Banche centrali, questa settimana decidono le maggiori, dalla FED alla BCE
pubblicato:La Federal Reserve USA verso l'insediamento di Warsh al posto di Powell, sciolte le riserve in Senato nel week-end. L'incognita su inflazione e crescita rimane, ecco cosa aspettarsi sui tassi nei prossimi mesi

Difficilmente questa settimana calda delle banche centrali si potrebbe aprire tra incertezze maggiori.
Il conflitto in Iran è in stallo, secondo Axios sarebbe giunta agli Stati Uniti una nuova proposta di Teheran che prima ricercherebbe un accordo sullo Stretto di Hormuz, poi porrebbe la questione del nucleare, una sorta di scaletta negoziale che potrebbe aiutare quel confronto che ha registrato punte di estrema asperità negli ultimi giorni. Il petrolio segna un rialzo con il WTI a 96,4 dollari al barile, segno che l’incognita geopolitica rimane sostanziale.
Il mondo elabora intanto la crescita della violenza politica negli Stati Uniti e cerca ancora di valutare il significato di questo ultimo attentato alla vita del presidente USA Donald Trump, il terzo in tre anni, se si considerano quelli in campagna elettorale. Il dollaro segna in queste ore un calo considerevole dello 0,54% sull’euro (EUR/USD a 1,174) e dello 0,25% sullo yen (USD /JPY a 159,278).
Già questo ci riavvicina all’agenda delle banche centrali e segnala forse l’orientamento di alcuni investitori a privilegiare la prospettiva di una politica monetaria USA più accomodante nel medio periodo.
BCE, FED, BOE, BOJ: ecco l'agenda delle banche centrali
Nei prossimi giorni il calendario prevede una decisione sui tassi da parte delle maggiori banche centrali del mondo come indicato in questa tabella:
Banca centrale | Data/Ora (ITA) | Tasso Attuale | Tasso Atteso |
|---|---|---|---|
Bank of Japan | 28 Aprile (05:00) | 0,75% | 0,75% |
Bank of Canada | 29 Aprile (15:45) | 2,25% | 2,25% |
Federal Reserve (USA) | 29 Aprile (20:00) | 3,75% | 3,75% |
BOE (Regno Unito) | 30 Aprile (13:00) | 3,75% | 3,75% |
BCE (Europa) | 30 Aprile (14:15) | 2,15% | 2,15% |
NB: per la BCE è stato preso il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali
Fed, i nodi su Warsh sciolti negli ultimi giorni
Uno dei riferimenti tipici per la più importante di queste banche centrali, la Federal Reserve degli Stati Uniti è il FedWatch Tool: uno strumento messo a disposizione dal CME per misurare l’orientamento sui tassi degli operatori sulla base della volatilità dei future sui Fed Fund a 30 giorni.
Per giovedì dà al 100% la probabilità di tassi invariati, come indicato.
Forse è ancora più interessante notare che, se si guarda il livello atteso dei tassi all’ultimo meeting di quest’anno, quello del 9 dicembre 2026 (il sesto di quelli ancora a venire nel 2026), il FedWatch Tool dà ancora la maggiore probabilità, il 66,1%, ossia due terzi quasi esatti, a tassi invariati nell’attuale range 3,50%-3,75%, il resto è per un taglio di 25 punti base appena al livello 3,25%-3,75%
Potere dei timori inflattivi collegati alla guerra all’Iran e ai rincari di benzina e altri beni, sicuramente.
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Ma ci sono anche altri tasselli che si stanno componendo in questo articolato scenario, a partire da quello che ha tenuto banco per gran parte dell’anno scorso, ossia quello della governance.
Ieri sera alle 21:44 ora italiana il senatore repubblicano Thom Tillis ha sciolto le riserve e dichiarato il suo appoggio alla candidatura di Kevin Warsh per la presidenza della FED.
Come noto, Warsh è stato designato dal presidente USA Donald Trump ed è quindi passato al vaglio del Senato che deve ratificare l’incarico.
Thom Tills aveva esplicitamente subordinato il suo appoggio a Warsh alla caduta delle accuse penali all’attuale presidente Jerome Powell in merito ai lavori di ristrutturazione della FED, ritenute “una seria minaccia all’indipendenza della FED”.
L’appoggio di Tillis era irrinunciabile per i sostenitori di Warsh dato che la Commissione sulle Banche del Senato USA è composta da 13 repubblicani e 11 democratici, per cui con Tillis contrario si rischiava uno stallo 12-12.
L’audizione di Warsh è avvenuta il 21 aprile.
Venerdì 24 aprile la giudice USA del District of Columbia (che segue il caso di Powell) Jeanine Pirro ha annunciato l’intenzione di chiudere il caso sui presunti eccessi dei costi di ristrutturazione della Fed imputati a Powell, il dossier passa all’Ispettore Generale, che però non può promuovere un’azione penale (incriminare). Pirro si riserva di rivalutare in futuro la riapertura dell’incriminazione, se ce ne fosse la necessità.
Dopo la caduta delle accuse domenica 26 aprile Tills ha fatto cadere le sue riserve e passa a sostegno di Warsh la cui elezione sostanzialmente si fa certa alla scadenza dell’attuale mandato di Jerome Powell il prossimo 15 maggio 2026.
In mezzo a tante incertezze qualcosa pezzo insomma va a posto e probabilmente quella di giovedì prossimo sarà l’ultima riunione del FOMC della Fed presieduta da Powell.
Rimane nello scenario l’estrema tensione sui prezzi portata dal balzo dei costi energetici. Come visto all’inizio il rischio di una fiammata inflattiva in Europa e negli Stati Uniti è concreto e ha già portato a una virata delle attese sui tassi d’interesse.
Banche centrali, incertezze sui prezzi e sui tassi
Dovevano scendere quest’anno, ma la crisi di Hormuz ha rimesso in forse la traiettoria dei prezzi e le decisioni dei policy maker. C’è già stato un brusco riprezzamento del rischio sull’obbligazionario sovrano europeo e statunitense negli ultimi due mesi. Il rendimento del Treasury decennale USA valeva meno del 4% a fine febbraio e ora tratta sopra il 4,31%; quello italiano valeva meno del 3,28% e ora è voltato oltre il 3,8%, quello tedesco è passato dal 2,65% a oltre il 3,00%
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta già a fine marzo ha messo in guardia dai rischi dell’attuale crisi per il Pil italiano e di uno shock negativo di offerta (come all’attacco della Russia all’Ucraina nel 2022).
Ma il rischio di portare in recessione l’economia con un rialzo dei tassi resta presente, anche a Francoforte dove la questione dell’inflazione è più calda.
Alcuni analisti confermano le attese di uno o due tagli dei tassi quest’anno da parte della FED.
Secondo BNP Paribas la BCE invece alzerà di un quarto di punto i tassi il prossimo giugno e Goldman Sachs ritiene che si possano registrare due rialzi dei tassi UE quest’anno a giugno e a settembre.
In realtà, però, l’incognita del trasferimento dei costi energetici ai prezzi generali e del loro impatto sulla crescita è ancora lontana dall’essere risolta e solo da questi risultati si potrà verosimilmente trarre un'indicazione per la politica monetaria.
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