Petrolio: la paura lascia spazio all’eccesso di offerta

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
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La riapertura di Hormuz rimette in circolazione milioni di barili bloccati nel Golfo

Petrolio: la paura lascia spazio all’eccesso di offerta

Il prezzo del petrolio WTI continua a perdere terreno

Il prezzo del petrolio WTI continua a perdere terreno e sembra ormai aver completamente archiviato il premio al rischio che aveva sostenuto le quotazioni durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran.

La discesa delle ultime sedute non è soltanto una reazione emotiva all'accordo provvisorio raggiunto tra Washington e Teheran, ma riflette il rapido ritorno sul mercato di una quantità significativa di greggio rimasta bloccata nelle scorse settimane all'interno del Golfo Persico.

Un segnale molto importante arriva proprio dallo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Tre petroliere che trasportano complessivamente circa 5 milioni di barili di greggio stanno infatti lasciando l'area, mentre altre navi tornano gradualmente a operare lungo le rotte abituali.

Secondo le stime degli analisti di Kpler e Vortexa, durante la fase più acuta della crisi erano rimasti bloccati nel Golfo quasi 90 milioni di barili di petrolio.

Si tratta di una quantità enorme che ora rischia di riversarsi sul mercato in tempi relativamente brevi, proprio mentre la domanda globale continua a mostrare segnali di rallentamento.

La situazione appare ancora più significativa se si considera che non stanno tornando a muoversi soltanto le petroliere cariche di greggio. Anche il traffico delle navi dedicate al trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) sta tornando alla normalità.

Nove metaniere vuote sono già entrate nell'area per caricare GNL dal Qatar, il numero più elevato dall'inizio del conflitto, mentre Doha ha annunciato che la produzione tornerà ai livelli normali entro poche settimane.

Dal rischio geopolitico al rischio di surplus energetico

In altre parole, il mercato sta rapidamente passando da uno scenario caratterizzato dalla paura di una carenza di offerta a uno in cui il rischio principale è rappresentato da un eccesso di disponibilità di energia.

Durante le settimane della guerra il mercato aveva incorporato il rischio di un blocco prolungato delle esportazioni mediorientali.

Oggi, invece, gli operatori iniziano a ragionare sulla possibilità opposta: un ritorno simultaneo di grandi volumi di greggio e gas sui mercati internazionali.

A rafforzare questa lettura contribuiscono anche le prospettive macroeconomiche.

La crescita globale resta moderata, mentre le banche centrali mantengono un atteggiamento prudente.

Se la domanda non dovesse accelerare, l'arrivo di nuovi flussi energetici potrebbe creare condizioni favorevoli a un surplus di offerta nella seconda parte dell'anno.

L'analisi tecnica del WTI: supporti decisivi sotto osservazione

Dal punto di vista tecnico il grafico del WTI fotografa perfettamente questo cambiamento di sentiment.

Dopo l'impennata fino a oltre 113 dollari al barile provocata dall'escalation militare, i prezzi hanno invertito bruscamente la rotta e stanno ora cancellando gran parte del movimento rialzista.

Petrolio: la paura lascia spazio all’eccesso di offerta

La discesa ha già portato il petrolio sotto il ritracciamento del 50% dell'intero rialzo sviluppato tra dicembre 2025 e marzo, in area 84 dollari, e successivamente sotto il livello del 61,8%, situato a circa 77 dollari.

La violazione di questi supporti rappresenta un segnale di debolezza molto significativo e conferma che il mercato sta scontando uno scenario decisamente diverso rispetto a quello temuto poche settimane fa.

Le quotazioni stanno ora avvicinandosi all'area compresa tra 67 e 72 dollari, una fascia che rappresenta uno dei supporti più importanti dell'intero movimento rialzista partito a inizio anno, tra l'altro base del gap rialzista del 2 marzo.

Una stabilizzazione in questa zona potrebbe favorire un tentativo di consolidamento e di recupero tecnico.

Se però anche questo supporto dovesse cedere, il mercato potrebbe iniziare a guardare ai minimi di febbraio in area 55 dollari, soprattutto in uno scenario caratterizzato da ritorno delle esportazioni del Golfo, crescita economica globale più debole e politiche monetarie ancora restrittive.

Il paradosso del mercato energetico

Paradossalmente, ciò che fino a poche settimane fa sembrava il principale rischio per l'economia mondiale — un'impennata incontrollata del petrolio oltre i 100 dollari — si sta trasformando nel suo opposto.

Oggi gli operatori iniziano a interrogarsi non più sulla scarsità dell'offerta, ma sulla possibilità che nei prossimi mesi il mercato debba assorbire una quantità di greggio molto superiore a quella attesa.

Il rischio geopolitico non è scomparso, ma al momento è stato sostituito dal rischio di eccesso di offerta.

E il grafico del WTI, almeno per ora, sembra credere molto più alla seconda ipotesi che alla prima.

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