Asia-Pacific in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde il 2,38%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un'altra seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, apprezzatosi dell'1,16% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza vira bruscamente in negativo in scia all'ennesimo cambio di passo Usa. Donald Trump ha confermato sue precedenti dichiarazioni relative alla prossima fine della guerra in Iran, minacciando tuttavia nuovi duri attacchi contro Teheran entro un paio di settimane. Comunicazione che non dà tregua ai mercati, come evidenziato dall'ennesimo rally del petrolio. Trump ha per altro scaricato la responsabilità della volatilità dei corsi del greggio sugli attacchi iraniani contro le petroliere. E il clima ribassista per la regione si concretizza in un calo intorno al 2,80% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in crescita di oltre lo 0,30% a fronte di un declino di pari entità per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde il 2,38% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dell'1,61%). Sul fronte macroeconomico, in marzo la base monetaria del Sol Levante è crollata dell'11,6% annuo, in ulteriore peggioramento rispetto al calo del 10,6% di febbraio (e al 9,5% di gennaio) e contro la flessione del 10,8% del consensus. Si tratta della diciannovesima contrazione consecutiva, striscia iniziata dopo che nel marzo 2024 la BoJ aveva messo fine a uno stimolo decennale caratterizzato da ingenti acquisti di asset finanziari, tassi negativi e controllo dei rendimenti obbligazionari.

Tutte in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa lo 0,70% e l'1% rispettivamente, contro un ribasso intorno all'1,50% per lo Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in calo di circa l'1,20% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un declino superiore all'1%). A Sydney è stata dell'1,06% la flessione dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul è superiore al 5% il crollo del Kospi. In marzo il tasso d'inflazione è cresciuto in Corea del Sud sul 2,2% annuo dal 2,0% di gennaio e febbraio (2,3% in dicembre), sotto tuttavia al 2,4% del consensus di Reuters. Il dato ritorna dunque sopra al 2,0% del target della Bank of Korea.

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