SpaceX, l'IPO spaziale sul Nasdaq da venerdì, ecco i numeri

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Il debutto della controllata dei razzi e dei satelliti di Musk è uno degli eventi dell'anno. Il colosso punta a Marte e ai data center spaziali per l'AI, ma perde miliardi di dollari. Gli ordini però avrebbero già battuto nettamente l'offerta: ecco il quadro

SpaceX, l'IPO spaziale sul Nasdaq da venerdì, ecco i numeri

È da vedere se la prima IPO della fantascienza in arrivo, quella della SpaceX di Elon Musk, decollerà davvero.
Secondo i rumors di Wall Street raccolti da Bloomberg il suo successo è già scritto nelle stelle e gli ordini avrebbero raggiunto un numero di azioni del colosso di satelliti e telecomunicazione, di AI e social network superiore a quello delle azioni attualmente esistenti.

SpaceX, l'IPO dei record

Facciamo due calcoli e mettiamo due date. SpaceX ipotizza un collocamento finale di circa 135 dollari per ogni azione di classe A messa sul mercato. Considerando gli oltre 555 milioni di pezzi dell’offerta cui si possono aggiungere gli oltre 83 milioni di azioni della greenshoe (overallotment) si ottiene un raccolta che va da 75 a oltre 86,2 miliardi di dollari (senza o con greenshoe).

Già questo è un record, sarebbe il debutto borsistico più ricco di sempre, ben oltre il primato storico dell’araba Saudi Aramco che raccolse ‘appena’ 25,6 miliardi di dollari nel 2020.

Una cifra ancor più sorprendente se si considera che SpaceX ha chiuso con una perdita netta di 4,93 miliardi di dollari l’esercizio 2025 e poi ha aggiunto un ulteriore rosso di 4,28 miliardi nel primo trimestre del 2026.

I record però non mancano. Con una valutazione complessiva post-money che a 135 dollari per azione potrebbe portare SpaceX a valere sul Nasdaq 1,765 trilioni di dollari, il suo patron Elon Musk entrerebbe per primo nel territorio inesplorato dei trilionari: nessuno è mai stato accreditato di una ricchezza personale a 13 cifre, sarebbe insomma il primo trilionario della storia.

Sicuramente di spaziale non c’è solo il business. Equita ha calcolato che sui 18,67 miliardi di dollari di ricavi del 2025, la società quoterebbe circa 95 volte le vendite, ben più delle 25 volte di Nvidia (P/S).
Non sono certo multipli ingenerosi per una società da 29,13 miliardi di debito.

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SpaceX, ricco debutto con governance blindata

I giochi però sembrano ormai fatti, almeno fino al debutto. Se è vero che gli ordini hanno nettamente superato l’offerta e persino il numero di titoli complessivamente esistenti, allora giovedì 11 giugno, quando avverrà il collocamento effettivo dei titoli, sarà soltanto una tappa formale.
Il D-Day sarà sul Nasdaq il giorno dopo, con l’avvio delle negoziazioni il 12 giugno 2026.

Musk si è comunque garantito una governance blindata e con oltre l’82% dei diritti di voto, in gran parte concentrati nelle azioni di Classe B che hanno 10 voti ciascuna, contro il voto singolo delle azioni ordinarie di Classe A. In pratica potrà da statuto nominare la maggioranza del consiglio di amministrazione la stessa SpaceX sarà una ‘società controllata’.

Ma quello che più preoccupa gli investitori, ammesso che si possa parlare di preoccupazioni in questo successo annunciato, è la solidità e la redditività del business.
Le perdite miliardarie che crescono nella bottom line del conto economico sono soltanto il punto di approdo di un’attività che si sta rivelando tanto ambiziosa, quanto onerosa.

Va ricordato che a oggi SpaceX, con i suoi razzi recuperabili, è soprattutto una società di telecomunicazioni: ha messo in orbita l’80% della massa artificiale che gira intorno alla Terra e il 60% dei suoi ricavi 2025 proviene dalla divisione Connectivity.
Starlink con i suoi satelliti in orbita bassa è insomma il vero motore del business.

Se si segmenta l'attività del primo trimestre, si scopre che Connectivity ha registrato complessivamente un utile operativo da 1,188 miliardi di dollari (Ebitda Adjusted $ 2,08 miliardi di dollari). La divisione Spazio nei tre mesi ha registrato un ebitda adjusted in rosso di 351 milioni.
Il nuovo business dell’AI (non solo Grok, ma tanto altro infrastrutture comprese), acquistato quest'anno da SpaceX, in tre mesi ha registrato un ebitda adjusted di -609 milioni di dollari (perdita operativa da 2,47 miliardi) a fronte di ricavi da 818 milioni. Se si allarga lo sguardo all’intero 2025 le cose sono andate più o meno allo stesso modo per le varie divisioni: l'AI ha registrato perdite operative 6,35 miliardi nell'anno e un ebitda adjusted di -1,237 miliardi.

Nei tre mesi il segmento Space ha investito 1,05 miliardi (capex), la Connectivity 1,33 miliardi e l’AI 7,72 miliardi: fanno più di 10,1 miliardi di dollari in tre mesi, che si aggiungono agli oltre 20,3 miliardi di dollari di capex dell’intero 2025.

SpaceX, le ambizioni di un Colossus

Certo dietro questi investimenti ci sono ambizioni storiche, quasi fantascientifiche. Dalla conquista di Marte ai data center per l’AI messi in orbita sincrona con il Sole per raccoglierne l’energia e creare l’intelligenza artificiale.

Un lavoro che però già è solido business sulla terra: nel prospetto SpaceX rivela di avere siglato nel maggio 2026 un contratto di cloud con il leader dell’intelligenza artificiale Anthropic da 1,25 miliardi di dollari al mese fino al maggio 2029 (all’inizio pagherà un po’ meno): in cambio SpaceX fornirà la capacità computazionale di 325 mila GPU Nvidia e tutto il ricco contorno di tecnologie all’avanguardia che attrezzano i data center di Colossus e Colossus II, dei perimetri cui fanno riferimento i centri di dati di Memphis e Southaven che in parte già allenano e ospitano l’intelligenza artificiale della casa Grok che oltretutto si allena anche sul social network di Musk X, la ex Twitter con cui è profondamente integrata.
Si potrebbe aggiungere l’iniziativa di produzione di chip Terafab con Intel e Tesla.

Già oggi con 1 GW di potenza computazionale dichiarata dai colossi della casa, SpaceX afferma di possedere i più grandi centri di training per l’AI del Pianeta.

Le ambizioni insomma non mancano, ma la prossima missione è a Wall Street.