Brent sopra i 100 dollari, allarme sui mercati

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Medioriente sempre più in fiamme, rincari del greggio e delle altre commodity. Sale anche il grano, mentre le vendite colpiscono mercati azionari e titoli di Stato. Sotto questi pessimi auspici si attende il meeting di domani della BCE

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Stamane sull’ICE le quotazioni del petrolio greggio Brent hanno toccato quota 100,19 dollari al barile superando la soglia psicologica della terza cifra e confermando il deterioramento del quadro dei prezzi dell’energia che ormai va avanti da settimane. In questo momento il Brent torna a 99,77 dollari (+1,88%), ma la struttura dei future sulle varie scadente incorpora già quotazioni ancora sostenute nei prossimi mesi con prezzi oltre i 96 dollari a dicembre e un calo sotto la soglia dei 90 dollari al barile soltanto in primavera e a 80 dollari soltanto ad agosto.

È già uno scenario drammatico, ma potrebbe essere persino ottimistico, visto che Goldman Sachs appena ieri ha denunciato il rischio di fiammate del Brent in area 120 dollari, con effetti anche sui carburanti statunitensi.

Negli States la benzina vale oggi 4,22 dollari al gallone in media e il diesel, impiegato soprattutto per le costruzioni, ha raggiunto i 5,94 dollari. Il WTI scadenza ottobre, di riferimento per gli States, passa di mano a 94,67 dollari al barile (+1,76%).

Il newsflow della guerra USA-Iran, driver dei prezzi del greggio da mesi, d’altronde non lascia molto spazio all’ottimismo. Il Comando centrale statunitense (US Centcom) ha segnalato stanotte di aver distrutto 5 petroliere iraniane dopo che i Guardiani della rivoluzione avevano puntato missili balistici su una nave militare della Marina USA negli ultimi due giorni. Teheran ha già fatto sapere che reagirà con attacchi alle basi USA nell’area.

Nel frattempo si è deteriorato il contesto interno a un altro stretto chiave dell’area, quello di Bab el-Mandeb, tra Penisola araba e Africa: gli Houthi filo-iraniani hanno denunciato attacchi sauditi sul proprio territorio con diverse vittime e hanno contrattaccato su diverse infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita (con dozzine di feriti).

Questa almeno l’ultima ricostruzione di Al Jazeera, che paventa la riattivazione del conflitto yemenita, proprio tra Houthi e casa di Ryad. Il blocco delle navi saudite in transito già da luglio aveva alzato la posta sul secondo Stretto più importante della regione dopo quello di Hormuz. Tutto sembra indicare che la situazione sta precipitando insomma.

Prezzi: in corsa non solo il petrolio, ma anche rame e grano

La corsa delle materie prime si sta allargando anche ad altri beni. In sei mesi il prezzo del rame è balzato del 16% (quello che oggi quota 6,76 dollari per libra), lo zinco è cresciuto del 13% in tre mesi e lo stagno il 4,88% Tutti rialzi che spesso si inseriscono in un trend di rincari già consolidati.

Il conflitto Russia-Ucraina pesa anch’esso sulle quotazioni degli idrocarburi, come il gas soprattutto, ma sta spingendo al rialzo anche soft commodity come il grano: l’ETF WisdomTree Wheat (codice ISIN JE00BN7KB664) da inizio anno ha registrato un rialzo del 40% e invertito il trend ribassista precedente.

Brent sopra i 100 dollari, allarme sui mercati

L’ETF WisdomTree Wheat (codice ISIN JE00BN7KB664) da inizio anno ha registrato un rialzo del 40% e invertito il trend ribassista precedente

Mercati in clima risk-off: vendite su azioni e titoli di Stato

Tutti segnali che oggi il mercato sembra leggere con estremo pessimismo. Al giro di boa il Ftse MIB italiano perde l’1,2% e l’Euro Stoxx 50 perde l’1,63% Male anche il Dax tedesco (-1,32%) e il Cac 40 francese (-1,5%). I future sugli indici azionari di Wall Street sono in rosso: S&P 500 -0,23%, Nasdaq 100 -0,41% e Dow Jones -0,39%

I rendimenti dei titoli di Stato crescono ancora denunciando un’altra volta l’aumento del rischio e dei relativi premi: quello del BTP decennale cresce di 6 punti base al 4,23% con 83 punti base di spread su un rendimento del Bund tedesco in crescita di altri 4 punti al 3,40% ormai.
Gli fanno eco gli yield del Treasury statunitense che anche oggi crescono ancora: al 4,81% il rendimento del decennale USA; al 5,25% quello del trentennale.

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BCE, scontato un rialzo di tassi, ma sarà il resto a pesare

Sotto questi pessimi auspici si presenterà domani il meeting della BCE. L’ECB Watch Tool dà al 99% le probabilità di un rialzo dei tassi d’interesse sui depositi dal 2,25% al 2,50% Si tratta di una volatile proiezione sui valori dei future sull’Euro Short-Term Rate (€STR), sui tassi di breve termine, ma la vulgata degli analisti non si discosta da queste proiezioni.

Un rialzo dei tassi è nelle cose, il dato dell’inflazione generale UE salita al 3,3% ad agosto coincide con quello dello scenario avverso della BCE posto proprio al 3,3% L’inflazione sottostante (senza energia e cibi freschi) è scivolata al 2,1% (nello scenario avverso BCE per tutto il 2026 è al 2,5%) grazie all’atteso calo dell’inflazione dei servizi al 3,0% che però, in questo contesto, indica soltanto un rallentamento di alcuni operatori economici per via del contesto sfavorevole.

Quel +14,3% di agosto dei prezzi dell’energia in Europa pesa come un macigno su tutte le prospettive. Il TTF olandese, proxy dei prezzi del gas naturale e dell’energia UE, a inizio anno valeva appena 27 €/MWh, oggi quota a 78,37 €/MWh mentre la maggior parte delle giurisdizioni europei si trova in ritardo sulle riserve per l’inverno con una pregevole eccezione in un’Italia ancora afflitta però dal caro energia (ieri Confindustria Ceramica ha lanciato un altro allarme sui ‘prezzi fuori controllo’ dell’energia che mettono a rischio tutta la manifattura).

Per certi versi non è lo shock dello scoppio della guerra Russia-Ucraina 2022, quando l’Europa in fretta e furia dovette fare il decoupling dal gas russo e rafforzare i legami energetici con Algeria e Stati Uniti. L’Europa dipende oggi dal petrolio del Golfo meno di quanto non dipendesse allora dal gas russo – evidenzia tra gli altri Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger - quelle forniture in meno fanno male soprattutto all’Oriente, ma alla fine il mercato globale ripresenta il conto a tutti, alle famiglie italiane come a quelle statunitensi.

Né il rally dei prezzi del gas può essere ignorato nel Vecchio Continente. Anche se si tratta di una variabile sostanzialmente esogena e la contrazione dell’inflazione sottostante denota già una reazione delle famiglie alle attese sui prezzi, un’inflazione generale al 3,3% non può essere presa sotto gamba e bisognerà confermare l’ancoraggio delle attese, anche perché l’economia UE, per fortuna, per ora mostra resilienza.

Secondo la maggior parte degli osservatori, il rialzo di domani dei tassi della BCE manterrà in territorio neutrale la politica monetaria dell’Eurozona, non ancora in una zona restrittiva per la quale sarebbe forse troppo presto.
Di certo l’Eurotower dovrà dimostrare una volta di più fermezza e affidabilità a un mercato che, come visto, in questa fase vede la maggior parte delle variabili indicare che il peggio deve ancora arrivare.

 

Informazioni sull'autore:

Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.