Ariston, vendite forti sulla guidance 2026. Sogefi reduce da due giorni di cali a doppia cifra
pubblicato:L'azione della societa del settore Hvac scivola verso un importante livello di prezzo. Sogefi ancora debole dopo i dati di venerdì, non ha saputo superare sul grafico un ostacolo importante

La seduta è stata particolarmente difficile per Ariston Holding, che in Borsa è arrivata a perdere fino al 20%, registrando la peggior flessione della sua storia sul mercato. Il titolo ha poi leggermente recuperato nel corso della giornata, ma resta comunque in forte calo intorno a 3,97 euro (-19%).
La reazione negativa del mercato non è stata provocata tanto dai risultati del 2025, che anzi mostrano numeri complessivamente in miglioramento, quanto piuttosto dalle previsioni per il 2026, giudicate troppo prudenti dagli investitori dopo mesi di aspettative elevate sul settore delle tecnologie per il riscaldamento e della transizione energetica.
Nel 2025 il gruppo ha chiuso con ricavi netti pari a 2,7 miliardi di euro, in crescita del 3% su base organica, mentre l’EBIT rettificato si è attestato a 192,8 milioni, con un margine del 7,1%. L’utile netto rettificato è stato pari a 112,9 milioni, mentre il free cash flow ha raggiunto 125 milioni di euro.
Nel quarto trimestre, in particolare, Ariston ha registrato ricavi per 747 milioni di euro, con un EBIT rettificato di 79 milioni e un margine del 10,5%.
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Dal punto di vista operativo la società ha evidenziato una dinamica interessante: la crescita delle tecnologie rinnovabili, in particolare delle pompe di calore in Germania, ha più che compensato la debolezza del mercato europeo delle caldaie a gas. Anche il segmento Services & Parts ha continuato a registrare una crescita costante.
Parallelamente il gruppo ha proseguito con un piano di espansione industriale importante, con investimenti e ampliamenti produttivi in diversi paesi tra cui Serbia, Egitto, Italia e India, oltre a un rafforzamento della presenza internazionale attraverso operazioni strategiche.
Tra queste spiccano l’acquisizione di Riello, il cui completamento è atteso entro la prima metà del 2026, e la joint venture con Lennox per la produzione di scaldacqua destinati al mercato nordamericano. A queste si aggiungono alcune acquisizioni mirate nel settore dei componenti, come Z.R.E. in Italia e DDR Heating negli Stati Uniti.
Dal punto di vista finanziario la posizione resta relativamente solida. L’indebitamento finanziario netto si è ridotto a circa 542 milioni di euro, con un rapporto di leva pari a 1,7 volte l’EBITDA, mentre il consiglio di amministrazione proporrà agli azionisti un dividendo di 0,10 euro per azione, con pagamento previsto a maggio 2026.
Nonostante questi elementi positivi, il mercato ha reagito negativamente soprattutto alla guidance per il 2026. Ariston prevede infatti una crescita organica dei ricavi compresa tra l’1% e il 4%, con un margine EBIT rettificato tra il 7% e l’8%. Si tratta di un’espansione considerata piuttosto moderata rispetto alle aspettative di molti investitori, che scommettevano su un’accelerazione più marcata della domanda legata alla transizione energetica e alla diffusione delle pompe di calore.
Il CEO Maurizio Brusadelli ha comunque sottolineato come il gruppo resti fiducioso sulle prospettive di medio periodo, grazie alla graduale ripresa del mercato europeo del riscaldamento e agli investimenti realizzati negli ultimi anni in innovazione, digitalizzazione e sviluppo dei prodotti.
Ariston, titolo alle prese con un livello chiave
Il forte calo del titolo dimostra però ancora una volta una dinamica tipica dei mercati finanziari: quando le aspettative sono molto elevate, anche risultati solidi possono non essere sufficienti a sostenere le quotazioni. Nel caso di Ariston, più che i numeri del 2025, a pesare è stata la percezione che la crescita futura possa essere meno rapida di quanto il mercato avesse anticipato.
Il violento ribasso che ha colpito Ariston Holding dopo la pubblicazione dei risultati e della guidance ha completamente cambiato il quadro tecnico del titolo. Il crollo fino a circa 3,97 euro (-19%) ha infatti riportato i prezzi su livelli che non si vedevano da diversi mesi e ha cancellato in poche ore buona parte del recupero costruito tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Dal punto di vista grafico, la discesa è stata particolarmente significativa perché ha portato il titolo sotto alcune aree tecniche intermedie, riportando l’attenzione degli operatori su un livello di supporto molto importante: area 3,60 euro.
Il livello chiave: area 3,60 euro
Osservando il grafico, il titolo si muove da diversi mesi all’interno di un canale rialzista costruito dai minimi di inizio 2025, con una serie di rimbalzi che hanno progressivamente riportato i prezzi verso la parte alta della struttura.
