Argentina contro Stati Uniti: quando il rischio rende meno della sicurezza

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Alcune obbligazioni argentine in dollari arrivano a offrire rendimenti inferiori ai Treasury USA

Argentina contro Stati Uniti: quando il rischio rende meno della sicurezza
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Quando i bond argentini rendono meno dei Treasury USA: paradosso o segnale dei tempi?

Il mondo finanziario sta cambiando rapidamente e ogni tanto produce situazioni che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impossibili.

Una di queste è il caso evidenziato recentemente dalla stampa finanziaria: alcune emissioni obbligazionarie argentine in dollari arrivano a offrire rendimenti inferiori a quelli dei Treasury americani di pari durata.

A prima vista sembra un'assurdità.

L'Argentina è il Paese che negli ultimi decenni ha accumulato default, ristrutturazioni del debito, crisi valutarie e inflazione fuori controllo. Gli Stati Uniti restano invece il principale emittente di titoli considerati "risk free" a livello globale.

Eppure il mercato ci sta dicendo qualcosa di interessante.

I rendimenti non misurano solo il rischio, ma anche domanda e offerta

In teoria il rendimento di un'obbligazione rappresenta il premio richiesto dagli investitori per assumersi un determinato rischio.

Più elevato è il rischio percepito, maggiore dovrebbe essere il rendimento richiesto.

Per questo motivo un Treasury USA a 2 anni rende oggi circa il 4%, mentre un bond brasiliano in valuta locale supera il 13% e un'obbligazione argentina dovrebbe normalmente offrire un premio ancora più elevato.

Tuttavia il mercato non è governato soltanto dal rischio.

Contano anche la liquidità disponibile, i vincoli normativi, la scarsità di determinati strumenti e le aspettative degli investitori.

L'Argentina sta beneficiando del "fattore Milei"

L'elezione di Javier Milei ha modificato profondamente la percezione del rischio argentino.

Riduzione del deficit, tagli alla spesa pubblica, rallentamento dell'inflazione e ritorno dell'avanzo fiscale hanno alimentato la convinzione che il Paese stia attraversando una fase di trasformazione strutturale.

Il mercato obbligazionario sta quindi iniziando a scontare uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava improbabile: una progressiva normalizzazione dell'economia argentina.

Non significa che il rischio sia scomparso.

Significa che gli investitori ritengono oggi meno probabile uno scenario di crisi rispetto a quanto accadeva solo uno o due anni fa.

Il Brasile resta il promemoria di cosa significa il rischio valutario

Il confronto con il Brasile aiuta a capire meglio la questione.

I titoli di Stato brasiliani a 2 anni in valuta locale rendono oltre il 13%, ma gran parte di questo rendimento compensa il rischio legato all'inflazione e soprattutto alla valuta.

Chi investe in real brasiliani può ottenere una cedola elevata, ma il risultato finale dipenderà dall'andamento del cambio.

Per questo motivo le obbligazioni brasiliane emesse in dollari rendono molto meno, generalmente tra il 5% e il 7%, livelli più vicini a quelli osservati nei mercati internazionali.

Il vero messaggio del mercato

Più che un'anomalia tecnica, questi fenomeni raccontano un cambiamento più profondo.

Per anni gli investitori hanno ragionato con una distinzione netta tra Paesi sviluppati e Paesi emergenti.

Oggi questa divisione è meno evidente.

Gli Stati Uniti continuano a essere il punto di riferimento della finanza mondiale, ma presentano anche un debito pubblico superiore ai 36.000 miliardi di dollari e deficit fiscali molto elevati.

Al contrario alcuni Paesi emergenti stanno migliorando i propri conti pubblici e rafforzando la credibilità delle proprie politiche economiche.

La lezione per gli investitori

Quando vediamo un bond argentino rendere meno di un Treasury USA la domanda non dovrebbe essere: "Come è possibile?"

La domanda corretta è: il mercato sta davvero sbagliando la valutazione del rischio oppure sta anticipando un cambiamento che la maggior parte degli investitori non ha ancora pienamente compreso?

La storia insegna che spesso i mercati iniziano a prezzare i cambiamenti molto prima che diventino evidenti all'economia reale.

Ed è proprio per questo che i paradossi finanziari meritano sempre attenzione: a volte non sono errori del mercato, ma anticipazioni del futuro.