Petrolio e prezzi in crescita, l'oro può ancora aiutare?
pubblicato:C'è chi ritiene che nel lungo periodo gli acquisti delle banche centrali (a partire dalla Cina) e i timori sulla tenuta fiscale USA sosterranno il metallo giallo. Negli ultimi mesi però l'oro non ha difeso dall'inflazione e c'è chi contesta da tempo il suo ruolo di safe haven

Prezzi del petrolio ancora sotto pressione con i nuovi scontri in Medioriente. In queste ore il Brent cede lo 0,75%, ma a 100,5 dollari al barile, resta sopra la soglia psicologica e mantiene alta la tensione tra gli operatori finanziari.
Uno scenario di rendimenti e inflazione in crescita
In attesa della BCE, che verosimilmente oggi alzerà di una quarto di punto percentuale i tassi sui depositi dal 2,25% al 2,50% (il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale di conseguenza dovrebbe portarsi al 2,65%), dall’altra parte dell’Atlantico gli analisti aspettano le indicazioni che oggi arriveranno dalla dinamica dei prezzi alla produzione.
Il dato sarà diffuso oggi alle 14:30, a ridosso della conferenza stampa di Christine Lagarde delle 14:45, dall’U.S Bureau of Labor Statistics - Department of Labor e avrà una certa importanza perché, a fronte di prezzi e energetici sempre più ‘esuberanti’, il mercato vorrà testare quanto di queste pressioni inflazionistiche si sta trasmettendo ai costi di produzione delle imprese.
L’attesa sui valori di agosto è per un aumento del già corposo +4,7% precedente a un +5,3%, mentre il dato core dovrebbe passare dal 4,2% al 4,6% Lo scenario generale suggerisce in ogni caso un aumento ulteriore dell’inflazione negli Stati Uniti e in Europa nei prossimi mesi.
È coerente la dinamica strettamente collegata dei rendimenti chiesti ai titoli di Stato di qua e di là dall’Atlantico. Il rendimento del BTP decennale italiano dall’inizio del conflitto USA-Iran è balzato da meno del 3,3% al 4,28% abbondante di oggi.
Quello del Bund tedesco è passato dal 2,63% al 3,44% circa. Quello del Treasury decennale americano è passato dal 3,95% al 4,86%
L'oro però negli ultimi mesi non ha protetto
In questo contesto di crescita attesa rilevante dell’inflazione e di previsti interventi delle banche centrali una delle strategie tipiche potrebbe essere quella di una copertura tramite posizionamenti sull’oro per via del suo tradizionale valore di asset rifugio contro la volatilità dei mercati e il rialzo dei prezzi. Ma questo ruolo è stato messo fortemente in discussione negli ultimi mesi dall’evoluzione dei prezzi del metallo giallo.
Dalla fine di febbraio a oggi la disruption della catena dell’approvvigionamento di petrolio e idrocarburi dal Golfo con i suoi impatti sui prezzi energetici e sempre più anche sull’inflazione generale avrebbe dovuto creare un ambiente molto favorevole i prezzi dell’oro in chiave difensiva e invece non è andata così. A fine febbraio l’oro valeva 5.278 dollari l’oncia e oggi vale appena 4.396 dollari: in tutto fa un calo 16,7%, in un timeframe in cui il Brent sfiorava un rialzo del 40%
E’ vero che dai minimi di metà luglio (in zona 3.968 dollari per oncia) l’oro è poi arrivato a recuperare circa il 18% tornando a 4,684 dollari circa, ma da allora poi i prezzi hanno perso un altro 6% quindi anche la rimonta è stata messa a repentaglio.
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Oro, UBS ritiene che nel lungo periodo aiuti ancora a diversificare
Ne discuteva in una nota di aggiornamento sui mercati UBS, affermando che il rialzo dei rendimenti del Treasury e le dichiarazioni da falco del presidente della Fed Kevin Warsh avevano accompagnato un periodo di nuove pressioni sui prezzi del gold.
La banca svizzera ritiene che siano in vista due rialzi dei tassi della Fed entro l’anno (un +0,5% porterebbe i tassi al 4,25%) e un riapprezzamento del dollaro, due fattori che ritiene negativi nel breve per le valutazioni dell’oro.
Il metallo giallo ha infatti una forte correlazione inversa al biglietto verde nel quale è prezzato e questo rende, tra l’altro il cambio EUR/USD un buon proxy dei prezzi dell’oro in molte fasi.
Il grafico sopra mette a confronto uno dei più diffusi ETC sull'oro fisico - l'iShares Physical Gold ETC (IE00B4ND3602) - con il cambio euro/dollaro e conferma la forte decorrelazione del metallo giallo rispetto al biglietto verde
A fronte di questo scenario avverso di breve però UBS ribadisce la convinzione che l’oro abbia un valore strategico in portafoglio e che possa ancora diversificare in maniera efficace.
Secondo la banca elvetica, la crescita degli acquisti di oro da parte della Banca Popolare Cinese (PBOC) ad agosto da 640 mila a 650 mila once si inserisce in un percorso di lungo periodo di consolidamento delle riserve auree della banca centrale della Repubblica Popolare e fornisce una stabile fondazione ai prezzi dell’oro nei prossimi mesi sul fronte della domanda. UBS ritiene che le banche centrali manterranno acquisti tra le 750 e le mille tonnellate di oro l’anno. Questo ragionamento porterebbe direttamente a delle considerazioni sul debasement trade e sul trend di de-dollarizzazione, ma questo è un altro discorso.
In favore dell’oro, sempre secondo UBS, potrebbe però muovere anche la crescente preoccupazione per l’affidabilità dei bilanci pubblici USA e per la tenuta del debito a stelle e strisce. Timori sulla tenuta fiscale degli States potrebbero riportare gli investimenti sul metallo giallo e premiarlo nel lungo periodo.
Storicamente insomma bisognerebbe credere che l’oro abbia ancora quel suo valore di decorrelatore prezioso per i portafogli più prudenti.
Il problema è che però la storia recente ha notevolmente intaccato questa idea.