Il recente tentativo di allungo verso 5,40–5,50 euro, in prossimità della resistenza dinamica del canale, è però fallito. Da quel livello è partita una fase di correzione che è stata poi amplificata dal sell-off successivo alla pubblicazione della guidance.
Il movimento ribassista ha riportato i prezzi rapidamente verso le aree di ritracciamento di Fibonacci del rialzo sviluppato tra i minimi del 2025 e i massimi di febbraio 2026. In questo contesto, il livello di 3,60 euro assume un’importanza tecnica cruciale, perché coincide con:
la base del canale rialzista di medio periodo una zona di supporto statica già testata in passato un’area vicina ai ritracciamenti più profondi del movimento rialzista precedente.
Cosa può succedere adesso
Se il titolo riuscisse a stabilizzarsi sopra 3,60 euro, la fase attuale potrebbe essere interpretata come una correzione violenta ma ancora compatibile con la struttura laterale-rialzista sviluppata negli ultimi mesi. In questo caso non sarebbe escluso un tentativo di recupero verso le prime resistenze situate tra 4,30 e 4,50 euro, livelli che in precedenza avevano funzionato da area di congestione.
Al contrario, una rottura decisa del supporto a 3,60 euro cambierebbe radicalmente lo scenario tecnico. In quel caso verrebbe infatti compromessa l’intera struttura rialzista costruita nel 2025, con il rischio di un ritorno verso i minimi dell’anno scorso in area 3,10–3,20 euro.
Il mercato cerca un nuovo equilibrio
Il forte ribasso degli ultimi giorni riflette soprattutto un rapido ridimensionamento delle aspettative degli investitori sul titolo dopo una guidance considerata troppo prudente. Dopo movimenti così violenti, è abbastanza normale che il mercato entri in una fase di assestamento e ricerca di nuovi livelli di equilibrio.
Per questo motivo, nelle prossime sedute l’attenzione degli operatori sarà concentrata soprattutto sulla tenuta del supporto di area 3,60 euro, che rappresenta il vero spartiacque tra una semplice correzione e l’inizio di una nuova fase ribassista di medio periodo.
Sogefi, segnali deboli dagli analisti dopo i dati di venerdì
Prosegue il crollo di Sogefi che dopo aver ceduto lunedì il 24% ha fatto registrare ieri un altro -12%, che nell'arco di due sole sedute ha ricondotto le quotazioni in area 2,05, sui livelli di aprile/maggio dello scorso anno.
Ieri Intesa Sanpaolo ha confermato il giudizio "Neutral" sul titolo, riducendo però il target price da 3,20 a 2,90 euro.
Equita ha invece ribadito la raccomandazione "Hold" abbassando il prezzo obiettivo a 2,90 euro, dopo averlo tagliato lunedì dell'8% a 2,95.
Venerdì dopo la chiusura del mercato il gruppo attivo nella componentistica automotive ha comunicato i risultati 2025, che hanno mostrato Ricavi in calo del 3,7% (-5,15 in Europa, -8,8% in Sud America) a 985 milioni di euro, evidenziando un peggioramento nel quarto trimestre (-6,2%). L'EBIT Adjusted è stato di 59,1 milioni euro (+7% rispetto ai 55,3 milioni nel 2024), mentre l'Utile Netto delle attività in continuità è sceso a 13,8 milioni da 18,0 nel 2024 "a causa dei maggiori oneri non ricorrenti".
Per il 2026 il management prevede un calo dei ricavi low/mid-single digit, ovvero tra -0 e -5 per cento.
Da segnalare inoltre che il CdA del gruppo proporrà all'Assemblea degli Azionisti di non distribuire dividendi per quest'anno.
Sogefi, il grafico indica una resistenza poderosa
Dall'osservazione del grafico emerge come area 3,60 abbia rappresentato ancora una volta un ostacolo insormontabile per il titolo, come avvenuto in altre occasioni nel passato, capace di respingerne l'assalto provato nei mesi scorsi e di affondarne le quotazioni in maniera pesante.
Cosa può accadere ora? I prezzi hanno ritracciato metà del rialzo partito dai bottom del 2022 a 0,4661 euro, portandosi a ridosso di quota 2,00.
Il sentiment di beve periodo è sicuramente mutato, tanto da far prevalere in maniera netta la corrente ribassista, ma al titolo si presenta ancora una occasione per cercare di salvare il salvabile, ovvero mantenersi al di sopra di quota 2,00 per non violare supporti strategici e psicologici di lungo periodo.
Probabile in tal caso la realizzazione di un rimbalzo che potrebbe risultare anche corposo, riavvicinando i prezzi a 2,45 circa, mentre sarebbe solo il successivo superamento di quota 2,60 a gettare le basi per un recupero più duraturo.
Sotto 2,00 euro invece rischio concreto di un ulteriore segmento negativo verso il target a 1,65, obiettivo successivo a 1,4455, base dell'ampio gap up del febbraio 2024.
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