STMicroelectronics riprende la corsa, cambia la narrativa

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
6 min

Il colosso franco-italiano del chip ha incoraggiato il mercato con la prima trimestrale e l'innalzamento della guidance sui ricavi da server per l'AI, ma soprattutto ha cambiato narrativa per aderire all'hype del settore dei semiconduttori

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Rimbalzo di STM a Piazza Affari e a Parigi: l’azione del colosso francoitaliano del chip segna un bel rialzo del 3,24% a 63,32 euro e recupera un altro po’ di terreno dopo il ribasso del 15% tra i massimi del 3 giugno a 69,7 euro e i minimi dell’8 giugno (3 sedute dopo in realtà) a 59,10 euro, più di 10 euro sotto i livelli di oggi.

Il sospetto che si sia trattato soltanto di una pausa di consolidamento per scaricare gli oscillatori in ipercomprato e tornare sui supporti statici più recenti c’è.
Rimodulato forse, ma non negato quindi quell’uptrend in forza dai minimi di fine marzo a 26,9 euro appena. Da allora il titolo ha guadagnato, sui prezzi di oggi, il 135%, un rally imperioso dovuto sia ai risultati dello scorso 23 aprile e che al più recente rafforzamento della guidance del 2 giugno sui ricavi 2026 attesi dal segmento dei data center: l’obiettivo ora è 1 miliardo di dollari (non soltanto “ben sopra i 500 milioni” della stima precedente).

Non poco se si considera che nel 2025 i ricavi sono crollati dell’11,1% a 11,8 miliardi di dollari dopo un calo del 23% l’anno prima.

L’anno scorso sembra ormai saldamente alle spalle con il suo crollo del 90% degli utili a 166 milioni di dollari appena e sicuramente la prima trimestrale e il raddoppio delle attese sui ricavi del settore strategico dei data center hanno contribuito ad allontanare le lunghe ombre di una crisi di due anni e dei suoi profit warning che avevano anche messo in discussione il top management. Ma c’è dell’altro.

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STM, il rombo dei chip per l'AI e (soprattutto) un profondo cambio di narrativa

Innanzitutto il rombo dei chip, l’allargamento graduale dell’hype sull’AI nel settore dei semiconduttori che ha sempre più portato i miliardi di mezzo mondo sull’intero settore del silicio e non soltanto su Nvidia. Se si sovrappone l’andamento dell’indice SOX di Philadelphia sui semiconduttori con il grafico di STMicroelectronics la relazione appare evidente.

Poi ci sono i fattori idiosincratici – come li chiama qualcuno – ossia specifici di STM che, bisogna riconoscerlo ha saputo, seppure in ritardo, ribaltare la narrazione e diffondere nella propria comunicazione tutte quelle cose che piacciono tanto ai mercati, dai server per l’AI ai robot umanoidi. C’aveva perso tempo ed è andata a prendersi il valore che le spettava da tempo. Per un gruppo con 49 mila dipendenti dei quali 9.500 impegnati in ricerca e sviluppo è poco più del minimo sindacale.

Non era accettabile che una società dei chip, ancorché concentrata sui megatrend della transizione energetica e dell’elettrificazione dei trasporti, perdesse il treno dell’intelligenza artificiale (o desse l’impressione di farlo).

Sicuramente la crisi specifica dell’automotive europeo (e non solo) ha pesato non poco: ancora oggi quasi il 40% del fatturato di STM deriva dalle quattro ruote che d’altronde sono uno dei più formidabili settori di consumo di chip.

Ma se Wall Street, prima ancora dei clienti, chiede mele, bisogna darle mele e quindi bene l’elettronica al consumo del maxi-cliente Apple (che però fino alla recente Siri AI è rimasto indietro proprio sull’intelligenza artificiale) e bene Tesla (che però è reduce da una dura crisi e tratta sui livelli di fine 2024), ma ora è meglio parlare della domanda del cliente SpaceX e del vantaggioso posizionamento globale nel settore dell’AI fisica, i robot umanoidi e non solo che dovranno per forza di cose adottare microcontrollori, sensori, analog e dispositivi di potenza nei quali STM eccelle. I robot umanoidi che magari andranno su Marte a costruire colonie per i terrestri e che secondo Musk dovrebbero superare per numero gli esseri umani: questa sì che è narrazione.

E poi i server per l’intelligenza artificiale: i nuovi convertitori da 800 VDC a 12 V e e 6 V sono stati messi a punto sul riferimento delle architetture di Nvidia per i server per l’AI e presentati al GTC 2026 della società di Jensen Huang di marzo a San Jose. La tecnologia fotonica al silicio di ST è uno dei PIC più efficienti su un wafer da 300 mm e consente di raggiungere i 200 Gbps/lane e una larghezza di banda ancora maggiore in futuro: in pratica dovrebbe essere largamente adottata dagli hyperscaler per le connessioni ottiche in data center e cluster AI. STM prevede già da marzo di quadruplicarne la produzione entro il 2027 e di potenziarla ancora l’anno successivo.

Questa è narrazione, questa è strategia. Quasi un ritorno agli albori, quando nella bolla delle dotcom STM vendeva chip a tutti. Sono ancora quelle le pale della cosa all’oro dell’AI, basta almeno mettere un cartello per avvisare il mercato: le facciamo anche noi!

STM, multipli ancora ragionevoli

Aggiungiamo solo qualche ultimo numerino. Anche STM ha un piano di investimenti importante per il 2026, tra 2 e 2,2 miliardi di dollari in capex netti a Catania  e a Chonging (entrambi impianti con carburo di silivio 200 mm, darà le soddisfazioni attese?), poi a Crolles (300 mm wafer fab e Cloud Opt. Interconnect), anche ad Agrate (ancora wafer 300 mm per analog e smart pow HCMOS) e poi il promettente Panel-Level Packaging (PLP) che vanta una linea pilota a Tours e promette di rivoluzionare la produzione dei microprocessori.

Ma la ciccia della guidance si trova nella previsione di un recupero a doppia cifra dei ricavi nel 2026, quindi almeno 13 miliardi di dollari circa, che potrebbero risospingere l’utile su una marginalità decisamente più interessante. Il net profit margin di STM, ossia la percentuale di utili netti sui ricavi è passato dal 24% del 2023, all’11% nel 2024 e all’1,5% appena nel 2025. Se si tornasse sul 20% della media 2021-2024 significherebbe un utile netto da 2,48 miliardi di dollari quest’anno, ossia un multiplo P/E forward (prezzo/utili attesi) di circa 27,15x decisamente meno dei 133x che il Nasdaq calcola sui dati 2025, ma anche circa la metà del P/E Forward posto dal listino tecnologico USA a 60,4x per STM. Va bene forse l’utile e la redditività non cresceranno così rapidamente e forse fa bene il listino di Wall Street a ipotizzare il raggiungimento di un P/E da 26x solo nel 2027, ma di certo per un titolo tecnologico adesso così ben posizionato non sono ratio troppo generosi.