Il lusso frena le Borse europee: conti e margini sotto osservazione
pubblicato:Domanda globale più selettiva e ripresa asiatica graduale: il settore del lusso entra in una fase di consolidamento

Settore del lusso protagonista di una giornata di forti vendite
I mercati azionari europei hanno chiuso la seduta in territorio negativo (Euro Stoxx 50 INDEXSTOXX: SX5E 5.933,20 −61,39 -1,02%), pur riuscendo a recuperare parte delle perdite dai minimi intraday.
A pesare in modo decisivo è stato il settore del lusso, protagonista di una giornata di forti vendite che hanno condizionato soprattutto il listino di Parigi, storicamente molto esposto ai grandi gruppi del comparto.
Il catalizzatore principale è stato LVMH
Il catalizzatore principale è stato LVMH, i cui conti trimestrali hanno deluso il mercato, in particolare per l’indebolimento dei margini e per il tono prudente del management sulle prospettive di breve periodo.
La reazione negativa del titolo ha avuto un effetto di trascinamento sull’intero comparto del consumo di fascia alta, alimentando timori che la fase di rallentamento del lusso sia più lunga e complessa del previsto.
A Piazza Affari l’attenzione si è concentrata su Salvatore Ferragamo
Anche a Piazza Affari l’attenzione si è concentrata su Salvatore Ferragamo, che ha comunicato ricavi preliminari del quarto trimestre pari a 282 milioni di euro, in calo del 2% a cambi costanti e del 3,2% a cambi correnti rispetto allo stesso periodo del 2024.
Sull’intero esercizio 2025, i ricavi preliminari si attestano a 977 milioni di euro, in flessione del 3,8% a cambi costanti e del 5,7% a cambi correnti. Numeri che confermano come anche i marchi più esposti al segmento fashion stiano ancora affrontando una domanda debole e disomogenea.
Ricavi e utile in calo per LVMH
Il quadro emerso dai conti di LVMH rafforza questa lettura. Il gruppo guidato da Bernard Arnault ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 80,8 miliardi di euro, in calo del 5% a cambi correnti, e un risultato operativo ricorrente di 17,8 miliardi, corrispondente a un margine operativo del 22%, in contrazione rispetto al passato.
L’utile netto di competenza si è attestato a 10,9 miliardi di euro, in diminuzione del 13%. Dati che mostrano una buona tenuta operativa, ma anche un evidente ridimensionamento della redditività in un contesto meno favorevole.
Dal punto di vista geografico, la dinamica resta molto frammentata. Gli Stati Uniti continuano a rappresentare un’area di forza, sostenuti da una domanda locale ancora solida, mentre l’Europa ha registrato un calo delle vendite nella seconda metà dell’anno.
Il Giappone ha segnato una flessione rispetto al 2024, anno eccezionale grazie alla spinta del turismo e a uno yen particolarmente debole.
Più incoraggianti i segnali dal resto dell’Asia, dove nella seconda metà dell’anno si è osservato un ritorno alla crescita, con la Cina che mostra i primi segnali di ripresa, seppur ancora graduali. Non a caso, la crescita organica del quarto trimestre si è fermata all’1%, in linea con il terzo trimestre, segnalando una stabilizzazione ma non una vera accelerazione.
Le parole di Bernard Arnault, che ha invitato a “essere un po’ cauti” alla luce delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza economica, hanno raffreddato ulteriormente le aspettative del mercato.
La delusione è stata amplificata dal confronto con i commenti più ottimistici arrivati recentemente da Richemont e Burberry sulla Cina, creando un gap tra attese e realtà dei numeri di LVMH.
Valutazione delle prospettive di settore
Nel complesso, il settore del lusso sembra trovarsi in una fase di transizione ciclica. La crescita strutturale di lungo periodo non è in discussione, ma nel breve-medio termine il comparto deve fare i conti con:
- •
una domanda più selettiva, soprattutto in Europa
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una normalizzazione dei margini dopo gli anni eccezionali post-pandemia
- •
un recupero della Cina più lento e disomogeneo rispetto alle aspettative iniziali
I grandi gruppi globali come LVMH restano solidi dal punto di vista finanziario e strategico, ma il mercato inizia a chiedere maggiore visibilità sui margini e sulla ripresa dei volumi, piuttosto che affidarsi solo alla forza del brand.
Per i marchi più piccoli e meno diversificati, come Ferragamo, la fase appare ancora più delicata.
In sintesi, il settore del lusso non è in crisi strutturale, ma sta attraversando una fase di consolidamento, in cui la selettività degli investitori è destinata ad aumentare.
Le prospettive restano legate soprattutto alla capacità di intercettare la ripresa asiatica, di difendere i margini e di adattarsi a un consumatore globale più prudente e meno disposto a sostenere aumenti di prezzo continui.
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