Borse ottimiste sull’Iran, cosa sappiamo davvero, chi guadagna, chi perde oggi
pubblicato:Reazione decisamente positiva delle borse mondiali ai nuovi annunci di Trump, forse nel week-end l’accordo con Teheran. Clima risk-on diffuso, petrolio e petroliferi arretrano. Bene costruzioni e banche, ecco il quadro

La reazione dei mercati alle indicazioni di Donald Trump su un prossimo accordo di pace con l’Iran è entusiasta. Affermazioni concrete e indiscrezioni si rincorrono nei media internazionali mentre l’ottimismo prevale sui listini e alimenta un diffuso ritorno dell’appetito per il rischio. La reazione è tanto corale da schiacciare, come avviene spesso per questi macro-eventi (o per la loro attesa prossima), le singole storie societarie su movimenti settoriali massicci.
Ha cominciato ieri Wall Street che ha strappato al rialzo proprio intorno alle 19:30 (ora italiana), più o meno quando Trump ha pubblicato il suo post sul social network Truth annunciando che cancellava gli attacchi previsti all’Iran perché era prossimo un accordo di alto livello concordato con i massimi livelli della leadership iraniana.
In chiusura l’S&P 500 segna un balzo dell’1,75%, il Nasdaq uno del 2,54% e il Dow Jones un rialzo dell’1,86%
USA-Iran, cosa sappiamo e quali rumor circolano sull’accordo
Nelle ore successive si ridimensionano e articolano, ma non vengono smentiti i segnali su una prossima intesa. Di poche ore fa la precisazione di Esmaeil Baqaei, portavoce del ministro degli Esteri Abbas Araghchi (direttamente coinvolto nei negoziati), sull’agenzia Tasmin News: nessuna decisione finale è stata presa sul possibile accordo. Non si smentiscono però i passi avanti fatti.
L’agenzia Axios, sempre molto informata sul conflitto iraniano, parla di un memorandum USA in 14 punti che potrebbe essere firmato verosimilmente a Ginevra e comunque in Europa, già nel week-end. Sarebbe stato approvato da diversi ufficiali di rilievo iraniano anche grazie alla spinta della mediazione del Qatar, ma dovrebbe ancora ottenere il via libera della Guida Suprema Mjtaba Khamenei. Prevederebbe un cessate il fuoco di 60 giorni, la riapertura senza dazi iraniani dello Stretto di Hormuz, la degradazione dell’uranio arricchito dal Paese sotto il controllo Onu e la rinuncia all’armamento nucleare, ma concederebbe un taglio delle sanzioni Usa ai danni di Teheran.
Suggestiva l’indicazione che quattro aerei USA partiti ieri per l’Europa preparerebbero già il terreno per i meeting cui parteciperebbe il vicepresidente USA JD Vance.
Forse troppi dettagli perché si tratti ancora una volta di un falso annuncio di pace, ma dopo settimane di incertezze, la prudenza è d’obbligo anche se i mercati intanto entrano in modalità risk-on e puntano sulla pace.
D’altronde dopo i bombardamenti Usa degli ultimi giorni, che oltre alle infrastrutture militati avevano colpito anche infrastrutture idriche civili avevano recapitato da Washington a Teheran il messaggio che senza un’intesa gli Stati Uniti sono pronti a moltiplicare la pressione bellica.
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USA-Iran, l’ottimismo si trasmette dai listini asiatici a quelli europei
Stamane le borse asiatiche hanno festeggiato: l’indice cinese Shanghai Composite ha segnato un rialzo dell’1,12%, l’Hang Seng di Hong Kong segna un rialzo dell’1,93%, il Kospi sudcoreano ha messo a segno un rally del 4,63% e il Nikkei 225 del Giappone un guadagno del 2,87%
Subito all’avvio delle contrattazioni sui listini azionari europei si percepisce l’ondata di ottimismo partita alcune ore prime a Wall Street. In queste ore sono tutti molto positivi i maggiori panieri. Euro Stoxx 50 +2,21%; Dax tedesco +1,9%; Cac 40 francese +2,28%; Ibex 35 spagnolo +2,51% e Ftse 100 britannico (+1,23%).
