Asia-Pacific in declino. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,35%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una chiusura d'ottava in declino per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dell'1,05% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza in negativo è stata confermata dopo che nel weekend è partito l'attacco contro l'Iran, ufficialmente con Israele a lanciare i primi missili su Teheran. A stretto giro è arrivata anche la partecipazione diretta degli Usa, che nelle ultime settimane avevano dispiegato una vasta schiera di aerei da combattimento e navi da guerra nella regione. L'attacco ha portato anche all'uccisione del leader della Repubblica islamica Ali Hosseini Khamenei. L'Iran ha risposto colpendo gran parte dei Paesi vicini, dagli Emirati Arabi Uniti, al Qatar, al Bahrain, spingendosi nel Mediterraneo con missili che domenica sono stati intercettati prima che arrivassero a Cipro. Primo effetto è stata l'impennata del petrolio anche per la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita cira il 20% della produzione globale. Il Wti ha toccato un rally superiore all'8% contro un rimbalzo di oltre il 9% per il Brent. E il clima ribassista per la regione si concretizza nel calo dell'1,80% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in rialzo di un netto 0,50% a fronte di un indebolimento di pari entità per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,35% (fa poco meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi di un deciso 1,02%). Sul fronte macroeconomico, ulteriore recupero per l'attività manifatturiera del Giappone, che si conferma per il secondo mese sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. In febbraio l'indice Pmi Jibun Bank stilato da S&P Global è infatti cresciuto su 53,0 punti dai 51,5 punti di gennaio (50,0 punti in dicembre). Il dato è stato rivisto al rialzo dai 52,8 punti della lettura preliminare diffusa il mese scorso.

In gennaio gli investimenti diretti esteri in Cina sono calati del 5,7% annuo, attestandosi a 92,01 miliardi di yuan (pari a 11,42 miliardi di euro). Si tratta di un miglioramento comunque rispetto al crollo del 9,5% registrato nell'intero 2025. Contrastate le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shenzhen Composite guadagnano lo 0,47% e lo 0,38% rispettivamente, contro un ribasso dello 0,68% per lo Shanghai Shenzhen Csi 300. Molto male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in calo di oltre il 2% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione di circa l'1,90%). Seoul è rimasta ferma per la celebrazione del Samiljeol (il Movimento del 1° marzo 1919 che diede di fatto l'avvio dell'indipendenza della Corea dal Giappone), mentre a Sydney si è limitata allo 0,02% l'espansione dell'S&P/ASX 200 in chiusura.

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