Madre e figlia avvelenate a Pietracatella, la ricina somministrata in due fasi? L'ipotesi

di Luca Mastinu pubblicato:
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Antonella e Sara potrebbero aver ricevuto la ricina il 23 e il 26 dicembre: l'ipotesi dell'avvocato di uno dei cinque medici indagati

Madre e figlia avvelenate a Pietracatella, la ricina somministrata in due fasi? L'ipotesi

L'avvelenamento con la ricina potrebbe essersi verificato in due fasi. Questa è l'ipotesi avanzata da Pietro Terminiello, l'avvocato che difende uno dei cinque medici indagati per omicidio colposo. La prima fase il 23 dicembre, giorno in cui si è consumata la cena dei misteri nell'abitazione a Pietracatella; la seconda il giorno 26, il giorno prima del secondo ricovero. Non si esclude, inoltre, madre e figlia siano morte avvelenate per un fatto accidentale.

La ricina somministrata in due fasi?

L'indiscrezione arriva dal Corriere della Sera. Secondo l'avvocato Pietro Terminiello, che difende uno dei cinque medici indagati per omicidio colposo, l'avvelenamento con la ricina potrebbe essere avvenuto in due fasi. La prima, che è quella più battuta dagli investigatori, potrebbe essere quella del 23 dicembre. Nell'abitazione di Pietracatella, ricordiamo, c'erano Sara Di Vita (15 anni), la madre Antonella Di Ielsi e papà Gianni Di Vita. La figlia maggiore, Alice Di Vita, si trovava fuori con degli amici per mangiare una pizza.

La seconda fase sarebbe stata il 26 dicembre, ricorrenza di Santo Stefano. Una data cruciale per le indagini, dato che solamente il giorno prima madre e figlia erano state dimesse per la prima volta con la diagnosi di un'intossicazione alimentare. Il giorno successivo, invece, avrebbero ottenuto un secondo ricovero.

Il dettaglio del 26 dicembre

Sempre l'avvocato Terminiello apprende che "a Santo Stefano i Di Vita chiamarono a casa un amico caro, un sanitario, per effettuare delle flebo a entrambe, dimesse il giorno prima ma che erano evidentemente disidratate".

Resta da capire, ora, se i materiali utilizzati per l'infusione siano scomparsi o siano stati repertati. "La fonte di contaminazione può essere stata diversa dal cibo", suppone Terminiello, che insieme alla collega Graziella Del Rio ascolterà l'amico dei Di Vita, già ascoltato dagli inquirenti.

Madre e figlia avvelenate in maniera accidentale, l'ipotesi

Il 27 aprile alla Questura di Campobasso è stata ascoltata Maria, madre di Laura Di Vita - cugina di Gianni Di Vita - che ai giornalisti ha riferito che la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sarebbe stata "un fatto accidentale". Resta un mistero, ad oggi, la modalità con cui la ricina sia finita sulla tavola di casa Di Ielsi-Di Vita.

Nell'ipotesi del dolo, gli inquirenti non escludono la premeditazione: la ricina è un veleno volatile che, se maneggiato con cura, non lascia tracce. È forse questo il motivo per cui Gianni Di Vita è risultato negativo alla ricina?