Asia-Pacific contrastata. Il Nikkei 225 perde solo lo 0,05%
pubblicato:Dopo una seduta in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,35% martedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata.
Riflettori sui dati macroeconomici in arrivo da Pechino, che evidenziano un'ulteriore accelerazione nell'export. In settembre le esportazioni dalla Cina, calcolate in dollari, sono infatti cresciute del 36,3% annuo, contro il 25,0% di agosto (e il 23,9% di luglio) e sopra al 25,5% del consensus. Si tratta oltre tutto dell'espansione più netta dal rimbalzo del 60,6% del febbraio 2021.
Il clima alla fine positivo per la regione si concretizza in un rialzo dello 0,30% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in lieve arretramento a fronte di uno yen parimenti poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde solo lo 0,05% (fa peggio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi invece dello 0,34%).
Sul fronte macroeconomico, in settembre la massa monetaria M2 è cresciuta in Giappone del 2,0% annuo come in agosto (2,1% in luglio), attestandosi a 1.295.600 miliardi di yen (pari a 7.306 miliardi di euro al cambio attuale). Il dato si confronta con il 2,1% del consensus. La massa monetaria M3 è invece salita del 2,4% annuo contro l'1,3% precedente (1,6% in luglio).
In settembre l'indice dei prezzi al consumo è salito in Cina dello 0,9% annuo, contro lo 0,8% di agosto e l'1,0% del consensus. I prezzi alla produzione sono invece cresciuti del 5,0% annuo, in quella che è l'espansione più netta dal 6,1% del giugno 2022.
Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,90% e l'1,30% rispettivamente, contro un calo di circa l'1,60% per lo Shenzhen Composite.
Contrastata Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in crescita di meno dello 0,10% (segno opposto per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che si muove poco sotto la parità). A Seoul è di circa lo 0,40% il ribasso del Kospi, mentre a Sydney è stata dello 0,64% la perdita dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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