Poste-TIM, il progetto di un campione digitale nazionale. Unicredit alle prese con Commerzbank e Russia
pubblicato:Mentre Poste Italiane punta a un recupero con l’integrazione di TIM, UniCredit accelera sull'OPS su Commerzbank: i livelli tecnici e le strategie chiave da monitorare

Molto positiva Poste Italiane nella seduta di lunedì: il titolo ha guadagnato il 2,64% a 22,13 euro, con prezzi compresi tra 21,45 e 22,15 euro, riportandosi in prossimità di un’area tecnica particolarmente rilevante.
Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha nominato Goldman Sachs ed Evercore come advisor finanziari, insieme agli studi legali Bonelli Erede e Gatti Pavesi Bianchi Ludovici, per valutare l’offerta pubblica di acquisto e scambio proposta da Poste Italiane finalizzata al delisting del gruppo telefonico.
L’operazione, dal valore di circa 10,8 miliardi di euro, mira alla creazione di un polo nazionale integrato nei servizi digitali, rafforzando il controllo su asset strategici come data center, cybersecurity e infrastrutture di rete, elementi sempre più centrali nella gestione dei dati sensibili di famiglie, imprese e pubblica amministrazione.
Il progetto prevede l’integrazione della rete digitale di TIM con l’ecosistema di servizi di Poste, già attiva in pagamenti, assicurazioni, logistica, energia e telecomunicazioni, con l’obiettivo di creare un operatore in grado di competere su scala europea.
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Poste-TIM: sinergie industriali e impatto sugli utili
Secondo le indicazioni preliminari, l’operazione potrebbe generare sinergie per circa 700 milioni di euro annui, con benefici significativi in termini di efficienza operativa e ampliamento dell’offerta commerciale.
Gli analisti di Bank of America descrivono l’investment case di Poste come una “occasione unica di fare goal”, evidenziando un potenziale incremento dell’utile per azione (EPS) fino al 25% entro il 2029. Il consolidamento del settore telecom in Italia rappresenta infatti uno dei principali driver di creazione di valore: il mercato domestico resta tra i meno concentrati in Europa e un eventuale passaggio da quattro a tre operatori potrebbe migliorare sensibilmente la redditività del comparto. Secondo le stime degli analisti, un aumento dell’ARPU (ricavo medio per utente) di 1 euro potrebbe tradursi in 200–250 milioni di euro aggiuntivi di utile netto per la combinazione Poste–TIM.
Poste Italiane, da operatore postale a piattaforma integrata di servizi
Negli ultimi vent’anni Poste Italiane ha trasformato profondamente il proprio modello di business, evolvendo da operatore postale tradizionale a piattaforma integrata di servizi finanziari, assicurativi, energetici e digitali.
La società può contare su:
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circa 12.800 uffici postali
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oltre 46 milioni di clienti
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una posizione consolidata nei sistemi di pagamento
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una forte presenza nel risparmio gestito attraverso BancoPosta
Il modello basato su commissioni ricorrenti e limitata esposizione al rischio di credito consente a BancoPosta di generare rendimenti elevati sul capitale investito, rafforzando la stabilità del business.
Poste-TIM, le implicazioni strategiche per il settore telecom italiano
L’operazione potrebbe rappresentare un passaggio chiave nel processo di razionalizzazione del mercato italiano delle telecomunicazioni, caratterizzato da livelli di redditività inferiori rispetto ad altri paesi europei.
Una maggiore concentrazione del settore potrebbe favorire:
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aumento della capacità di investimento in infrastrutture digitali
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miglioramento dei margini operativi
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maggiore competitività a livello europeo
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accelerazione dello sviluppo dei servizi legati a cloud, cybersecurity e intelligenza artificiale
In questo contesto, la proposta di Poste si inserisce in una strategia più ampia volta alla creazione di un campione nazionale nel digitale, in grado di presidiare un comparto considerato strategico per la sicurezza economica e tecnologica del Paese.
