Banche centrali sotto pressione: guerra in Iran e petrolio rimettono in discussione la rotta dei tassi
pubblicato:Fed divisa tra inflazione energetica e lavoro in rallentamento. Anche la BCE frena: lo shock petrolifero complica l'outlook e rafforza lo scenario di tassi più alti più a lungo.
Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente sta rimettendo in discussione le previsioni e le strategie delle principali banche centrali.
L'impennata del petrolio – salito ben oltre i 90 dollari al barile – e il contestuale indebolimento del mercato del lavoro statunitense stanno creando un contesto complesso, che riporta al centro il rischio di stagflazione: crescita in rallentamento e inflazione più persistente.
Negli Stati Uniti la Federal Reserve si trova davanti a una scelta scomoda. Da un lato l'aumento dei prezzi dell'energia e della benzina (salita in pochi giorni da circa 3 a 3,32 dollari al gallone) rischia di riaccendere l'inflazione, già sopra il target al 2,9%.
Dall'altro, i segnali dal mercato del lavoro sono in deterioramento: a febbraio le nonfarm payrolls sono calate di circa 92.000 unità, con disoccupazione salita al 4,4%, mentre la dinamica occupazionale del 2025 resta tra le più deboli degli ultimi anni.
Il consenso operativo appare chiaro: nessuna fretta di agire. La riunione del FOMC di marzo dovrebbe confermare i tassi nell'intervallo 3,50% -3,75%, mentre il mercato continua a prezzare una prima riduzione a giugno, con probabilità in aumento dopo i dati sul lavoro.
Il quadro complessivo suggerisce che le banche centrali entreranno in una fase di attesa prolungata e flessibile, con tre driver chiave. Per conoscerli e leggere l'analisi dell'indice MSCI World leggi questo articolo https://www.ftaonline.com/banche-centrali-tassi-iran-inflazione.html
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