il punto centrale non sarà tanto la decisione, quanto il tono della comunicazione.
Se il messaggio dovesse essere più prudente o addirittura preoccupato per l’inflazione energetica:
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il mercato potrebbe ridurre le aspettative di tagli
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i rendimenti potrebbero continuare a salire
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l’equity (soprattutto europeo) potrebbe soffrire
In altre parole, il rischio è quello di uno scenario “higher for longer”, in cui i tassi restano elevati più a lungo del previsto.
Stati Uniti: inflazione alla produzione e Fed in modalità cauta
Negli Stati Uniti, il quadro è coerente con quello europeo ma con alcune differenze importanti. Il dato sul PPI di febbraio ha sorpreso al rialzo:
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+0,70% mensile (vs 0,30% atteso)
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core +0,50%, anch’esso sopra le stime
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su base annua, livelli ancora sostenuti
Questo dato è cruciale perché anticipa possibili pressioni sull’inflazione futura.
La Federal Reserve è quindi attesa mantenere i tassi nel range 3,50%-3,75%, ma con un atteggiamento decisamente prudente. Il mercato percepisce chiaramente che:
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la battaglia contro l’inflazione non è ancora finita
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il petrolio rappresenta un nuovo rischio
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i margini per un allentamento rapido si stanno riducendo
Conclusione: macro e tecnica stanno convergendo
In questo momento, tecnica e macro stanno raccontando la stessa storia.
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Tecnica: il Ftse Mib è sotto resistenza e mostra segnali di debolezza
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Macro: energia in rialzo, inflazione incerta, banche centrali caute
È una combinazione delicata.
Il mercato si trova in una fase in cui ogni tentativo di rimbalzo deve fare i conti con un contesto macro meno favorevole.
Senza un miglioramento sul fronte energetico o segnali più accomodanti dalle banche centrali, sarà difficile per l’equity costruire un trend rialzista solido.
In sintesi, il rimbalzo in atto è fragile perché manca ancora il supporto del contesto macro. E finché questo non cambia, il rischio resta orientato verso una prosecuzione della fase correttiva.
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