Unicredit, dati del trimestre oltre le attese, ma gli operatori vendono le azioni
pubblicato:L’utile da 2,9 miliardi batte il consensus, ma segna un calo del 13,1% per via del venir meno di poste straordinarie. Il gruppo alza la guidance sul CET 1 ratio e pone le basi per l’acconto del dividendo 2026

Con un titolo come Unicredit che dai minimi del 2022 ha moltiplicato per oltre 8 volte il proprio valore di Borsa e che negli ultimi due anni almeno ha visto sempre vincere, dopo ogni buriana momentanea, la forza delle pressioni in acquisto, è d’obbligo esercitare un po’ di sana cautela, anche in giornata come quella di oggi in cui il calo del 3,82% a 80,03 euro, dopo dei primi affondi a 79,4 euro, sembrano suggerire una valutazione negativa dei dati trimestrali (pubblicati prima dell’avvio delle negoziazioni), ma probabilmente si risolvono nel più classico “sell on news”.
Unicredit, ricavi e utili oltre le attese, ma il net profit flette del 13,1%
Guardiamoli questi dati, su base trimestrale.
I ricavi sono cresciuti del 6,6% a 6,521 miliardi di euro, oltre la media di consensus raccolta dalla stessa banca di Piazza Gae Aulenti a 6,485 miliardi di euro.
Il margine d’interesse, alzato dalla BCE il tasso per le operazioni di rifinanziamento principali al 2,4% lo scorso 17 giugno soltanto, è cresciuto dello 0,4% a 3,658 mld (vs. cons. 3,656 mld).
Le commissioni e il risultato della gestione assicurativa hanno totalizzato un brillante +14,3% a 2,456 miliardi oltre il consensus a 2,356 mld. Le perdite da trading da 246 milioni superano le attese (-46 mln), ma i dividendi incassati per 709 mln battono il consensus rimasto a 601 milioni. I costi operativi sono sulle attese (2,298 mld vs. cons. 2,302 mld).
Il margine operativo lordo balza dell’11% (le performance relative sono importanti) e raggiunge i 4,223 miliardi (vs. cons. 4,184 mld), l’utile netto da 2,9 miliardi supera i 2,83 miliardi attesi dagli analisti, ma segna un importante crollo a doppia cifra: -13,1%.
Se una ragione delle vendite va cercata nei dati, bisogna passare anche da qui, non dal consensus - si noti bene - ma dalla frenata degli utili rispetto al secondo trimestre del 2025.
Approfondendo un po’ troviamo che, se anche dopo gli accantonamenti per perdite su crediti da 192 mln (+76,3%) il risultato netto di gestione della banca cresce a 4,031 miliardi (+9,2% sul dato di un anno fa) è soprattutto il venir meno di proventi da investimenti per 877 milioni di euro nel secondo trimestre del 2025 contro i 20 milioni del secondo quarto di questo esercizio, da incolpare per l’inversione del segno dell’utile ante imposte a un -8% (3,951 mln).
Unicredit, la questione assicurativa è un dossier che viene da lontano
Siamo andati quindi cercare questi investimenti e nel comunicato di un anno fa troviamo: “I proventi netti su investimenti sono stati pari a € 865 mln nel 2trim25, variati di oltre il 100% sia trim/trim che a/a, trainato da € 653 mln dovuti alla rivalutazione delle partecipazioni esistenti in joint-ventures assicurative vita in Italia ed € 230 mln di avviamento negativo relativo alla partecipazione del 9,9% derivante dall’acquisizione di influenza significativa su Commerzbank” (neretti ovviamente nostri).
Due voci straordinarie che vengono meno insomma, ma in realtà anche due dei dossier più importanti del gruppo oggi.
Se infatti ormai la conquista di Commerzbank si può dare per acquisita e, dopo le aperture sostanziali del governo tedesco, ormai è una questione di quando e come, non più di se; il dossier assicurativo è più dinamico.
Assicurazioni Generali dichiara Unicredit all’8,8% del capitale, terzo azionista dopo il 13,32% di MPS/Mediobanca e il 10,15% di Delfin (eredi Del Vecchio). Una volta sarebbero state bandierine sulla luna, oggi Unicredit capitalizza circa il doppio di Generali e la fusione tra attività bancarie tradizionali e non con le attività assicurative non è solo un must, ma un percorso avviato da Unicredit da tempo.
