Lo Stretto di Hormuz torna a minacciare i mercati: Bitcoin e dollaro in tensione, borse a rischio volatilità
pubblicato:Il test delle resistenze sui ritracciamenti di Fibonacci frena il rimbalzo di Bitcoin ed EUR/USD, segnale che il mercato sta già iniziando a prezzare il rischio energetico

Hormuz torna al centro del rischio geopolitico: Bitcoin debole, dollaro volatile, borse esposte al tema energia
Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti rappresenta uno degli sviluppi più delicati delle ultime settimane sul fronte geopolitico.
Il passaggio marittimo tra Iran e Oman è infatti uno dei principali snodi del commercio energetico globale: da qui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio e una quota significativa di gas naturale liquefatto.
Quando il mercato percepisce un rischio su questo chokepoint strategico, la prima reazione riguarda generalmente energia, valute e asset più sensibili al rischio macro, come criptovalute e indici azionari ciclici.
Le prime indicazioni arrivano già dalla domenica sera, con movimenti significativi su Bitcoin e sul cambio euro/dollaro, due asset che spesso reagiscono rapidamente ai cambiamenti delle aspettative su liquidità globale, inflazione e propensione al rischio.
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Bitcoin respinto dalla resistenza chiave del rimbalzo
Il Bitcoin si è avvicinato alla parte alta del movimento di recupero partito dai minimi di fine marzo, fermandosi in prossimità del 78,6% di ritracciamento del ribasso precedente, area tipicamente associata a prese di profitto durante un rimbalzo tecnico.
Poiché i livelli di Fibonacci sono tracciati sul precedente movimento ribassista, essi rappresentano resistenze lungo la fase di recupero.
La reazione negativa registrata nelle ultime ore conferma la rilevanza di quest’area tecnica, da cui sono emerse vendite che hanno riportato le quotazioni verso la zona del 50% di ritracciamento, primo livello di equilibrio del movimento rialzista partito dai minimi recenti.
Dal punto di vista tecnico, il mancato superamento della parte alta del canale ascendente di breve periodo segnala una temporanea perdita di momentum.
Finché i prezzi resteranno sotto l’area compresa tra 73.000 e 74.000 dollari, il movimento in atto potrà essere interpretato come un rimbalzo all’interno di una struttura ancora laterale. Solo una rottura decisa di questa resistenza riaprirebbe spazio verso il test dei massimi precedenti.
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Euro/dollaro rimbalza ma resta sotto resistenze tecniche rilevanti
Sul mercato valutario il cambio EUR/USD sta reagendo dopo il test dei minimi in area 1,14, ma il recupero si confronta ora con una serie di resistenze derivate dai ritracciamenti del ribasso partito dai massimi di fine gennaio.
Anche in questo caso i livelli di Fibonacci sono stati tracciati sul movimento discendente, quindi rappresentano resistenze durante il rimbalzo.
Il test dell’area corrispondente al 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine gennaio sta rallentando il recupero del cambio, evidenziando come il dollaro continui a beneficiare della domanda di valuta rifugio nelle fasi di incertezza geopolitica.
Il quadro resta quindi di equilibrio fragile: il recupero dell’euro appare più come una reazione tecnica che l’inizio di un trend strutturato, almeno finché le quotazioni resteranno sotto le principali resistenze dinamiche e statiche di breve periodo.
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Il petrolio resta il vero barometro del rischio
Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz rappresenta un fattore potenzialmente destabilizzante per l’economia globale perché potrebbe generare un aumento significativo dei prezzi dell’energia.
Un eventuale rialzo del petrolio:
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aumenterebbe le pressioni inflazionistiche
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ridurrebbe la probabilità di tagli dei tassi nel breve periodo
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comprimerebbe i margini di molte imprese energivore
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aumenterebbe la volatilità sui mercati azionari
Storicamente gli shock energetici rappresentano uno dei principali fattori di correzione per gli indici azionari, soprattutto quando si verificano in una fase di crescita già moderata.
Bitcoin debole e dollaro forte: un segnale precoce di avversione al rischio per le borse
La debolezza del Bitcoin e la forza del dollaro nella serata di domenica rappresentano spesso un primo segnale di riduzione della propensione al rischio da parte degli investitori globali, proprio nelle ore in cui iniziano a reagire i mercati più liquidi e continuativi.
Il Bitcoin è considerato un asset fortemente sensibile alla liquidità globale e al sentiment speculativo: tende infatti a performare meglio quando gli investitori sono disposti ad assumere rischio.
Quando emergono tensioni geopolitiche o macroeconomiche rilevanti, come nel caso del possibile blocco dello Stretto di Hormuz, i flussi tendono a spostarsi verso asset percepiti come più difensivi, determinando vendite sulle criptovalute.
Parallelamente, il dollaro tende a rafforzarsi nelle fasi di incertezza perché rappresenta la principale valuta rifugio a livello globale, sostenuta dalla profondità del mercato dei Treasury e dal ruolo centrale degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale.
Un apprezzamento del dollaro segnala quindi una ricerca di protezione e una riduzione dell’esposizione agli asset più rischiosi.
Quando queste due dinamiche si verificano contemporaneamente nelle prime ore di contrattazione della settimana, indicano che il mercato sta già iniziando a prezzare un aumento dell’avversione al rischio, spesso legato a timori su inflazione, crescita economica o stabilità geopolitica.
Poiché le borse sono tra gli asset più sensibili al cambiamento del sentiment globale, la combinazione di Bitcoin debole e dollaro forte tende spesso ad anticipare un avvio prudente o negativo per i mercati azionari, soprattutto quando il fattore scatenante riguarda un possibile shock energetico capace di influenzare inflazione e politiche monetarie.
Avvio di settimana potenzialmente volatile per le borse
L’evoluzione della situazione geopolitica potrebbe quindi tradursi in un aumento della volatilità nelle prime sedute della settimana.
I mercati azionari arrivano a questo appuntamento dopo un recupero significativo dai minimi di marzo, e la presenza di resistenze tecniche rilevanti su diversi indici aumenta la sensibilità a eventuali notizie negative.
Come spesso accade in queste situazioni, sarà soprattutto la reazione del petrolio e degli asset più sensibili al rischio a determinare il tono delle borse nelle prime ore di contrattazione.
Se le tensioni dovessero rientrare rapidamente, il mercato potrebbe riassorbire lo shock. In caso contrario, un prolungamento delle incertezze sullo Stretto di Hormuz potrebbe riaccendere timori su inflazione e crescita, creando le condizioni per una fase di maggiore volatilità nel breve periodo.