Decreto lavoro, nuove misure da quasi un miliardo di euro

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
5 min

Il Decreto Primo Maggio mette al centro del pacchetto bonus per l’assunzione di donne, per l’assunzione e la stabilizzazione di giovani e nella Zes Unica. Salario giusto, rinnovi contrattuali e contrasto del caporalato digitale completano il quadro, divisi i sindacati, ecco le misure

Decreto lavoro, nuove misure da quasi un miliardo di euro

Settimane convulse per governo alle prese con il Documento di finanza pubblica, con la crisi in Medioriente e il rincaro dei costi dell’energia, con vari casi politici e giudiziari. L’esecutivo non rinuncia però in questo contesto all’atteso Decreto Lavoro o Decreto Primo Maggio promesso all’Italia entro la prossima Festa dei Lavoratori.

Così ieri pomeriggio il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge da ben 934 milioni di euro teso a difendere alcune delle categorie più fragili le mondo del lavoro italiano come le donne e i giovani.

Il nuovo provvedimento prevede infatti incentivi all’occupazione in questi ambiti e in quello delle disparità territoriali, intervenendo con specifici bonus, ma interviene anche in negativo contrastando il dumping tra le imprese con i vincoli sul salario giusto (cosa diversa dal salario minimo), sulla disciplina dei rinnovi contrattuali e nel contrasto al caporalato digitale.

Andiamo per ordine, partiamo dagli incentivi.

Decreto lavoro, gli incentivi per donne, giovani e ZES

Il governo conferma un approccio proattivo all’occupazione con una serie di incentivi al lavoro:

  • bonus assunzione donne 2026: esonero contributivo del 100% e fino a € 650 al mese per 24 mesi (due anni) in caso di assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Il tetto sale a € 800 per le assunzioni nella zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;

  • bonus assunzione giovani 2026: esonero del 100% dei contributi previdenziali e fino a € 500 al mese per due anni per l’assunzione di giovani con età inferiore ai 35 anni. La misura riguarda personale non dirigenziale e sale a € 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;

  • bonus stabilizzazione giovani 2026, un esonero del 100% dei contributi fino a € 500 al mese per 2 anni premia la stabilizzazione entro l’anno di contratti a termine stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026. Vale per il personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;

  • bonus assunzioni ZES 2026: nella ZES unica per il Mezzogiorno e per imprese con personale fino 10  dipendenti si prevede un esonero contributivo totale fino a 650 euro al mese in caso di assunzione di over 35 disoccupati da almeno due anni.

Decreto Lavoro, i vincoli sul salario giusto

Il nuovo decreto del lavoro punta sui salari minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle parti sociali ‘più rappresentative’.

L’obiettivo è la concorrenza leale tra le imprese e il contrasto del dumping, ma non si tratta del salario minimo (che è bandiera delle opposizioni), ma di un’altra cosa.

L’accento infatti è posto sulla contrattazione delle voci retributive tra le parti. Il recente rapporto dello Cnel (il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro presieduto da Renato Brunetta) ha infatti indicato che la contrattazione collettiva copre il 99,7% dell’occupazione privata e che 28 contratti nazionali coprono oltre l’80% dei lavoratori, anche se ovviamente non mancano le criticità.

L’idea è quella di contrastare i ‘contratti pirata’ che sottopagano i lavoratori e togliere loro l’incentivo pubblico se non rientrano tra le categorie dei contratti più rappresentativi. Il riferimento però non è più il minimo di retribuzione dei contratti, ma il più ampio “Trattamento economico complessivo” (TEC) che comprende anche le altre voci aggiuntive, compresi i premi e gli straordinari. L’avversario diretto è appunto il salario minimo della ‘sinistra’ da ‘9 euro lordi l’ora’.

Decreto Lavoro: novità su rinnovo contratti e contrasto del caporalato digitale con la trasparenza algoritmica

Altre previsioni importanti riguardano il rinnovo dei contratti collettivi e il contrasto del caporalato digitale.

Nel caso del rinnovo dei contratti collettivi si stabilisce che siano le parti sociali stesse a disciplinare le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo. “Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA)”.

Per contrastare le nuove criticità tecnologiche e il caporalato digitale spesso denunciato, per esempio, per i rider soggetti alle ferree regole degli algoritmi vengono introdotte nuove regole. La prima è la verifica dell’identità digitale del lavoratore per evitare cessioni improprie e illecite di account che possono alimentare forme di sfruttamento.

La seconda e non meno importante forma di tutela riguarda la “trasparenza algoritmica” e richiede la visibilità sul funzionamento degli algoritmi che assegnano compiti e compensi e il diritto del lavoratore di conoscere il proprio “rating” e di chiedere un intervento umano per un eventuale riesame di decisioni significative scattate in automatico.

Decreto Lavoro, reazioni differenziate dai sindacati

Un quadro articolato insomma che in queste ore sembra dividere anche i sindacati.

La Cgil ha bocciato le misure e ritiene che le risorse dovessero andare ai lavoratori che hanno ancora salari troppo bassi e non alle imprese.

Più benevola la leader della Cisl Daniela Fumarola che affermato: “Rispetto al decreto del primo maggio credo che abbia sancito dei principi importanti. Esiste una contrattazione buona, quella delle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale che sottoscrivono i contratti”.

Positivo anche il segretario generale della UIL Pierpaolo Bombardieri che ha affermato che la UIL è “molto soddisfatta” delle misure e che nel Decreto Primo Maggio “per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto, il salario dignitoso, con i contratti di Cgil, Cisl e Uil”.