Unicredit batte ancora le attese
pubblicato:Numeri oltre il consensus nel trimestre e una relativa serenità nonostante le sfide del contesto per i ciclici. Generali? E' un "nice to have" anche per Orcel. Commerz? Con noi farebbe meglio ma andiamo con calma e intanto mettiamo fieno in cascina per dividendi e buyback

Registrare 21 trimestri di seguito di crescita e il miglior trimestre di sempre in una volta sola non deve essere facile, specialmente se un terzo di queste performance avviene in un contesto geopolitico estremamente sfidante.
Unicredit però riesce oggi a sorprendere ancora una volta i mercati al rialzo e batte le attese su più fronti, continuando così a viziare il mercato, senza farsi mancare una revisione al rialzo sulla guidance di utili 2026 prevista ora a oltre 11 miliardi di euro.
Unicredit, dopo le recenti incertezze i fondamentali alimentano un rally i prezzi a Piazza Affari
Non può sorprendere che il titolo apprezzi con il rally in corso già durante la call con gli analisti: +4,45% a 66,91 euro. Valori sopra le medie mobili esponenziali a 200 e a 50 sedute violate pericolosamente al ribasso nel corso delle ultime settimane.
L’inizio di marzo, con la nuova crisi del golfo, non è stata indolore neanche per Piazza Gae Aulenti e il titolo è arrivato a perdere il 28% sui massimi di febbraio a 79,79 euro, penetrando anche, dall’alto, la trendline che reggeva i corsi al rialzo dai minimi del Liberation Day di un anno fa.
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Poco male invero per gli analisti più attenti, che dopo il rimbalzo dai bottom del 23 marzo a 57,36 euro avranno visto la nuova trendline allinearsi in maniera sostenibile alla retta di regressione lineare di lungo periodo (diciamo da inizio 2022).
La lavorazione di medie mobili rilevanti e di lungo periodo, il contesto sfidante per tutti i titoli ciclici come quelli bancari che sono naturalmente più esposti al nervosismo degli operatori in situazioni di incertezza come l’attuale, il rialzo dei rendimenti che nel breve penalizza gli asset obbligazionario (e il sovereign) presenti nei portafogli bancari costituiscono delle sfide formidabili per l’immediato futuro di Unicredit.
Pure in un contesto di verosimile rialzo dei tassi (l’ECB Watch Tool calcola sui future sull’Euro Short-Term Rate €STR due o tre rialzi dei tassi quest’anno), il giro d’affari di Unicredit potrebbe trarre vantaggio da una dinamica più positiva del margine d’interesse.
Il pesante rischio inflazione che incombe sull’economia potrebbe certo avere un impatto sui costi del gruppo, ma qui l’amministratore delegato Andrea Orcel pone una rivendicazione: l’intelligenza artificiale che è ormai una realtà del gruppo in tutto le geografie e si sta rivelando un’innovazione trasformativa e non soltanto incrementale, vale a dire che i suoi effetti positivi su ricavi e costi devono ancora dispiegarsi appieno.
Ma facciamo qualche indispensabile numero.
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Unicredit, 3,2 miliardi di utili in tre mesi, +16% e ben oltre il consensus
L’utile netto ha raggiunto €3,2 miliardi, in rialzo del 16% rispetto all’anno precedente: il dato è nettamente superiore alla media del consensus compilato dalla banca a 2,675 miliardi di euro.
Se si sottraggono da questi profitti gli oneri di capitale per gli AT1 e i Cash Coupon si ottiene il numeratore del ROTE che balza al 25,8%, al denominatore c’è un patrimonio tangibile di 59,6 miliardi di euro.
I ricavi sono cresciuti del 4,9% a 6,873 miliardi (consensus 6,435 mld): per il 52% sono da margine d’interesse (€ 3,59 mld, -2%, cons. € 3,51 mld), per il 36,5% sono da commissioni e gestione assicurativa (€ 2,5 mld, +7,8%, cons. € 2,37 mld), quel che resta è diviso proporzionalmente tra proventi di negoziazione e dividendi incassati.
Il cuore vivo, sebbene non numericamente prevalente, del business quindi viene da commissioni e assicurazioni e in particolare le commissioni assicurative, una parte minoritaria ma promettente, che ammontano a 200 milioni (-2,3%), mentre dalle fee su investimenti vengono 800 milioni (+4,9%), da quelle sui conti correnti e sui pagamenti altri 700 milioni (+1,3%), da quelle su attività di finanziamento e consulenza 500 milioni (+12,7%!) e da quelle sui prodotti di copertura per i clienti altri 200 milioni (+2,5%).
