Agroalimentare, Coldiretti chiede una riforma del codice doganale
pubblicato:In 10 mila sul Brennero contro il sistema dell’’ultima trasformazione sostanziale’, un caso che parla con i prezzi allo scaffale, ma anche con l’equità di una filiera strategica da 707 miliardi di euro

Mentre le quotazioni del petrolio continuano a salire, con il Brent a 108 dollari al barile in attesa di un incerto accordo Iran-USA, e si apre una settimana caldissima per le banche centrali più importanti del mondo, torna in discussione la redistribuzione del valore lungo le filiere e Coldiretti porta 10 mila agricoltori sul Brennero per chiedere un cambiamento da 20 miliardi di euro.
Agroalimentare, la norma contestata dell''ultima trasformazione sostanziale' e la richiesta di un'etichetta d'origine obbligatoria
Tanto potrebbero recuperare, secondo l’associazione, gli agricoltori italiani se cambiasse il quadro normativo sull’ultima trasformazione sostanziale prevista dall’attuale codice doganale.
Il tema è quello dei semilavorati in arrivo in Italia da altri mercati e trasformati poi in un Made in Italy che rischia di schiacciare i prezzi e i margini dei produttori nostrani.
In gioco un assetto fondamentale di quella filiera agroalimentare italiana che secondo il presidente di Coldiretti Ettore Prandini vale 707 miliardi di euro e 4 milioni di posti di lavoro in Italia.
Per questo Coldiretti chiede maggiore trasparenza e una legge europea che imponga l'etichetta di origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell'Unione.
Coldiretti, ancora troppo anonima una grossa fetta del nostro carrello alimentare
Il rischio denunciato dai coltivatori è proprio quello di una fetta ancora troppo ampia della nostra spesa alimentare sostanzialmente anonima quanto a indicazioni sulla prima provenienza di prodotti allevati o coltivati alla base delle trasformazioni successive.
Coldiretti conta come cicatrici gli esempi più eclatanti di queste annose materie prime critiche di una filiera strategica.
Ci sono dentro le cagliate: il Centro Studi Divulga ne ha calcolate (su dati del Ministero della Salute) 150 mila tonnellate importate in Italia ogni anno, di queste il 90% passa dal Brennero. Diventano mozzarelle, burrate o altri formaggi “Made in Italy”.
C’è anche il latte, il 75%-80% di quello comprato dalle imprese italiane viene dal Brennero, 1,1 milioni di tonnellate che poi diventano yogurt, formaggio o burro italiani.
Un altro settore chiave è quello del grano. Coldiretti conta 6 milioni di tonnellate di grano tenero straniero in arrivo nei nostri porti ogni anno e 2,9 milioni di tonnellate di grano duro. C’è dentro anche quello canadese prodotto con il glifosato o quello ucraino con un livello di radiazioni maggiore.
Finiscono rispettivamente in pane e biscotti da un lato e pasta dall’altro, tutti Made in Italy.
Se l’autarchia agro-alimentare italiana resta poco più di uno spot inapplicabile in concreto nella maggior parte delle filiere, un equilibrio più giusto nella stessa filiera, tra multinazionali del seme e dell’agrofarmaceutica, agricoltori diretti, industria della trasformazione fino alla grande distribuzione organizzata, è possibile. Forse è persino necessaria e ineludibile in questa nuova fase di crisi energetica che ancora una volta si ripercuote in rincari importanti per i coltivatori.
La lista di Coldiretti è molto ampia: dall’estero giungono 560 mila tonnellate di prosciutti freschi, che magari poi vengono ritrasformati in IGP (il nodo della provenienza dei maiali), e 857 mila tonnellate di patate fresche e 337 mila tonnellate di patate congelate.
Non scappano l’olio d’oliva (615 mila tonnellate di importazioni), il pomodoro trasformato (256 mila tonnellate).
Anche da questi prodotti e dalla loro trasformazione in direzione dello scaffale del supermarket passa quell’inflazione che rischia di essere la bestia nera macroeconomica di questa nuova crisi del Golfo, il riferimento di quelle banche centrali che questa volta non possono sbagliare approccio alla crisi dopo gli errori del dopo-pandemia.
Intanto il settore agricolo già duramente colpito dai rincari di energia, carburanti e fertilizzanti in prima linea nella lista dei rincari della crisi iraniana, protesta. E' una richiesta di sovranità anche questa.
La difesa del lavoro delle imprese agricole passa dunque in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”. Nonostante i progressi ottenuti grazie alle battaglie sulla trasparenza condotte in questi anni dalla Coldiretti, una parte significativa della spesa resta ancora anonima: pane, biscotti, prodotti derivati dai cereali, legumi in scatola, preparazioni gastronomiche, surgelati (esclusi i prodotti ittici) come frutta, verdura e piatti pronti, e piatti nei menù al ristorante, ovoprodotti, sughi complessi, succhi, marmellate, patatine, sottoli, zucchero, gelati, oli vegetali e numerosi alimenti multi ingrediente non riportano ancora l’origine in etichetta. Una zona d’ombra che continua a favorire inganni nei confronti dei consumatori. Per questo Coldiretti chiede una legge europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione.