Borsa Italiana: Eni e Fincantieri sotto i riflettori
pubblicato:Eni punta ai 25 euro tra buyback record e news dal Venezuela, mentre Fincantieri ripiega dopo il taglio del target price di Exane

Seduta al rialzo martedì per Eni: il titolo ha guadagnato l'1,78% a 23,415 euro. I prezzi hanno oscillato tra 23,21 e 23,765.
Il quadro fondamentale di Eni continua a rafforzarsi e il mercato, almeno per ora, sembra leggere le notizie in modo costruttivo nonostante risultati trimestrali solo leggermente sotto le attese.
Da una parte c’è il report di Mediobanca, che conferma rating outperform e target price a 28 euro, un segnale importante perché arriva dopo i conti del primo trimestre, quindi a numeri già digeriti dal mercato.
Gli analisti hanno leggermente rivisto al ribasso le stime sull’EPS 2026 per riflettere un trimestre meno brillante, ma il punto chiave è un altro: hanno alzato la previsione sul buyback da 2,1 a 2,8 miliardi di euro, allineandosi alla nuova guidance del management.
In pratica, anche con uno scenario di Brent già prudente a 83 dollari al barile, la remunerazione per gli azionisti resta molto robusta.
Ed è proprio questo uno degli elementi che continua a sostenere il titolo: Eni oggi non è più percepita soltanto come una scommessa sul petrolio, ma come una società capace di generare cassa, mantenere dividendi elevati e usare buyback aggressivi per sostenere l’utile per azione.
Sul fronte industriale, inoltre, la notizia arrivata dal Venezuela aggiunge un altro tassello interessante. Eni ha firmato un accordo con il ministero del petrolio venezuelano e con PDVSA per rilanciare il progetto di greggio pesante nell’Orinoco Belt, uno dei bacini più ricchi al mondo per riserve di heavy oil.
L’accordo riguarda il progetto Junin 5, dove Eni è già presente, e si inserisce in una più ampia riapertura del settore energetico venezuelano dopo l’allentamento delle sanzioni USA. Attenzione però: questa notizia è strategicamente interessante nel medio periodo, ma nel breve non cambia radicalmente i numeri del gruppo.
Gli investimenti devono ancora essere definiti entro fine anno e resta il rischio geopolitico e regolatorio legato al Venezuela. Più rilevante nel breve è invece il fatto che Eni stia contemporaneamente cercando di aumentare anche la produzione di gas nel progetto Cardon IV con Repsol, altro asset che potrebbe diventare molto redditizio.
Finché il petrolio resterà sostenuto e la macchina di generazione di cassa continuerà a funzionare, il trend di medio periodo su Eni sarà difficilmente compromesso.
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Eni, prezzi in rimonta dopo la recente correzione
Dal punto di vista grafico Eni sta vivendo un passaggio molto interessante, perché il titolo si trova esattamente su uno spartiacque tecnico che potrebbe determinare i prossimi movimenti di breve e medio periodo. Dopo il massimo di inizio aprile in area 25 euro, i prezzi hanno avviato una fase correttiva piuttosto ordinata, trovando però un supporto molto solido in area 21,50, livello coincidente con la base dell’ultimo movimento rialzista e vicino alla media mobile esponenziale a 50 giorni, che continua a salire e conferma come il trend di fondo resti ancora costruttivo.
Nelle ultime sedute il titolo ha recuperato terreno e martedì ha provato ad attaccare la prima vera resistenza significativa in area 23,65-23,70, livello che coincide con il 61,8% di ritracciamento della discesa partita dai massimi di aprile.
Non è un dettaglio banale: spesso questo livello rappresenta il punto in cui un semplice rimbalzo tecnico si trasforma in una ripresa più strutturata.
Se Eni riuscirà a lasciarsi alle spalle 23,70 euro con conferme in chiusura di seduta, aumenterebbero sensibilmente le probabilità di un ritorno verso i massimi di aprile in area 25 euro.
Sopra quei livelli il quadro tecnico migliorerebbe ulteriormente e il mercato potrebbe iniziare a guardare verso area 28 euro, livello che peraltro coincide anche con il target indicato da Mediobanca.
Al contrario, se il breakout dovesse fallire e i prezzi tornassero sotto 22,70 euro, il rischio sarebbe quello di assistere a una nuova fase di debolezza con primo obiettivo in area 21,90-22 euro, dove passa la media mobile a 50 giorni.
Una violazione anche di quel supporto aprirebbe spazio verso 21 euro, soglia che rappresenta il vero spartiacque di medio periodo. In sintesi, il quadro fondamentale resta sostenuto da petrolio forte, buyback più generoso e nuove opportunità industriali in Venezuela, mentre il grafico dice che ora serve l’ultimo passo: senza rottura di 23,70 resta solo un rimbalzo, sopra quel livello il mercato potrebbe tornare rapidamente a mettere nel mirino i massimi annuali.
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Fincantieri, sforbiciata di Exane sul prezzo obiettivo
Ribasso attorno ai 3 punti percentuali nella seduta di ieri per Fincantieri dopo che Exane BNP Paribas ha confermato il giudizio "Neutral" sul titolo e tagliato il prezzo obiettivo da 20,00 a 13,50 euro.
Gli analisti hanno ridotto le stime di utile per azione 2026 e 2027 del 3 e 8 per cento rispettivamente a causa delle incertezze sulla crescita delle spese militari italiane.
Ad inizio mese Jefferies aveva invece migliorato la raccomandazione da Hold a Buy ed alzato il prezzo obiettivo da 18,10 a 19,00 euro.
L'incertezza sulle trattative di pace tra USA-Iran per prolungare il cessate il fuoco in scadenza sta però penalizzando l'andamento del titolo sceso ieri sui minimi da inizio anno.
Da segnalare che nelle ultime settimane il gruppo cantieristico ieri ha annunciato che costruirà Spectre, una nuova classe di unità di superficie senza equipaggio (USV) multiruolo ad alta velocità, sviluppata da Saildrone, tramite la controllata statunitense Fincantieri Marine Group ed ha inoltre siglato un accordo con Princess Cruises per la costruzione di tre nuove navi da crociera della classe Voyager, alimentate a gas naturale liquefatto (LNG).
Il controvalore di questo contratto è superiore ai due miliardi di euro.
Fincantieri, violato il supporto di quota 12,15 euro
Graficamente il calo di ieri ha portato le azioni di Fincantieri alla violazione del supporto a 12,15 euro, minimo di marzo, avvicinando i prezzi ad un altro sostegno rilevante, ovvero quello posizionato sui bottom di maggio 2025 a quota 11,20.
Si tratta di un riferimento strategico nello scacchiere di medio lungo periodo del titolo, la cui violazione darebbe continuità al trend negativo degli ultimi mesi gettando le basi per un ribasso che potrebbe spingersi inizialmente verso area 8,50/9,00 euro ma che a lungo andare rischierebbe di percorrere a ritroso tutto il rialzo visto dai bottom del 2022 a 3,50 euro circa.
Una reazione da tale riferimento è dunque auspicabile e dovrà comunque spingersi piuttosto in alto per riuscire ad impensierire l'impostazione ribassista di fondo. Primi segnali di ripresa oltre 13,00 euro ma il titolo dovrà poi spingersi fin sopra quota 14,30 per poter ambire ad un rimbalzo che permetta quanto meno la copertura del gap down di febbraio a quota 16,16.