I mercati presentano il conto: la correzione dell'AI è appena iniziata?
pubblicato:
La seduta odierna rappresenta il primo vero segnale che qualcosa sta cambiando nel sentiment di borsa?
Per mesi i mercati hanno dimostrato una capacità quasi sorprendente di assorbire qualsiasi notizia negativa.
La guerra tra Stati Uniti e Iran, il ritorno delle pressioni inflazionistiche, il rialzo dei tassi della BCE, il rafforzamento del dollaro e valutazioni sempre più elevate delle big tech non sono stati sufficienti a interrompere il rally.
Gli investitori hanno continuato a comprare, sostenuti dalla convinzione che l'intelligenza artificiale avrebbe generato una nuova fase di crescita strutturale dell'economia globale e degli utili societari.
La seduta odierna, però, potrebbe rappresentare il primo vero segnale che qualcosa sta cambiando.
La violenta correzione registrata in Asia ha colpito proprio il cuore della narrativa AI.
Il Kospi sudcoreano ha perso circa il 10%, costringendo addirittura le autorità a sospendere temporaneamente le contrattazioni. Samsung Electronics e SK Hynix, due dei principali produttori mondiali di memorie utilizzate nei data center e nelle applicazioni di intelligenza artificiale, hanno lasciato sul terreno oltre il 12%.
In Giappone Softbank ha ceduto più del 15%, mentre Kioxia ha perso oltre il 10%.
In Europa sono finite sotto pressione società come ASML, Infineon e Siemens Energy, tutte direttamente o indirettamente coinvolte nella costruzione dell'infrastruttura tecnologica necessaria per alimentare la rivoluzione dell'intelligenza artificiale.
Non si tratta quindi di una semplice presa di profitto generalizzata, ma di una vendita concentrata proprio nei titoli che negli ultimi due anni hanno guidato il rialzo globale.
Il problema non è l'AI. Il problema è il prezzo pagato per l'AI
L'intelligenza artificiale probabilmente cambierà davvero il mondo. Il punto è un altro.
Quando una storia di crescita diventa universalmente accettata, il rischio non è che il tema sia sbagliato, ma che il mercato abbia già scontato troppo ottimismo.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una vera corsa agli investimenti. Data center, semiconduttori, infrastrutture cloud, reti elettriche e sistemi di raffreddamento hanno attirato quantità enormi di capitale.
Le aziende stesse hanno iniziato a comportarsi come accadde durante altre grandi fasi speculative della storia finanziaria. Molte hanno preferito utilizzare azioni anziché debito per finanziare acquisizioni e investimenti, sfruttando quotazioni particolarmente elevate.
L'acquisizione di Cursor da parte di SpaceX attraverso un'operazione interamente in azioni da 60 miliardi di dollari è soltanto l'ultimo esempio di una tendenza che ricorda da vicino alcune dinamiche osservate durante la bolla internet del 2000.
Questo non significa necessariamente che siamo di fronte a una nuova bolla dot-com, ma certamente suggerisce che il mercato sta attribuendo valutazioni molto aggressive a molte società coinvolte nel tema AI.
Fed più aggressiva e dollaro forte: il contesto sta cambiando
A rendere più fragile il quadro interviene la Federal Reserve.
Dopo la riunione della scorsa settimana gli operatori stanno progressivamente aumentando le probabilità di un nuovo rialzo dei tassi già a settembre.
Il presidente Kevin Warsh continua infatti a mantenere un'impostazione molto più prudente rispetto a quanto speravano gli investitori.
Per mesi il mercato aveva scommesso su una graduale riduzione del costo del denaro. Ora lo scenario sta cambiando.
Un contesto caratterizzato da:
- •
tassi più elevati più a lungo
- •
dollaro forte
- •
liquidità meno abbondante
- •
valutazioni elevate
non è generalmente l'ambiente ideale per i titoli growth e per i settori più speculativi.
