Asia-Pacific è in positivo e il Nikkei 225 guadagna l'1,XX%
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,72% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza si consolida in positivo nonostante un andamento più contrastato. In assenza di novità di rilievo sul fronte del conflitto in Medio Oriente (nel weekend Donald Trump, tra le decine di post pubblicati su Truth Social sugli argomenti più disparati, si è limitato a sottolineare di non avere fretta di raggiungere un accordo con l'Iran), a rubare la scena è l'ennesimo rally di oltre il 4% registrato dal Kospi di Seoul, dopo dati sulla bilancia commerciale che hanno evidenziato per maggio un rimbalzo delle esportazioni dalla Corea del Sud del 53,2% annuo. La crescita, trainata dalla domanda di chip legata al boom dell'intelligenza artificiale (Samsung Electronics è in progresso di oltre il 10% sul listino), è la più netta dal gennaio 1984. E il clima rialzista per la regione si concretizza in un'espansione di circa l'1,90% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in crescita di circa lo 0,10% a fronte di un declino di pari entità per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna l'1,XX% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,XX%). Sul fronte macroeconomico, nel primo trimestre 2026 le spese in conto capitale delle aziende del Giappone sono rimaste invariate su base annua, contro la precedente crescita del 6,5% e il progresso del 4,1% del consensus. Su base sequenziale rettificata stagionalmente le spese sono invece calate del 2,0% contro il rialzo del 3,5% del quarto trimestre. Declino per l'attività manifatturiera del Sol Levante, che si conferma comunque per il quinto mese consecutivo sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. In maggio l'indice Pmi Jibun Bank stilato da S&P Global in collaborazione con Jibun Bank, è infatti calato su 54,5 punti dai 55,1 punti di aprile, quando si era attestato sui massimi dal gennaio 2022. Il dato è in linea con la lettura preliminare.
In maggio l'indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina è calato ulteriormente su 50,0 punti dai 50,3 punti di aprile (50,4 punti in marzo), in linea con il consensus di Reuters. L'indice si ferma dunque sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione, dopo due mesi al di sopra. L'indice elaborato da S&P Global in collaborazione con RatingDog è invece sceso su 51,8 punti dai 52,2 punti di aprile (50,8 punti in marzo), quando si era attestato sui massimi dalla fine del 2020. Il dato è superiore ai 51,6 punti previsti dagli economisti. Contrastate le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,20% e lo 0,80% rispettivamente, contro un calo intorno allo 0,50% per lo Shenzhen Composite. Bene invece Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in rialzo di circa lo 0,80% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un progresso superiore all'1%). A Sydney si è limitato allo 0,03% il declino dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione.
RR - www.ftaonline.com