Stellantis in retromarcia dopo i dati, nonostante il ritorno all'utile

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
4 min

La società guidata da Antonio Filosa riduce l'ammanco di cassa del 37%, ma resta con un free cash flow industriale in rosso di quasi 2 miliardi e non prevede un flusso positivo prima del 2027. In un contesto già sfidante, l'azione accusa il colpo

Stellantis in retromarcia dopo i dati, nonostante il ritorno all'utile
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Affondo di Stellantis a Piazza Affari (e a Parigi) dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2026. Il contesto comprende un Euro Stoxx Automobiles & Parts in calo dell’1,52% e un Brent in rally del 6,08% a 118,03 dollari.

Più generalmente i listini europei scontano gli ennesimi segnali negativi dalla crisi in Iran dopo le indiscrezioni su possibili nuovi attacchi Usa, ma senza troppi patemi, come confermato da rendimenti stabili sul sovereign UE mentre i Treasury USA a 10 anni segnano un calo di 3 punti base al 4,40%, ma continuano a scontare un premio al rischio molto più elevato dei maggiori europei (l’omologo BTP italiano è al 3,93%, il Bund al 3,10%).

Fa parte del delicato puzzle che gli investitori devono comporre con i segnali microeconomici giunti dalla casa guidata dal CEO Antonio Filosa.

Stellantis, ritorno all'utile, ma i flussi necessitano di un'altra spinta

Stellantis ha chiuso il trimestre con un rialzo dei ricavi netti del 6,48% a 38,13 miliardi di euro: il dato si confronta con un consensus raccolto da S&P GMI a 38,4 miliardi di euro, quindi si pone sotto le attese degli analisti.

Resta rilevante l’importante ritorno alla redditività del gruppo, con un utile operativo che passa da -316 a +688 milioni di euro, mentre l’AOI, il risultato operativo rettificato spesso di riferimento tra i fondamentali della società, passa da 327 a 960 milioni di euro. L’utile netto si ribalta da un rosso di 387 milioni a un profitto da 377 milioni. L’utile netto rettificato per azione balza da 0,04 a 0,21 euro a fronte di un consensus di 0,14 euro.

Restano esposizioni importanti per il gruppo: il debito totale è cresciuto di circa 2 miliardi in tre mesi a 47,92 miliardi di euro. Il debito finanziario netto (tolta cassa per 31,95 miliardi e altro ancora) cresce di 1 miliardo a 14,1 miliardi di euro. La posizione finanziaria netta industriale (quella più importante perché esclude i finanziamenti del ramo finanziario agli acquisti di auto) passa da un avanzo di 6,69 a 9,511 miliardi di euro.

Da segnalare su base non IFRS che il free cash flow industriale è migliorato del 37% da -3,03 a -1,921 miliardi di euro, ma resta saldamente negativo e si prevede che diventi positivo soltanto nel 2027.

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Stellantis la guidance per il 2026

Antonio Filosa ha anche fornito le stime d'impresa per l'intero esercizio, quella che in gergo si chiama guidance. I ricavi sono attesi in crescita 'mid-single digit', ossia tra il 4 e il 6% che nel middle point significherebbe ricavi netti da 161,17 miliardi a fronte di un consensus di 161,5 miliardi di euro.

L'AOI Margin è previsto in 'low-single digit', ossia intorno al 2% nel mid point contro il 2,5% di questo primo trimestre, il -0,5% del 2025 e il +5,5% nel 2024: è questo probabilmente uno dei campi di battaglia principali della gestione.

Stellantis, affondo del titolo a Piazza Affari

Il gruppo Stellantis ha emesso nel trimestre tre obbligazioni perpetue ibride per 5 miliardi di euro in totale e ha quindi migliorato la liquidità che, si ricorda, registra un free cash flow negativo per quasi 2 miliardi e non è prevista in territorio positivo prima dell'anno prossimo.

Non sono proprio dettagli e, nel contesto di un mercato che inizia a ripensare i multipli del settore automotive alla luce di persistenti pressioni rialziste sui prezzi del petrolio, pesano sul titolo Stellantis stamane.

I lavori sui vari mercati sono in corso: nel primo trimestre le vendite sono cresciute negli Stati Uniti del 4% (a fronte di un mercato in contrazione del 6%) e nell'Europa allargata del 5% (+8% con Leapmotor). Le sfide non mancano e i prezzi di oggi accusano le fragilità di una situazione ancora in ricostruzione in un panorama sempre più sfidante per l'intero settore.

L’azione tratta adesso a 6,107 euro con uno svantaggio sul riferimento imponente: -7,9%

In gap down il titolo ha infranto dall’alto la media mobile esponenziale a 50 sedute e, dopo aver ricoperto il gap down di fine marzo/inizio aprile con l’approfondimento effimero al 5,95 euro, rischia ora concretamente un ritorno sui minimi del 23 marzo a 5,306 euro. Sono range di prezzo da anno Domini 2020, segno che nonostante il ritorno alla redditività Filosa dovrà fare ancora molta strada prima di convincere il mercato dell’avvio di un turnover della compagnia. D’altronde un crollo dell’81% dei corsi in due anni è difficile da recuperare in pochi trimestri.

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