Ed è proprio qui che il comportamento dell'euro/dollaro assume un'importanza cruciale.
Euro/dollaro sotto 1,14: un segnale da non sottovalutare
Da diverse settimane stiamo evidenziando come il cambio euro/dollaro stesse costruendo una configurazione tecnica potenzialmente pericolosa.
Il cambio ha infatti completato la rottura della figura di consolidamento che si era sviluppata tra aprile e giugno e oggi è sceso sotto l'area di supporto a 1,14, livello che coincide con i minimi di marzo e con un'importante soglia psicologica.
![]()
Il rafforzamento del dollaro raramente è una buona notizia per gli asset più rischiosi.
Un dollaro forte tende infatti a:
- •
drenare liquidità dal sistema finanziario globale;
- •
aumentare il costo del debito nei mercati emergenti;
- •
ridurre l'appetito per il rischio;
- •
mettere pressione sulle valutazioni delle società growth.
Per questo motivo la discesa dell'euro/dollaro sotto 1,14 potrebbe rappresentare molto più di un semplice movimento valutario.
Potrebbe essere il segnale che il mercato sta iniziando a scontare una Federal Reserve più aggressiva e una minore disponibilità di liquidità globale.
Nasdaq 100: il doppio massimo prende forma
Anche il quadro tecnico del Nasdaq 100 merita attenzione.
Da giorni il mercato tenta senza successo di superare il massimo di inizio giugno in area 30.780 punti.
Il fallimento della rottura ha favorito la costruzione di una configurazione che assomiglia sempre più a un potenziale doppio massimo.
![]()
È importante ricordare che un doppio massimo non viene confermato dalla semplice presenza di due massimi sul grafico.
La figura diventa operativa soltanto con la violazione della cosiddetta neckline, che in questo caso si colloca in area 28.200 punti.
Fino a quel momento si può parlare soltanto di rischio e non di inversione conclamata.
Tuttavia la seduta odierna aumenta significativamente le probabilità che il mercato debba affrontare una fase correttiva più importante.
Se il Nasdaq dovesse perdere quota 28.200, il target teorico della figura si collocherebbe in area 26.000 punti, aprendo la strada a una correzione potenzialmente compresa tra il 10% e il 15%.
Ed è interessante osservare come configurazioni simili inizino a comparire anche su numerosi titoli leader sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Anche Piazza Affari mostra qualche crepa
La situazione non riguarda esclusivamente Wall Street.
Il Ftse Mib e il leveraged ETF 3ITL hanno disegnato nelle ultime sedute una combinazione di candele giapponesi composta da una shooting star e da due hanging man, pattern che spesso compaiono nelle fasi avanzate di un trend rialzista.
Naturalmente nessuna candela è infallibile.
Tuttavia sarebbe un errore ignorare completamente questi segnali soltanto perché negli ultimi mesi ogni correzione è stata rapidamente riassorbita.
Le ragioni di un ribasso spesso diventano chiare soltanto dopo
Oggi nessuno può sapere se la flessione in corso rappresenti semplicemente una presa di profitto o l'inizio di qualcosa di più importante.
La storia dei mercati insegna però una lezione molto chiara.
Quando si verificano le grandi inversioni, le spiegazioni arrivano quasi sempre dopo.
Prima compaiono i segnali tecnici.
Poi iniziano le vendite.
Infine emergono le motivazioni che giustificano ciò che il mercato aveva già iniziato a scontare.
Per il momento il trend di lungo periodo rimane rialzista e nessun supporto decisivo è stato ancora violato.
Ma tra il rafforzamento del dollaro, le aspettative di una Fed più aggressiva, le valutazioni elevate del settore tecnologico e i primi segnali di indebolimento grafico, il livello di attenzione deve inevitabilmente aumentare.
Perché i mercati hanno dimostrato di saper ignorare molte cattive notizie.
La domanda che oggi iniziano a porsi gli investitori è un'altra:
e se questa volta avessero finalmente deciso di presentare il conto?