Lo scorso settembre Unicredit ha disdettato gli accordi sul vita con CNP Assurances e con Alianz, rilevando il 51% rimanente di CNP Unicredit Vita per € 594 mln e il 49% di Unicredit Allianz Vita per 789 mln. Già da più di un anno alla guida delle assicurazioni di Unicredit sempre più strategiche c’era Alessandro Santoliquido, fattosi un nome anche con il caso di Cronos e del salvataggio di sistema di Eurovita.
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Unicredit, patrimonio, dividendi e obiettivi
Numeri di peso, trasversalmente li si possono inserire nel calcolo delle attività finanziarie totali (TFA) di Unicredit alla fine di giugno:
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Asset in gestione (AUM) + Asset in consulenza: 210,4 miliardi di euro
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Assicurazione: 62 miliardi di euro
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Attività in custodia (AUC): 204,4 miliardi di euro
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Depositi: 408,9 miliardi di euro
In totale fanno ben 885,7 miliardi di euro, quasi il 40% del Pil italiano dell’anno scorso.
A fine giugno gli asset ponderati per il rischio di Unicredit (RWA) sono cresciuti del 3,3% sul trimestre precedente a 308,9 mld (+7,3% a /a). Non è un numero secondario, basti pensare che è il denominatore di quell’indicatore fondamentale che è il CET1 ratio. Al numeratore c’è il capitale primario della banca.
Bene il CET ratio di Unicredit so pone 14,3% a fine giugno, significa che Unicredit ha un capitale primario di circa 44,17 mld (che comprende anche gli utili distribuibili per la quota superiore alle richieste di capitale della BCE).
L’obiettivo è crescere al 15% di CET 1 ratio (quindi a € 46,33 mld di capitale primario) entro fine anno, un target proformato per il Danish Compromise (la discussa norma UE che dovrebbe far recuperare CET1 ratio nel consolidamento della bancassurance) e per il recupero dell’impatto temporaneo da RWA legato al portafoglio strategico atteso entro il FY26. Questo 15% non tiene però ancora conto dell’eventuale consolidamento integrale di Commerzbank, della quale Unicredit sfiora già il 50% del capitale.
Il consolidamento tedesco suddividerebbe Unicredit in tre aree di business di pari dimensioni ciascuna: Italia + Germania + CEE (con Austria). Il CET1 ratio dovrebbe tornare al 13%. In altre parole l’impatto iniziale del consolidamento sarebbe di circa 200 punti base (circa 6,17 mld) e prima dell’impatto della complessa allocazione dei costi di acquisizione (“PPA”) e includendo la cancellazione dei € 4,75 miliardi di riacquisto azioni a valere sul FY25 reinvestiti ad un più alto RoAC. Tutto questo compreso il CET1 ratio tornerebbe al 13% ma “ci aspettiamo che si rafforzi rapidamente nel tempo”. La guidance 2026 del CET1 ratio era al 12,5%-13%, quindi c’è un miglioramento prima di Commerz.
Non l’unico miglioramento della guidance, anzi: dato l’andamento del primo semestre il CEO Andrea Orcel ha alzato ancora l’obiettivo di utili per il 2026 a oltre € 11 mld.
Salgono anche i target per il 2028 e il 2030 a ben oltre 13 mld e ben oltre 15 mld rispettivamente.
Siamo in realtà in linea con il consensus 2026 che prevede utili da 11,23 miliardi circa (così come il consensus sugli utili 2028 è a 13,1 mld).
Solo il prossimo 21 ottobre, con i dati del terzo trimestre, è prevista l’approvazione di un acconto del dividendo in contanti a valere sul 2026 da 2,8 miliardi di euro. Lo stacco dovrebbe essere il 23 novembre e l'acconto dovrebbe coprire circa la metà del dividendo in contanti complessivamente atteso.
Ora Unicredit cede al giro di boa il 3,82% per tornare a 80,03 euro dopo un minimo a 79,4 euro.
A questi prezzi su un utile di 11 miliardi (che Unicredit intende appunto superare) si sconta un P/E Forward di 10,97x, tutto sommato, dopo il rally degli ultimi 4 anni, davvero poco.