AI: Alphabet/Google, sedute decisive per il titolo
pubblicato:Dopo i dati l'azione ha perduto molto a Wall Street e non ha recuperato: presto i prezzi dovranno prendere una direzione più chiara. Qualche altro numero può aiutare le valutazioni sui conti e sulle prospettive (multe europee comprese)

Sedute decisive per Alphabet, la holding di Google che anche dopo la pubblicazione recente dei risultati del secondo trimestre 2026 vive una fase degna di un’attenzione estrema. Per diverse ragioni, sia tecniche, che politiche, sia microeconomiche, che macroeconomiche.
AI, Alphabet, il titolo a un bivio
Il quadro grafico del titolo ha subito l’ondata di vendite che ha colpito i prezzi subito dopo la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, già a partire dall’after hours e poi nelle contrattazioni regolamentari. Anche la leggera rimonta della seduta successiva (un inverted hammer inside, potenzialmente un segnale di inversione, ma da sottoporre a rigida verifica) ha lasciato una sostanziale incertezza sulla direzione che i corsi di Alphabet prenderanno.
I massimi delle ultime due sedute in area 324,5 dollari testano una resistenza di breve che si costituita però sul livello chiave del 61,8% di ritracciamento di tutto il movimento ascendente dai minimi del 30 marzo a 271 dollari e i massimi storici segnati il 18 maggio a 408,6 dollari.
Parliamo di un apprezzamento del titolo de 50% in poco più di un mese e mezzo e va ricordato che anche dopo i cali consistenti degli ultimi due mesi l’azione, sui 319 dollari dell’ultima chiusura, vale più del doppio dei bottom dell’aprile 2025. A questo punto quindi il calo dei corsi potrebbe proseguire, ma si sta confrontando con la media mobile esponenziale a 200 sedute che in quest’area oppone una certa resistenza ad affondi eccessivi grazie anche al supporto della trendline di lungo periodo ascendente dai minimi del giugno 2025 e in transito proprio per area 319 dollari.
C’è anche quel gap up rimasto aperto dai 305,63 del 7 aprile 2026: potrebbe essere nell’immediato una calamita irresistibile per i prezzi. Né è invece da escludere un rimbalzo che potrebbe avere ampi spazi di apprezzamento anche fino agli oltre 341 dollari del gap down apertosi invece all’inizio di questa crisi.
Sappiamo solo che probabilmente questo nodo gordiano sarà risolto a breve e fornirà indicazioni direzionali più chiare di un titolo che potrebbe aver solo testato la parte bassa del canale in forza dai citati minimi di giugno 2025 o al contrario avere avviato un movimento di repricing più deciso.
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Alphabet, il caso Antitrust da 890 milioni di euro che irrita Trump
Tutt’altro ordine di problemi riguarda la cronaca più “spicciola” della società. Fermo restando che cela dei potenziali driver di prezzo rilevanti per le prossime settimane. Con i suoi soliti morbidi toni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un’inchiesta contro l’Unione Europea ai sensi della sezione 301 del TradeAct del 1974, come recentemente rivisto della stessa Amministrazione Trump per inserire i casi di contrasti commerciali nell’alveo della lotta all’impiego del lavoro forzato.
Per chi in Italia ha sentito parlare l’ultima volta di lavoro forzato per la realizzazione del consolato USA a Milano (o in qualche fornitore dell’alta moda), l’accusa fa un po’ sorridere, soprattutto poi se si legge quel pezzo del Guardian che conta 800 mila carcerati che lavorano negli Stati Uniti su un totale di 1,2 milioni e ben 7 Stati (Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Mississippi, South Carolina e Texas, una latitudine non casuale) nei quali quasi tutti i detenuti, pur compiendo spesso duri lavori manuali, non vengono pagati.
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In realtà tutti sanno che quello del lavoro forzato è solo un escamotage giuridico inventato dopo la bocciatura della Corte Suprema su gran parte dei dazi precedenti e anche l’ultimo attacco di Trump giunge pretestuoso dopo la nuova sanzione da 890 milioni di euro ad Alphabet/Google, per l’esattezza la Commissione Europea ha spiccato una multa da 460 milioni di euro contro Google Search e una da 430 milioni di euro contro Google Play accusandole di violazione del Digital Markets Act (DMA).