Poste Italiane torna su una resistenza chiave: test del 61,8% dopo il rimbalzo di aprile
Molto positiva Poste Italiane nella seduta di lunedì: il titolo ha guadagnato il 2,64% a 22,13 euro, con prezzi compresi tra 21,45 e 22,15 euro, riportandosi in prossimità di un’area tecnica particolarmente rilevante.
Il movimento ha infatti spinto le quotazioni fino a 22,15 euro, livello che coincide con una doppia resistenza di rilievo: il 61,8% di ritracciamento del ribasso avviato dal top di febbraio il lato inferiore del canale rialzista disegnato dai minimi di luglio, violato al ribasso il 9 marzo e ora testato dal basso come resistenza dinamica.
Dal punto di vista tecnico si tratta di un passaggio cruciale, perché il ritorno sopra l’ex supporto del canale rappresenterebbe un segnale di riassorbimento della correzione sviluppatasi tra marzo e inizio aprile.
Livelli tecnici da monitorare
Il superamento confermato di area 22,15 aprirebbe spazio a un’estensione del recupero verso:
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22,75 euro, livello corrispondente al lato alto del gap del 2 marzo
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24,30 euro, dove transita il lato superiore del canale rialzista di medio periodo
Al contrario, eventuali prese di beneficio sotto 21,70 euro potrebbero riportare i prezzi verso:
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21,34 euro, massimo del 7 aprile e primo supporto intermedio
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20,29 euro, lato alto del gap del 1° aprile, livello che rappresenta un supporto più solido nel breve periodo
Quadro tecnico ancora costruttivo, ma con resistenze ravvicinate
La reazione avviata dai minimi di inizio aprile ha migliorato il quadro di breve periodo, ma il titolo si trova ora a confrontarsi con un’area tecnica particolarmente congestionata.
Il comportamento dei prezzi in prossimità di 22,15 euro fornirà indicazioni importanti sulla capacità del titolo di riprendere il trend rialzista di medio periodo, soprattutto in un contesto di mercato caratterizzato da elevata sensibilità ai temi macro e ai movimenti dei tassi.
Unicredit alle prese con lo scenario geopolitico
Unicredit in calo ieri (-0,5%), ma in recupero dai minimi di seduta. L'andamento del titolo in questo periodo è strettamente correlato alle vicende geopolitiche e muta a seconda delle notizie che si susseguono relativamente al raggiungimento di un accordo di pace tra Usa e Iran, ma non solo.
Ieri ha il gruppo ha smentito le indiscrezioni del quotidiano russo Kommersant, secondo cui Unicredit avrebbe rinunciato ai piani di vendita delle attività in Russia preferendo optare per la liquidazione e la rinuncia alla licenza bancaria.
Un portavoce ha precisato che la strategia sugli asset russi non cambia e resta quella di ridimensionamento e ri-focalizzazione delle operazioni.
Da segnalare anche che di recente il titolo era stato indebolito dai commenti di Commerzbank secondo i quali la potenziale crescita di valore derivante da una fusione con Unicredit non è ritenuta sufficiente.
In merito all'OPS su Commerzbank il CdA ha convocato un'assemblea straordinaria degli azionisti per il prossimo 4 maggio al fine di deliberare sull'aumento di capitale per la stessa OPS.
Unicredit, ampie oscillazioni dei prezzi
Il titolo, come detto, è stato protagonista di ampie oscillazioni nell'ultimo mese, che lo hanno visto scivolare fino a quota 57,36 prima che i prezzi risalissero sui valori attuali in area 68,00, andando a ritracciare il 50% circa della discesa dai top di febbraio 79,79 euro.
Il superamento di area 69,00 creerebbe i presupposti per un ulteriore recupero che permetta la copertura del gap down di inizio marzo a 71,87 euro, ma sull'andamento del grafico pesa anche un altro gap, ovvero quello rialzista dell'8 aprile a quota 64,05, che potrebbe frenarne il recupero e favorire così un nuovo ripiegamento.
Conferme in favore della copertura di questo ultimo riferimento alla violazione dei 66,00 euro, mentre il superamento diretto di area 72,00 andrebbe a favorire il riavvicinamento ai massimi toccati poco sotto 80,00 euro.