Anche a Milano si festeggia: Ftse MIB +2,13% e Ftse Italia All Share +2,13%
USA-Iran, le prospettive di pace incoraggiano costruzioni, banche e titoli di Stato
Ma la festa non è (del tutto) indiscriminata, segue le sue logiche premiando innanzitutto i titoli delle società che potrebbero essere chiamate alla ricostruzione: il Ftse Italia All Share Construction and Materials è fra gli indici settoriali il migliore con un +5,23% Ne sono un luminoso esempio i titoli del cemento Buzzi (+6,98%) e Cementir (+10,9%).
Anche l’Euro Stoxx Construction & Materials segna un rialzo dell’1,07% in queste ore.
È una reazione solo in parte di circostanza, la tipica accelerazione di quel segmento fortemente ciclico che è il credito e che spesso veicola l’ottimismo degli operatori finanziari sui mercati: Ftse Italia Banche +4,18% Unicredit (+4,66%), Mediobanca (+4,38%) e Intesa (+4,23%) tra migliori titoli.
Da ricordare che il rialzo dei tassi avviato ieri dalla Bce è incoraggiante per i margini d’interesse bancari, che oltretutto in caso di ricostruzione sarebbero chiamati a finanziarla, ma lo scenario cupo di ieri prospettato da Christine Lagarde è messo in forse dalla successiva novità annunciata da Trump.
La Bce ha tagliato le stime sulla crescita dell’Eurozona dallo 0,9% allo 0,80% con un’inflazione ora prevista dal 3% invece che al 2,00% (al 2,5% invece che al 2,3% la previsione per l’inflazione core 2026), ma oggi il mercato sembra guardare altrove.
Si giustifica infatti soltanto con un ritorno dell’appetito per il rischio e quindi con un calo dei premi al rischio e dei rendimenti sui titoli di Stato europei l’acquisto diffuso del sovereign UE. Il rendimento del BTP decennale italiano segna una flessione di 7 punti base al 3,71%, lo spread BTP/Bund è a 73 punti base, il rendimento del Bund tedesco torna sotto il 3% e si attesta al 2,98% con una flessione di 4 punti base.
Cambia rapidamente lo scenario di mercato, ma attenzione: l’ECB Watch Tool che sulla base dei future sull’Euro Short-Term Rate (€STR) prova a stimare le attese di mercato sui tassi dà ancora per prevalente con un 54,7% delle probabilità un altro rialzo fino al 2,50% dei tassi sui depositi (il 2,65% per il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali ormai derivato dal primo) al meeting del prossimo 10 settembre.
USA-Iran, le ipotesi di sblocco di Hormuz pesano sul petrolio e i petroliferi
Chi non festeggia è il petrolio. Le attese su un prossimo sblocco della navigazione sullo stretto di Hormuz si traducono nell’ottimismo su un pronto ritorno delle forniture di idrocarburi da Golfo che comprimerebbe i prezzi del greggio e non solo. In queste ore il Brent cede il 3,47% e torna a 87,24 dollari al barile, il WTI passa di mano a 84,84 dollari (-3,27%) e il gas naturale rappresentato dal TTF olandese segna sull’ICE un calo del 7,14% a 46,14 €/MWh
A Milano arretrano chiaramente i maggiori titoli del comparto: Eni -4,06%, Tenaris -2,47% e Saipem -1,65%
È una dinamica anche europea con l’indice Euro Stoxx Oil & Gas che cede il 2,08% trascinato anche al ribasso dalla francese TotalEnergies (-4,07%).
Fra i pochi titoli in rosso del paniere italiano le società delle reti energetiche Terna (elettricità, -0,24%) e Snam (gas, -0,53%) anche Italgas segna un leggero rialzo (+0,05%) e le utility invece guadagnano terreno, forse incoraggiate dal calo dei rendimenti che in genere alleggerisce il loro servizio del debito: Ftse Italia Utenze +0,97%, Enel +1,67%, Hera +0,91% e A2A +0,49%.
Non è infine un caso a parte quello del titolo automotive Stellantis (+5,72%): anche se l’Euro Stoxx Automobiles segna un pallido +0,31%, Volkswagen guadagna il 3,22% e Renault il 4,73%.
Le tre avrebbero inviato secondo il Financial Times al Parlamento europeo una lettera per chiedere degli impegni di promozione del made in Europe per le quattro ruote UE, ma probabilmente oggi si avvantaggiano maggiormente dell’ottimismo portato sui mercati dai segnali sulla crisi del Golfo.