33 anni fa la strage di via Palestro: cosa accadde la notte del 27 luglio 1993, quando la mafia colpì Milano

di Luca Mastinu pubblicato:
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Il 27 luglio 1993 in via Palestro, a Milano, Cosa Nostra fece esplodere un'autobomba. Nella strage morirono cinque persone, compreso un uomo che dormiva su una panchina

33 anni fa la strage di via Palestro: cosa accadde la notte del 27 luglio 1993, quando la mafia colpì Milano

La sera del 27 luglio 1993 una bomba esplode nel cuore di Milano, trasformando via Palestro in un inferno di macerie e fuoco. L'autobomba distrugge il Padiglione d'Arte Contemporanea e danneggia la Galleria d'Arte Moderna, spezzando cinque vite: i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, l'agente di polizia locale Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, che dormiva su una panchina. Un attacco spietato che s'inserisce nella strategia del terrore firmata da Cosa Nostra tra il '92 e il '93 per mettere in ginocchio lo Stato. Ripercorriamo i punti chiave di una ferita ancora aperta.

L'attacco di Cosa Nostra a Milano

La preparazione della strage di via Palestro parte da lontano, nei quartieri palermitani di Brancaccio e Corso dei Mille. Nel maggio 1993 gli uomini della mafia confezionano l'esplosivo in una casa fatiscente messa a disposizione dal boss Antonino Mangano. A luglio, la carica viene nascosta nel doppiofondo del camion di Pietro Carra e trasportata fino ad Arluno, alle porte di Milano, dove viene scaricata in campagna da Cosimo Lo Nigro e altri complici. La sera del 27 luglio, l'agente Alessandro Ferrari nota una Fiat Uno rubata da cui esce fumo bianco. Chiama i soccorsi, ma l'auto esplode pochi istanti dopo. Durante la notte, una fuga di gas causata dallo scoppio provoca un secondo crollo, devastando opere d'arte e la vicina Villa Reale.

Le indagini e i processo

Le indagini si aprono grazie ai primi collaboratori di giustizia come Carra, Scarano e Di Natale. Nel 1998 arrivano le condanne per gli esecutori materiali, ma i giudici ammettono che manca ancora la rete di supporto locale. La svolta arriva nel 2008 con le rivelazioni di Gaspare Spatuzza, che ricostruisce la riunione in cui si decisero gli attacchi tra Roma e Milano.

Spatuzza scagiona Tommaso Formoso (condannato all'ergastolo nel 2003 con il fratello Giovanni) e porta all'incriminazione di Cosimo D'Amato, il pescatore che forniva l'esplosivo recuperato dai residuati bellici in mare. Nonostante le dichiarazioni di Spatuzza, le revisioni e i nuovi processi non sempre confermano le accuse, lasciando ancora aperto il rebus dei basisti lombardi.

Le ombre irrisolte della Strage di via Palestro tra servizi segreti e nuove piste

Accanto alla matrice di Cosa Nostra, la vicenda è costellata da interrogativi inquietanti sul ruolo di settori deviati dello Stato.

Subito dopo l'attentato, l'ex ambasciatore ONU Francesco Paolo Fulci consegna al premier Ciampi una lista di appartenenti alla VII divisione del SISMI, sospettati di complicità con i mafiosi.