Sostanzialmente, ancora una volta, Google fornirebbe dei canali privilegiati ai propri prodotti e servizi creando uno svantaggio alla concorrenza.
Su Google Search in poche parole Google darebbe un trattamento privilegiato ai propri servizi, compresi shopping, hotel, trasporti e risultati sportivi.
Su Google Play il privilegio escluderebbe le app concorrenti spesso più economiche o persino gratuite.
Mentre infatti Google può ricevere commissioni per la facilitazione dell’acquisizione dei primi clienti, il livello delle commissioni di gestione caricate da Google e la lunghezza del periodo richiesto per queste fee vanno oltre i vincoli della DMA.
L’algoritmo non è equo insomma e questo chiama in causa sia il modello di business di Google, che la concorrenza nell’Unione Europea (senza considerare i rischi democratici del posizionamento strategico di questi grandi gatekeeper, come li chiama l’UE). A essere pignoli la questione solletica anche l'Antitrust USA, ma questo è un altro discorso.
Né la questione è isolata: nel 2025 la Commissione Europa ha multato per 500 milioni di euro Apple sempre ai sensi del nuovo Digital Markets Act e lo scorso 8 luglio la Corte di Giustizia europea ha ribadito che la società della mela è un gatekeeper in relazione a vari servizi che partono dall’App Store all’iOS.
Anche Meta si trascina una potenziale sanzione da 200 milioni di euro dallo scorso 23 aprile 2025, quando la Commissione trovò che violava il DMA. D’altronde i gatekeeper sono pochi, oltre ai citati, solo Microsoft, ByteDance (tiktok), Booking Holdings e Amazon. Tutti hanno un percorso con l’Unione Europea per l’adattamento dal DMA, ma non è ancora chiaro se in questo caso ci sia un Infantino a disposizione di Trump.
Alphabet/Google, poste finanziarie e straordinarie sì, ma il gruppo ha un sacco di cassa e molti altri atout (compresi multipli contenuti in relazione alla crescita)
Restando su Alphabet/Google sembra opportuno sui fondamentali fare una precisazione per arricchire l’analisi che abbiamo fatto dopo i dati la scorsa settimana.
Tutto vero il free cash flow è stato negativo per 5,85 miliardi di dollari, ossia la società ha bruciato in tre mesi quasi 6 miliardi di cassa (in 12 mesi consecutivi però il free cash flow è positivo per 53,27 mld), ma per completezza va anche ricordato che Alphabet ha una posizione finanziaria netta positiva per 129,7 miliardi di dollari con passività leasing incluse e per 144,3 miliardi senza le passività per leasing. Potrebbe quindi bruciare cassa in teoria per oltre 22 trimestri come questo, senza considerare poi gli altri asset come le immobilizzazioni per ormai 321 miliardi di dollari e senza considerare che, anche togliendo i 97,98 miliardi di rivalutazioni finanziarie che hanno rimpolpato gli utili di questo trimestre sarebbero di 40,7 miliardi di dollari.
Anche sottraendo i 97,8 miliardi di dollari e calcolando un tax ratio del 12% negli ultimi 12 mesi, si arriva a un utile ‘trailing’ di 121,79 miliardi, ossia a un P/E trailing ‘core’ di 32,3x, mentre se includiamo tutti gli utili (operazione più credibile perché le poste finanziarie positive sono strutturali vista l’enorme cassa della società) si arriva a un P/E trailing di 18,75x.
In tutti gli scenari non sembrano multipli troppo tirati e anche se il titolo potrebbe scendere ancora e con lui parte del settore tecnologico (e probabilmente anche il NAV delle partecipazioni di Alphabet), bisogna stare attenti in questo scenario a non buttare il bimbo con l’acqua sporca perché una società che aumenta i ricavi del 24% a trimestre e con utili in crescita ancora maggiore, probabilmente non rimarrà a lungo all’ombra di Wall Street. Ammesso, appunto, che lo sia mai stata davvero (vale ancora poco meno di quattro trilioni, oltre 6 volte il patrimonio netto).
Poi se si pensa che gli hyperscaler soccomberanno ai semiconduttori (nel senso delle valutazioni di settore) o che il circular financing chiederà lo scalpo dei multipli del Nasdaq, si possono anche aprire altri piani di lettura, ma intanto nel breve converrà guardare che direzione prenderanno i corsi.