Giallo della ricina a Campobasso, spunta l'ipotesi del movente della gelosia e delle tensioni con una parente
pubblicato:Una tensione con una parente? Una persona gelosa? Cosa sappiamo delle nuove ipotesi sulla morte per avvelenamento di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Ipotesi è la parola da fissare con necessità. Lo dice chiaramente il medico legale incaricato dalla Procura di Larino, Benedetta Pia De Luca, sulle cause della morte di Antonella Di Ielsi (50 anni) e Sara Di Vita (15), madre e figlia che sarebbero state avvelenate in almeno due fasi con la ricina a ridosso del Natale a Pietracatella (Campobasso). "Solo l’insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell’autopsia dirà la causa del decesso", dice ai giornalisti dopo aver lasciato l'Istituto di Anatomia Patologica di Bari. Nel frattempo restano tante domande, specialmente sul movente.
Le ipotesi sul movente del giallo della ricina
Come riporta il Corriere della Sera, per quanto riguarda il movente gli investigatori non escludono alcuna ipotesi, compresa quella degli equilibri familiari. Si scrive, ad esempio, che tra le vittime e una non meglio specificata parente vi fosse un dissapore.
Inoltre, è all'attenzione degli investigatori la storia personale di Gianni Di Vita. Secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera l'uomo sarebbe stato oggetto di attenzioni da una donna, probabilmente, dunque la tragedia che ha colpito Pietracatella potrebbe trovare una chiave di lettura nella gelosia o nell'invidia.
Cosa sappiamo veramente del giallo di Campobasso
Negli ultimi giorni numerosi passi avanti sono stati fatti, da parte degli investigatori. Sempre il Corriere della Sera ricorda l'ipotesi dell'avvelenamento avvenuto in due fasi: una prima il 23 dicembre, una seconda il 26, il giorno prima del secondo ricovero, nonché giorno successivo alle dimissioni.
Il giorno 26, inoltre, un amico infermiere somministrò delle flebo in casa a madre e figlia, una terapia che nessun medico avrebbe prescritto ad Antonella e Sara. In questo gioco di date si colloca l'ipotesi dell'avvocato Pietro Terminiello, che rappresenta uno dei cinque medici indagati nella prima inchiesta per l'ipotesi di reato di omicidio colposo.
Madre e figlia e hanno ingerito la ricina a cena il 23: ma se questa sostanza porta alla morte tra le 48 e le 72 ore, perché quelle quantità rilevanti individuate dalle analisi a Pavia hanno ucciso addirittura quattro giorni dopo, come nel caso di Antonella il cui decesso risale al 28?
I prossimi passi delle indagini su madre e figlia morte avvelenate
Ad oggi una causa scatenate la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non è ancora stata stabilita. Il medico legale Benedetta Pia De Luca parla di un'"intossicazione acuta" che ha colpito fegato e pancreas.
Seppure sia conclamata la verità della morte per avvelenamento, una risposta certa arriverà probabilmente verso la fine di maggio. "Solo l’insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell’autopsia, dirà la causa del decesso", dichiara al Corriere della Sera.