Unicredit, il dossier Generali
Unicredit è già quindi a 360 gradi e punta a esserlo ancora di più. Il pensiero corre subito a Generali, la prima compagnia d’Italia, la cassaforte degli italiani, il Leone di Trieste che ora ha il primo azionista in MPS, che via Mediobanca controlla il 13,32% del capitale, il secondo socio nella Delfin degli eredi Del Vecchio (10,15%) e poco dietro proprio in Unicredit che sfiora il 10% tra un 8,8% diretto e il resto in partecipazioni sintetiche.
Ambizioni? Per ora è un investimento finanziario e una partner di peso nell’Europa orientale, il resto si vedrà, ma Piazza Gae Aulenti non ha intenzione di salire per ora oltre il 10% e non ha quindi compilato il relativo filing per l’IVASS.
Scimmiottando Lovaglio si potrebbe dire che anche per Orcel Generali è un “nice to have”. Anche se poi nella fondamentale metrica del capitale il comparto assicurativo conta eccome.
Se si guarda al Vita ormai internalizzato e alla partnership nel danni con Allianz (in scadenza nel 2027) il CET1 ratio del gruppo Unicredit a fine marzo 2026 passa dal 14,2% al 14,8%, ben 60 punti base di differenza che su RWA di 298,9 miliardi di euro (in crescita del 4,2% in un anno) significano oltre 1,73 miliardi di euro, più o meno quanto gli overlay sulle esposizioni in bonis lasciati intatti dal gruppo nei tre mesi.
Sempre in termini di qualità degli attivi le sofferenze lorde sono cresciute del 12,9% a 3,8 miliardi, ma sono ancora l’1,3% degli attivi ponderati per il rischio, mentre le esposizioni deteriorate sono il 2,6% di tutti i crediti lordi (Gross NPE Ratio).
Unicredit, il peso prospettico di Commerz e la guidance
Di che cifre parliamo? Unicredit calcola 394,5 miliardi di euro di prestiti commerciali lordi in bonis (+3,2%), dei quali 145,5 mld in Italia, 108,5 mld in Germania e i rimanenti 81,6 nell’Europa centro-orientale.
Non incidentalmente l’offerta su Commerzbank che parte oggi da un 26,77% di quote dirette nel capitale della banca tedesca cui aggiungere un 5,87% di partecipazioni sintetiche, se approdasse a un consolidamento, porterebbe in portafoglio crediti lordi per circa 373 miliardi di euro e quindi potrebbe sbilanciare non poco le esposizioni di Unicredit al punto che si teme un trasferimento della sede in Germania.
Ma sul caso occorre fare un passo per volta, perché nonostante le interlocuzioni attive con gli azionisti della banca di Francoforte e nuovi nein della CEO Bettina Orlopp, il processo di conquista di Andrea Orcel si sta gradualizzando e nelle ultime settimane ha solo moderatamente cambiato la narrazione da “semplice operazione tecnica di superamento della soglia del 30% del capitale per l’ottimizzazione del suo impiego” a “piano di integrazione trasformativa che liberi il valore della banca tedesca in linea con il nostro trackrecord da Unlocked”.
L’offerta sulla banca tedesca partita oggi dopo il via libera plebiscitario di ieri (ok all’aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro o 470 milioni di nuove azioni) mette sul piatto 0,485 azioni di Unicredit per ogni titolo di Commerzbank valutato quindi ai corsi attuali circa € 32,45 contro i 35,27 euro dei corsi a Francoforte. Difficile non pensare che servirà un ritocchino se si vuole fare sul serio.
Che aggiungere? L’obiettivo 2026 di utili rialzato a 11 miliardi di euro proietta un P/E Forward di 9,17x nonostante il rialzo di queste ore a 66,91 euro e si confronta con un consensus di 10,89 miliardi.
Con questi ritmi di crescita anche stand-alone il titolo è al massimo ben prezzato, non certo sopravvalutato nonostante abbia più che decuplicato il suo valore dal 2020 a oggi.
Soprattutto se si pensa che in soli tre mesi Unicredit ha accantonato 2,4 miliardi di euro da destinare alla distribuzione agli azionisti tramite dividendi o buyback (dato basato sull'80% dell'utile netto del periodo al netto delle poste straordinarie non distribuibili relative al badwill di Commerz e Alpha Bank).