Nasdaq ai massimi: siamo davvero davanti a qualcosa di eccezionale?
pubblicato:Osservato in scala lineare il Nasdaq sembra vivere una fase senza precedenti. Ma passando alla scala semilogaritmica emerge una realtà diversa

Nasdaq: il grafico semilogaritmico ci dice che forse non stiamo vivendo nulla di eccezionale
La scala del grafico può cambiare completamente la nostra percezione del mercato
Quando si osserva il Nasdaq su un grafico di lungo periodo in scala lineare, la sensazione è quella di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario. L'ultima parte della curva appare quasi verticale e sembra suggerire che il mercato stia vivendo una fase di euforia senza precedenti.
In realtà, questa impressione è in larga parte un effetto ottico.
La scala lineare misura infatti le variazioni in termini assoluti. Quando un indice passa da poche centinaia di punti a oltre 30.000 punti, i movimenti più recenti finiscono inevitabilmente per dominare il grafico, mentre tutto ciò che è accaduto nei decenni precedenti viene schiacciato nella parte inferiore della figura.
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Per questo motivo gli analisti di lungo periodo preferiscono spesso utilizzare la scala semilogaritmica, che misura le variazioni in termini percentuali. In questo modo un rialzo del 100% viene rappresentato sempre con la stessa distanza grafica, indipendentemente dal livello di partenza dell'indice.
Ed è proprio qui che emerge un insegnamento molto interessante.
La salita degli ultimi anni non è unica nella storia del Nasdaq
Passando alla rappresentazione semilogaritmica, il Nasdaq assume un aspetto completamente diverso.
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La poderosa accelerazione degli ultimi anni continua a essere evidente, ma smette di apparire come un fenomeno irripetibile.
Anzi, si scopre che il mercato americano ha già vissuto diverse fasi caratterizzate da pendenze molto simili.
Negli anni Novanta, durante la rivoluzione di Internet, il Nasdaq registrò una crescita percentuale impressionante.
Tra il 1995 e il 2000 l'indice moltiplicò più volte il proprio valore, alimentato dall'entusiasmo per le nuove tecnologie e dalla convinzione che il web avrebbe cambiato il mondo.
Oggi sappiamo che quella convinzione era corretta. Ciò che era sbagliato erano molte delle valutazioni attribuite alle aziende dell'epoca.
Osservando il grafico semilogaritmico, però, la velocità di crescita di quel periodo non appare molto diversa da quella che stiamo vedendo oggi.
Lo stesso vale per il ciclo rialzista iniziato dopo la crisi finanziaria del 2008. Dal minimo del marzo 2009 il Nasdaq ha costruito un trend di crescita quasi ininterrotto, sostenuto da cloud computing, smartphone, social network, e-commerce, digitalizzazione dell'economia e, più recentemente, intelligenza artificiale.
L'intelligenza artificiale sta accelerando il trend, ma non lo ha creato
È indubbio che la parte finale della curva rifletta l'enorme entusiasmo per l'intelligenza artificiale.
L'AI sta attirando investimenti giganteschi in data center, chip, software, cloud computing e infrastrutture energetiche.
Nvidia, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e altre società stanno investendo centinaia di miliardi di dollari per conquistare una posizione dominante in questo nuovo ecosistema.
Tuttavia sarebbe un errore attribuire tutto il rialzo degli ultimi anni esclusivamente all'intelligenza artificiale.
La verità è che il Nasdaq segue da oltre quindici anni una traiettoria di crescita strutturale alimentata dalla crescente digitalizzazione dell'economia globale.
L'AI rappresenta probabilmente il nuovo motore di questo processo, non necessariamente l'inizio di una fase completamente nuova.
Il vero rischio è la concentrazione del mercato
Se c'è un elemento che merita attenzione non è tanto la velocità del rialzo quanto la sua concentrazione.
Una quota molto rilevante della performance dell'indice è oggi attribuibile a un numero relativamente ristretto di società a grandissima capitalizzazione.
È un fenomeno che ricorda, almeno in parte, alcune fasi storiche del passato.
Quando pochi titoli guidano l'intero mercato, il sistema diventa inevitabilmente più vulnerabile.
Se uno o più leader dovessero deludere le aspettative sugli utili o sulla crescita futura, l'impatto sull'indice potrebbe essere significativo.
Questo non significa che siamo necessariamente di fronte a una bolla, ma suggerisce che il margine di errore si sta progressivamente riducendo.
La differenza fondamentale rispetto al 2000
Il paragone con la bolla Internet viene evocato continuamente.
Eppure esiste una differenza enorme tra il Nasdaq del 2000 e quello attuale.
Nel 2000 molte aziende venivano valutate sulla base di semplici progetti o idee di business che spesso non producevano né ricavi né utili.
Oggi i protagonisti del mercato sono aziende che generano miliardi di dollari di utili, dispongono di enormi flussi di cassa, vantano bilanci solidissimi e occupano posizioni dominanti nei rispettivi settori.
Nvidia, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Apple non sono startup speculative: sono tra le imprese più redditizie della storia economica moderna.
Questo non elimina il rischio di correzioni anche profonde, ma rende il contesto molto diverso rispetto a quello della fine degli anni Novanta.
La vera domanda che gli investitori dovrebbero porsi
La lezione più importante che emerge dal grafico semilogaritmico è che i massimi storici, da soli, non rappresentano una prova dell'esistenza di una bolla.
I mercati azionari tendono naturalmente a crescere in modo esponenziale quando vengono sostenuti da innovazione tecnologica, aumento della produttività e crescita degli utili aziendali.
La domanda corretta quindi non è se il Nasdaq stia salendo troppo.
La vera domanda è un'altra: la rivoluzione dell'intelligenza artificiale sarà in grado di generare nei prossimi dieci anni una crescita della produttività e degli utili sufficiente a giustificare gli enormi investimenti che stiamo osservando oggi?
Perché il mercato sta già scontando una risposta positiva.
Ed è proprio questa convinzione che sta alimentando uno dei più grandi cicli di investimento tecnologico degli ultimi quarant'anni.
Se queste aspettative verranno confermate, l'attuale rialzo potrebbe essere ricordato come una semplice tappa di un trend molto più ampio.
Se invece le promesse dell'AI dovessero rivelarsi eccessive, il mercato potrebbe trovarsi costretto a ridimensionare rapidamente valutazioni che oggi sembrano destinate a crescere all'infinito.
In definitiva, il grafico semilogaritmico ci ricorda una lezione fondamentale: i grandi trend spesso sembrano eccezionali mentre li stiamo vivendo, ma quando vengono osservati con il giusto metro di misura diventano parte di una storia molto più lunga.
Ed è proprio questa prospettiva di lungo periodo che spesso permette agli investitori di distinguere tra rumore di mercato e veri cambiamenti strutturali.