Iran, ancora incertezze, ma la reazione dei mercati è moderata
pubblicato:Strappo di Trump con l'Europa, poi Rubio decide di incontrare il papa. Il nuovo piano iraniano bocciato da Washington e il project freedom di oggi desta preoccupazione, ma per ora i mercati reagiscono con misura

Avvio di ottava in moderato ribasso per i maggiori listini azionari europei dopo le diverse e contradditorie novità del week-end lungo appena trascorso. L’Euro Stoxx 50 cede in mattinata lo 0,55%, il Dax guadagna invece lo 0,13% e il Ftse MIB italiano perde lo 0,4% Tutto sommato poteva andare peggio.
Iran, Trump aumenta la pressione sull’Europa
Gli ultimi giorni hanno infatti registrato segnali misti e nessun percorso affidabile di composizione dei conflitti sul Golfo.
Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato il ritiro di circa 5 mila soldati statunitensi dalle basi tedesche e minacciato misure simili in Spagna e Italia. Berlino è rea di aver criticato le strategie del tycoon in Iran e di non avere aiutato Washington come questa avrebbe voluto.
In effetti il cancelliere tedesco Friedrich Merz nei giorni scorsi aveva affermato che l’Iran sta umiliando gli States che hanno dimostrato di non avere strategie né per il conflitto iraniano, né per lo sblocco di Hormuz.
In aggiunta a questo Trump ha annunciato che, da questa settimana, i dazi USA su auto e camion europei d’importazione saranno portati al 25%, a meno che la casa produttrice non abbia una produzione negli States.
Sono annunci che scuotono di nuovo la comunità politica internazionale e mettono in forse gli accordi scozzesi USA-UE, ma che non hanno stupito troppo le maggiori cancellerie europee che ormai da mesi (se non da anni) mettono nel novero delle possibilità un disimpegno militare USA dal Vecchio Continente.
Così da oggi partono gli incontri dell’EPC (European Political Community) in Armenia con il chiaro obiettivo di costruire un sistema allargato per l’unità e la stabilità UE in futuro.
Al meeting partecipano ben 48 capi di stato e di governo. Oltre al premier armeno Nikol Pashinyan e ai leader europei, per la prima volta interviene il primo ministro canadese Mark Carney. C’è il Regno Unito, sono invitate anche Turchia e Ucraina… Interviene anche il segretario generale della Nato Mark Rutte. Facile quindi ribattezzare la serie di incontri come un meeting della Nato senza gli Stati Uniti.
C’è uno strappo, ma negli stessi giorni emergono anche segnali più concilianti su altri fronti. Ansioso di riavvicinare la comunicata cattolica USA all’Amministrazione Trump in vista delle elezioni di mid-term di novembre, il Segretario di stato Marco Rubio ha organizzato un incontro con il papa Leone XIV che lo riceverà giovedì.
Rubio avrebbe fatto trapelare, secondo le indiscrezioni, la volontà di incontrare successivamente il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e quello della Difesa Guido Crosetto, forse anche la premier Giorgia Meloni.
Dopo il meeting europeo, che certo non trascurerà la complessa situazione della politica internazionale, potrebbe essere un’occasione unica di ricucire i rapporti un po’ sdruciti tra Roma e Washington (e proprio per la questione delle critiche al papa in primis), ma non ci sono ancora stati contatti ufficiali e servono conferme.
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Iran, il no di Trump alle proposte di Teheran che lasciano fuori i 'punti caldi'
Nel frattempo il dossier dei negoziati Usa-Iran incamera diverse novità e non risparmia le contraddizioni.
L’Iran ha inviato una bozza di accordo in 14 punti di cui ha diffuso alcuni dettagli: chiede garanzie di non-aggressione, il ritiro degli Stati Uniti dalle aree circostanti l’Iran, l’abbandono del blocco navale, il rilascio degli asset iraniani ‘congelati’, dei risarcimenti, la rimozione delle sanzioni, la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e un nuovo meccanismo per la gestione dello Stretto di Hormuz.
In altre parole tiene ancora fuori dal negoziato l’abbandono del nucleare che è una linea rossa per Washington e per la maggior parte degli osservatori, compresa l’Italia. Il colloquio telefonico del 2 maggio tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi ha ribadito un punto imprescindibile per Roma nell’abbandono di ogni programma nucleare militare a Teheran.
Nel piano iraniano è inoltre chiesto un nuovo assetto dello Stretto di Hormuz, ma gli Stati Uniti hanno ribadito sempre nelle ultime settimane di non volere un controllo di questa arteria navale in mano all’Iran, né tanto meno di potere accettare un sistema di pedaggi.
Così Trump ha quasi subito bocciato il piano e anticipato di non immaginare che possa ripagare il mondo e l’umanità per i danni iraniani degli ultimi 47 anni.
A questo si è aggiunto subito un altro segnale: il Project Freedom che dovrebbe partire stamattina e con il quale gli Stati Uniti intendono scortare fuori dal Golfo le navi rimaste intrappolate per mesi e ormai con equipaggi in difficoltà alimentare e sanitaria.
Nonostante il piano ‘umanitario’ – che consentirebbe a Trump di aggirare l’ormai necessario via libera del Congresso – non c’è stato lo sperato sostegno internazionale e anzi Teheran ha minacciato attacchi militari a ogni transito non coordinato con la Repubblica Islamica. Non è neanche chiaro come avverrebbe questa scorta, che, secondo il Wall Street Journal, non coinvolgerebbe ancora navi militari USA, quindi presumibilmente chiamerebbe in causa droni o velivoli a stelle e strisce. Lo stesso Comando Centrale USA (Centcom) ha parlato di missili guidati, oltre 100 velivoli capaci di atterrare su mare o terra, piattaforme senza piloti (droni) e 15 mila uomini in servizio.
Non stupisce che il petrolio riprenda la via dei rialzi. Il Brent segna un altro rialzo dell’1,24% a 109,4 dollari al barile e il WTI passa di mano a 103,1 dollari (+1,13%). Non è bello, ma poteva essere peggio.
Continua a perdere terreno intanto l’oro che in queste ore atterra a 4.581 dollari l’oncia (-1,04%).
Si riapprezza intanto invece il Bitcoin ($ 79.698, +1,69%).
Nel frattempo l’euro recupera leggermente sul dollaro (EUR/USD a 1,1717, +0,13%), mentre i titoli di Stato europei – una delle asset class che maggiormente hanno reagito alla nuova crisi del Golfo – non mostrano un particolare nervosismo con il rendimento del BTP italiano che segna un rialzo di 1 punto base al 3,88% e lo spread che resta a 82 punti base. Nessun segnale di panico insomma neanche su questo fronte e lo yield del Treasury decennale USA si è riportato sotto il 4,4% al 4,379%
La settimana delle banche centrali ha alzato la guardia sul possibile impatto dei costi energetici sull’inflazione e in questa ottava, giovedì prossimo, gli operatori monitoreranno con attenzione i Non-Farm Payrolls per raccogliere i segnali del mondo del lavoro USA.
Ma stamane almeno, nonostante i segnali di crisi dall’Iran non manchino, i mercati reagiscono in maniera tutto sommato moderata.